Non è stato certo un giorno come gli altri, questo lunedì, in Albania: davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta per la rimozione del presidente della Repubblica, a sedere è lo stesso capo dello Stato. Un passaggio politicamente drammatico, che apre non poche preoccupazioni per la stabilità del paese.

Lo scontro istituzionale in atto in Albania

Quello di questo lunedì non è stato che l’ultimo episodio di una querelle iniziata nello scorso mese di giugno, quando il presidente della Repubblica, Ilir Meta, emana un decreto di annullamento delle elezioni amministrative previste il 30 di quel mese. Da allora nasce un grave scontro istituzionale, con il premier Edi Rama che parla di decisione incostituzionale da parte del capo dello Stato e riesce a far approdare la questione in parlamento dove, di fatto, si avvia una fase di impeachement. Dal canto suo, è il presidente Meta a parlare di decisione non conforme alla costituzione da parte del premier Rama: “Solo la corte costituzionale può contestare il decreto del presidente – dichiara Meta in un’intervista rilasciata a IlGiornale.it a fine agosto – peccato che la sua attività sia sospesa per volontà di Rama”.

In ogni caso, quelle elezioni si sono svolte senza però la partecipazione dei partiti di opposizione e con un’affluenza ferma al 23% degli elettori. Secondo Meta, è un sistema di votazione che rischia di rallentare l’integrazione nell’Ue dell’Albania. Per Rama invece, la sospensione del voto è il segno della mancata imparzialità del presidente. Da qui la commissione di inchiesta con, come detto ad inizio articolo, la deposizione di questo lunedì del capo dello Stato. Secondo diversi giornalisti albanesi, si va verso una vera e propria rimozione di Meta a due anni dal suo insediamento. Ma questo rischia di creare disordini in piazza, gli stessi che vi erano nel mese di giugno e che hanno motivato la scelta del capo dello Stato di rinviare il voto ad ottobre.

Un momento delicato

Il tutto mentre a Tirana inizia il conto alla rovescia per l’avvio dei negoziati con Bruxelles: il prossimo 18 ottobre inizierà ufficialmente la procedura, con Albania e Macedonia del Nord che passeranno sotto la lente di ingrandimento comunitaria. Per questo il presidente Meta a giugno fissa le elezioni il 13 ottobre, un modo secondo il capo dello Stato per organizzare libere consultazioni in linea con gli standard europei.

Di certo lo scontro istituzionale rischia e non poco di paralizzare il cammino albanese verso l’Ue: Tirana deve rispettare determinate caratteristiche importanti, senza le quali rischia di dire addio al processo di integrazione. Lo scontro istituzionale, al pari delle proteste violente di piazza di giugno e delle inchieste relative alla corruzione che vedono il coinvolgimento di uomini di mafia legati al partito di governo, non rappresentano certamente un buon biglietto da visita. E gli scenari, in questa parte dei Balcani, potrebbero quindi subire repentini mutamenti.