In Albania la lotta alla corruzione ha un nuovo volto. Non quello di un magistrato, né di un tecnico con anni di carriera alle spalle, ma quello liscio e impeccabile di un avatar. Si chiama Diella, è stata creata con lIntelligenza artificiale e il premier Edi Rama l’ha presentata come la prima ministra al mondo interamente digitale. Avrà in mano il dicastero più delicato di tutti, quello degli Appalti pubblici, e secondo Rama sarà incorruttibile. Una promessa che suona come uno slogan pubblicitario più che come una dichiarazione di programma: trasparenza al cento per cento, corruzione ridotta a zero, errori eliminati con un clic. Diella ha preso forma e nome da gennaio 2025, aiutando gli utenti a compilare, inviare e ottenere documenti elettronici con vulë elektronike (sigillo elettronico), riducendo i tempi di attesa e la necessità di contatto fisico
Il funzionamento, in realtà, è meno magico di quanto sembri. Diella non è una ministra nel senso tradizionale, ma un’interfaccia patinata che si appoggia a piattaforme già esistenti, come e-Albania, e ai servizi di Azure OpenAI. Dietro il sorriso levigato e gli abiti tradizionali c’è un software che raccoglie offerte, assegna gare, monitora spese, produce grafici e statistiche. La differenza sta nella scenografia: invece di un modulo burocratico arriva una voce suadente che spiega le decisioni del sistema, quasi fosse un’oracolo tecnologico, gentile ma inappellabile.
E-Albania, in particolare, funziona come sportello unico digitale per i servizi pubblici. Nato nel 2015 e curato dalla National Agency for Information Society (AKSHI), questo sito consente ai cittadini albanesi — e anche a chi vive all’estero con permesso — di registrarsi usando il numero d’identificazione personale e di richiedere online documenti, così come di completare pratiche che un tempo richiedevano la fila allo sportello fisico. È una piattaforma di interoperabilità, intesa a far dialogare fra loro i sistemi delle varie istituzioni nazionali: si va dalla richiesta di certificati — tipo quello del reddito o familiare — fino ad adempimenti legati all’impresa o, più semplicemente, l’accesso a dati personali con valore legale elettronico.
Questo sportello virtuale non è solo un’estensione online degli uffici, ma una scommessa politica sulla digitalizzazione e la trasparenza. Secondo gli impegni presi — anche nell’ambito di iniziative come l’Open Government Partnership — sono già fruibili circa 170 servizi, dalle dichiarazioni dei redditi ai dati aziendali, e si prevede di espandere presto questa offerta.
Troppa fiducia nell’algoritmo?
Ecco perché Edi Rama ha investito così tanto nel progetto: in primo luogo perché e-Albania rappresenta, sulla carta, il simbolo tangibile della modernità di un Paese che punta a entrare nell’Unione Europea. L’Albania sta tentando di accelerare le sue pratiche di adesione all’Ue entro il 2030, e uno degli scogli principali da superare è proprio la piaga della corruzione endemica, specialmente nei grandi processi pubblici come quelli degli appalti.
È qui, però, che la promessa dell’incorruttibilità mostra le sue crepe. Rama sostiene che eliminando il funzionario umano scompaia anche la possibilità di tangenti. Ma la corruzione non evapora, si trasforma. Non arriverà più sotto forma di buste marroni scambiate in corridoi ministeriali, ma come accesso privilegiato ai server, come manipolazione dei dati in ingresso, come regole algoritmiche ritoccate di nascosto. In apparenza il sistema è puro, nei fatti diventa ancora più opaco: chi potrà contestare una decisione se la risposta sarà sempre “così ha stabilito l’algoritmo”?
L’operazione di Rama ha soprattutto una valenza politica e simbolica. Nel suo quarto mandato, dopo oltre dieci anni al potere, ha scelto di presentarsi al mondo come il premier che ha dato vita al primo ministero digitale. È un gesto teatrale, perfetto per i titoli dei giornali internazionali: un Paese dei Balcani che si erge a laboratorio globale di governance futuristica. Diella è fotogenica, non commette gaffe, non trama col collega di partito, non finisce nei guai per conflitto di interessi. È il sogno di ogni leader: un ministro che non ti contraddice mai e che puoi spegnere senza crisi di governo.
Resta però il nodo della responsabilità. Se una gara viene assegnata ingiustamente, a chi si potrà fare ricorso? Se il sistema discrimina, chi ne risponde? Non certo Diella, che non può essere interrogata in Parlamento né citata in giudizio. Il rischio è che l’avatar diventi un comodo paravento, il capro espiatorio digitale dietro cui la politica si libera di ogni colpa. Una ministra che non si corrompe semplicemente perché non è viva, e che non paga perché non è responsabile.
La retorica della trasparenza totale rischia di sfociare in una nuova forma di illibertà. In nome della purezza si crea un sistema che non sbaglia mai, o meglio, che non ammette mai di sbagliare. L’apparente neutralità dell’algoritmo diventa l’arma perfetta per zittire i dubbi, mentre il controllo reale resta nelle mani di chi decide come programmare la macchina. È un paradosso: per sconfiggere la corruzione si costruisce un potere invisibile e incontestabile.
Diella è un’operazione spettacolare, e in questo Rama ha già vinto. L’immagine dell’Albania come Paese pionieristico ha fatto il giro del mondo, trasformando un avatar in simbolo nazionale. Ma la sostanza rimane la stessa: la corruzione non è un bug del software, è un fenomeno umano, radicato, sistemico. Pensare di combatterla con un volto digitale è un’illusione. O forse è solo un modo elegante per spostare l’attenzione, per dire “non è colpa nostra, lo ha deciso l’algoritmo”.
Diella sarà anche incorruttibile. Ma non per virtù. Lo è perché non respira, non pensa, non desidera. E questo, più che un passo verso il futuro, somiglia a un inquietante ritorno al passato che l’Albania ha già tristemente conosciuto.