In quello spazio liminale tra Oriente e Occidente che da secoli è l’Albania, si dipana un nuovo capitolo del “risiko immobiliare” che fa capo a Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti e, secondo le indiscrezioni, “eminenza grigia” che si cela dietro a molte delle decisioni del tycoon.
Il progetto di sviluppo turistico avviato nel Paese balcanico dal consorte di Ivanka Trump ha innescato accese proteste da parte di migliaia di persone che da giorni scendono in piazza, scandendo a chiare lettere lo slogan «Albania is not for sale», per protestare contro le mire affaristiche di una ristretta oligarchia economico-finanziaria e contro l’atteggiamento connivente del premier Edi Rama.
Oltre alle manifestazioni, il caso ha anche un risvolto giudiziario: Zvërnec — una delle aree in cui dovrebbe sorgere il resort di lusso — è già sotto inchiesta da parte della SPAK, la Procura speciale anti-corruzione che sta indagando sull’origine della proprietà e sui fondi utilizzati per l’acquisto del terreno. Un’attività investigativa necessaria date le opacità che sembrano emergere dalla vicenda. Come rivelato dal Balkan Investigative Reporting Network, infatti, per quanto Kushner sia la figura di spicco del progetto di sviluppo immobiliare di lusso, alle sue spalle si cela una rete di torbide figure invischiate in numerose controversie, alcune con ramificazioni nel nostro Paese.
“L’isola dei Trump”, la laguna incontaminata e la rivolta dei fenicotteri
La chiamano “la rivoluzione dei fenicotteri”, dal nome del volatile presente tra le centinaia di specie animali che abitano l’area protetta Vjosë-Nartë, dove sorge Zvërnec. Sono migliaia i manifestanti che chiedono, tra le altre cose, le dimissioni di Rama e l’abolizione del quadro giuridico relativo ai cosiddetti “investimenti strategici”. L’intraprendente premier albanese, un artista prestato alla politica che coltiva rapporti con lo stesso Donald Trump, Benjamin Netanyahu e Tony Blair e passa con disinvoltura dagli accordi con Giorgia Meloni in materia di gestione dei flussi migratori agli affari con attori internazionali, cerca da tempo di accreditare la propria figura presso i potenti del mondo. Con questo obiettivo, sta cercando di promuovere il turismo d’élite nel suo Paese, attribuendo a molti progetti lo status di “investimento strategico”, etichetta spesso arbitrariamente conferita a iniziative che vengono imposte alle comunità locali aggirando le procedure. E strategici sono stati definiti, appunto, i piani di Kushner per l’isola di Sazan — un paradiso naturale di macchia mediterranea, abbracciato da un mare turchese e abissale, che i locali chiamano da qualche tempo Ishulli i Trumpëve, l’Isola dei Trump — e per Zvërnec, uno dei tratti più incontaminati della costa adriatica albanese, con spiagge sabbiose, scogliere frastagliate a picco sul mare, la laguna di Limopuo, l’isola del monastero e rare dune di sabbia che fungono da luogo di nidificazione per le tartarughe marine.
Un affare da più di 1,4 miliardi
«Ma prima che Sazan diventi un simbolo del privilegio, una mecca del turismo di lusso sfrenato, voglio esplorare l’isola, assaporare appieno questo privilegio. Voglio raccontare il capolavoro sconosciuto creato dalla natura e dalla storia, prima che Sazan entri a far parte della collezione del genero di Trump, Jared Kushner, e di sua moglie Ivanka Trump». Così scriveva nel 2024 il giornalista Marzio Mian in un reportage incentrato sulla bellezza mozzafiato del luogo. Proprio da Sazan — situata nello stretto di Otranto, all’ingresso della baia di Valona, lembo di terra che fu italiano dal 1920 al 1947 e che è ancora puntellato da 4mila bunker dei 700mila totali fatti erigere nel Paese dal dittatore Enver Hoxha — sono partiti i piani di Kushner, a capo del fondo di private equity Affinity Partners, finanziato in gran parte dal principe saudita Mohammed Bin Salman, personaggio controverso che secondo le conclusioni della CIA aveva “autorizzato” l’omicidio e lo smembramento del giornalista Jamal Khashoggi.
L’area sarebbe il punto di convergenza tra capitale immobiliare statunitense, presenza militare turca e industria della difesa israeliana. È a poca distanza da qui infatti che il colosso della difesa israeliano Elbit Systems ha riaperto la scuola di aviazione di Valona e, insieme alla società di Stato albanese KAYO, assembla droni e sistemi d’arma.
Un affare, quello di Sazan, da 1,4 miliardi di euro che si andranno ad aggiungere ai milioni destinati alle infrastrutture previste per Zvërnec su un’area di oltre 1,3 milioni di metri quadrati. È stato il Consiglio nazionale albanese per il territorio e le acque (KKTU), presieduto dal primo ministro Edi Rama, a rilasciare il permesso di costruzione al progetto, nonostante le controversie legali in corso sulla proprietà effettiva del terreno su cui dovrebbe sorgere l’edificio.
Chi c’è dietro il progetto di Kushner
Rispetto all’area di Zvërnec, la SPAK ha confermato lo scorso lunedì di aver avviato un’indagine sulle modifiche apportate nel 2024 allo status di area protetta e alla proprietà terriera, che hanno aperto la strada al progetto di sviluppo turistico. A capo di quest’ultimo c’è una società chiamata Zvërnec South Adriatic Development, registrata nei Paesi Bassi come trust offshore. L’inchiesta di BIRN/Balkan Insight ricostruisce la fitta trama di partecipazioni dietro il progetto di Kushner, mostrando come lo status di “investitore strategico” — riconosciuto alla sua società Atlantic Incubation Partners LLC, riporta Al Jazeera — e le opacità societarie si intreccino con gli interessi dell’élite albanese, in primis con il governo Rama.
Una delle entità della struttura offshore, Blue Industries Investment Holding BV, è di proprietà di cinque individui albanesi anonimi, la cui identità è legalmente protetta poiché nessuno di loro detiene più del 25% delle azioni.
Se Atlantic Incubation Partners è il veicolo “madre” statunitense, Zvërnec South Adriatic Development è l’entità operativa sul terreno e ha firmato accordi di sviluppo con individui e aziende che rivendicano la proprietà di oltre 2,5 milioni di metri quadrati di terreno, pari a 251 ettari, a Zvërnec e Narta. Documenti e sentenze esaminati da BIRN dimostrano che l’origine di molte di queste proprietà è strettamente legata al controverso uomo d’affari di Valona Artur Shehu, residente negli Stati Uniti, e al suo ex avvocato, Pëllumb Petritaj, ripetutamente accusato di falsificazione di documenti proprio in relazione alla rivendicazione di proprietà da parte di Shehu di ampie porzioni di terreno costiero, comprese quelle in cui dovrebbe sorgere il resort previsto.
L’imprenditore albanese non è accusato di alcun reato, ma il suo nome è comparso in alcune vicende giudiziarie riguardanti l’Italia. È stato, per esempio, recentemente citato in un documentario della RAI come persona presumibilmente indagata nell’ambito di un’inchiesta sulla Sacra Corona Unita e, inoltre, compare nelle investigazioni sull’esplosione avvenuta a ottobre dello scorso anno sotto casa di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report.
Shehu non è l’unico personaggio a venire fuori dalle carte. Altri 25.000 metri quadrati di terreno fanno capo ad AM-Invest, di proprietà della famiglia di Alaudin Malaj, ex presidente della Corte d’Appello di Tirana. Nel 2013, il giudice emise una sentenza civile che assegnò alla famiglia Shehu 156 ettari di terreno, ribaltando una decisione di un tribunale di grado inferiore. Nel 2019, in qualità di relatore in un collegio giudicante, contribuì all’archiviazione delle accuse di falsificazione contro Petritaj. Malaj si è dimesso dalla magistratura nel 2020, prima di poter essere sottoposto alla procedura di verifica introdotta dall’Albania per estromettere giudici e pubblici ministeri corrotti. I beni dichiarati dal magistrato — per un valore di circa 1,7 milioni di euro — lo rendevano uno dei giudici più ricchi del paese, riporta BIRN.
La proprietà più estesa coinvolta nel progetto — circa 1,2 milioni di metri quadrati — è invece di proprietà di South Adriatic Development, società interamente controllata da un ingegnere albanese di nome Redi Struga tramite Smart Construction Invest. Attraverso un’altra società, Albanian Land Development, Struga funge da intermediario chiave per i fratelli miliardari qatarioti Ramez e Mohamad Al-Khayyat, che investono nel progetto insieme a Kushner.
Infine, durante la visita di Ivanka Trump alla laguna di Narta a gennaio, tra i presenti compariva Musa Kastrati, erede del potente Gruppo Kastrati, conglomerato vicino al governo e attivo anche nel turismo e nel real estate. Già nel 2024 Musa aveva dichiarato al New York Times che la sua azienda avrebbe avuto un ruolo nei piani di Kushner in Albania.
Intanto, tra la fine di aprile e i primi di maggio delle recinzioni metalliche che racchiudono un milioni di metri quadrati di terreno sono apparse in diverse parti dell’area, bloccando l’accesso alla spiaggia e alle proprietà ancestrali dove generazioni di abitanti del villaggio erano cresciute. Poco più a Nord, a Pishë Poro, è stata eretta una recinzione simile attorno a oltre 1,3 milioni di metri quadrati di terreno.
Il capitalismo che ha espugnato la fortezza di Hoxha
Questi sono solo alcuni degli elementi che comprovano la connivenza di interessi pubblici e privati e che testimoniano come dietro la narrazione basata su “sviluppo, investimenti, posti di lavoro, salto turistico” si celi in realtà ben altro.
Le controversie riguardanti l’area della laguna di Narta affondano le loro radici nel caos giuridico ereditato dopo la caduta del regime comunista albanese all’inizio degli anni ’90, aggravato dalla corruzione e dagli affari loschi che hanno caratterizzato la transizione al capitalismo, ora giunta a un livello parossistico, inaccettabile per quella parte di cittadini albanesi che stanno scendendo in piazza contro un modello di sviluppo rapace e in difesa del patrimonio ambientale e storico.
Quello che era considerato il Paese con la dittatura più claustrofobica dell’Occidente, la cosiddetta “Corea del Nord d’Europa”, ha aperto le sue porte al dominio dei capitali, piegando lo Stato di diritto ai diktat dei grandi investitori e alle logiche estrattive di questi ultimi.
«Il paradosso è evidente: ciò che per decenni è stato un bastione anti-occidentale, una fortezza contro l’imperialismo americano, ora dovrebbe diventare un avamposto del lusso globale, frequentato da élite internazionali, oligarchi, celebrità e capi d’azienda», ha scritto ancora Mian a proposito di Sazan. L’isola, che era per Hoxha «la roccia contro cui si sarebbero infranti eserciti rossi e capitalisti», è destinata a essere espugnata da questi ultimi, a dispetto dei bunker ancora abbarbicati sulle pareti rocciose.