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Il 7 ottobre è stata messa la parola fine a uno dei capitoli più controversi e violenti della storia recente greca: Alba Dorata. Il fu terzo partito più votato della Grecia negli anni più bui e drammatici della crisi economica è stato dichiarato ufficialmente un’organizzazione criminale e i suoi membri, incluso il fondatore, sono in attesa di ricevere delle sentenze che si preannunciano molto severe.

La sentenza

Al termine di cinque anni di udienze, iniziate nell’aprile 2015, il tribunale di Atene presieduto dalla giudice Maria Lepeniotou ha raggiunto il verdetto: Alba Dorata non è un partito politico, è un’organizzazione criminale che ha fatto ricorso alla violenza sistematica per intimidire immigrati e sinistra radicale, lasciando a terra decine di feriti e anche dei morti.

L’intera dirigenza è stata condannata per reati legati all'”aver guidato un’organizzazione criminale”: Nikos Michaloliakos, il fondatore, e gli ex parlamentari Christos Pappas, Artemis Matthaiopoulos, Ilias Panagiotaros, Ilias Kasidiaris, Yiannis Lagos e Giorgos Germenis. Altri due ex parlamentari, Giorgos Patelis e Anastasios Pantazis, sono stati invece accusati di reati legati alla “partecipazione ad un’organizzazione criminale”.

Sotto processo si trovano complessivamente sessantotto persone fra ex dirigenti, ex parlamentari e attivisti, le quali, adesso, sono in attesa di ricevere le sentenze che, sulla base di quanto stabilito dalla corte, si prospettano molto severe. Sulla base delle prove raccolte degli investigatori, che la giustizia ha ritenuto essere valide, Alba Dorata è stata bollata come “un’organizzazione criminale che, assumendo la forma legale di un partito, ha goduto di una protezione costituzionale rafforzata”. Ma quel periodo di tutela, garantita dall’entrata in Parlamento del 2012, dal 7 ottobre è finito definitivamente e per il partito-organizzazione criminale è iniziato ufficialmente il conto alla rovescia verso lo smantellamento.

Un ruolo fondamentale nell’allestimento dell’intero processo, e nel raggiungimento di un simile verdetto, è stato giocato dall’assassinio del rapper antifascista Killah P, compiuto nel 2013 da un commando di Alba Dorata. Per quella morte sono imputate quattordici persone, ognuna di essere accusata di partecipazione nell’omicidio, anch’esse in attesa di ricevere la sentenza.

Terza forza politica nazionale

Quella di Alba Dorata è una parabola divisa in due fasi: una lenta ascesa e una caduta repentina. Fondata nel 1985 da Nikos Michaloliakos, un nostalgico della dittatura dei colonnelli, si trasforma in un partito politico nella decade successiva ma senza mai ottenere risultati tali da permettere l’elezione di politici, neanche a livello locale.

Alle parlamentari del 1996, il primo appuntamento elettorale per il partito, Alba Dorata ottenne lo 0.1% dei voti. Sedici anni dopo, alle parlamentari di maggio 2012 – ripetute il mese successivo nell’impossibilità di formare un esecutivo – il partito ottenne un risultato straordinario: quinta forza politica nazionale con il 7% dei voti, ossia quasi 441mila schede. La storica prestazione fu replicata in giugno (6.9% dei voti), consacrando l’entrata definitiva di Alba Dorata nel parlamento ellenico, anche se in opposizione.

Nonostante l’ostilità dei partiti tradizionali e della grande stampa e la presenza di deputati fuori dalle righe, spesso espulsi dalle sedute per il loro comportamento aggressivo e/o per il ricorso ad un bagaglio comunicativo neonazista, Alba Dorata continuò a crescere ininterrottamente nei tre anni successivi alle parlamentari del 2012, convertendosi nella terza forza della nazione alle legislative del 2015, dove ottenne nuovamente il 7% delle preferenze.

Ma il risultato più elevato che il partito abbia mai raggiunto è stato conseguito nel 2014. Quell’anno, in occasione delle europee, il 9.4% dell’elettorato decise di inviare politici di Alba Dorata a Bruxelles, ossia 536mila votanti; un chiaro messaggio indirizzato all’Unione Europea da parte del martoriato popolo greco.

Alba Dorata, non solo neonazismo

Nel 2015, quindi, i greci votarono in massa due partiti caratterizzati da delle piattaforme ideologiche diametralmente opposte: Syriza, di sinistra radicale, e Alba Dorata, di estrema destra. Quest’ultima viene spesso dipinta (a ragione) come un’entità di ispirazione neonazista, mescolante nostalgia della dittatura dei colonnelli ed euroscetticismo, ed è proprio su quest’ultimo punto che si concentra la grande maggioranza degli analisi effettuate sul fenomeno Alba Dorata.

In breve, la letteratura ha interpretato Alba Dorata come un prodotto scaturito dalla tremenda crisi economica che ha avvolto la Grecia a partire dal 2009, devastando ogni settore produttivo e cambiando profondamente ogni aspetto della quotidianità, ma si tratta di una lettura semplicistica che non tiene conto di altri fattori.

Alba Dorata è stata qualcosa di più che il frutto del malessere popolare legato alla disoccupazione e ai dettami della celebre Troika: oltre alle mense e alle raccolte fondi per i poveri, essa aveva istituito dei programmi ed eventi culturali per esaltare l’identità nazionale in un’epoca di vergogna per la propria condizione e aveva allestito delle ronde per riportare l’ordine nei quartieri più pericolosi delle grandi città, sostituendosi alle forze dell’ordine.

Non è un caso, quindi, che il fenomeno Alba Dorata sia stato visto in maniera estremamente positiva da parte della polizia ellenica, quantomeno dal 2009 al 2013. Secondo alcune indagini, in occasione delle legislative del 2012 più di un poliziotto su due avrebbe dato il proprio ad Alba Dorata. In breve, questo partito non proponeva soltanto un piano di rinascita economica, era fautore di una visione nazionale basata sul recupero di valori tradizionali, sulla costruzione di una società fondata su ordine, giustizia e disciplina, e sulla riattivazione di una politica estera autonoma: fu votato anche, e soprattutto, per questo.

Il declino: dai raid anti-immigrati agli omicidi

Il declino di Alba Dorata è iniziato nello stesso momento in cui ha fatto ingresso nel parlamento ellenico: un’assioma, più che un’ipotesi. La caduta rapida, rovinosa e inarrestabile è stata provocata dalla stessa dirigenza, con a capo Michaloliakos, la quale non ha mai compreso una verità molto semplice, ovvero che un partito, legale e istituzionalizzato, non può agire al di fuori e al di sopra della legge come, appunto, un’organizzazione criminale.

Il consenso avrebbe potuto essere incrementato in svariati modi, come ad esempio l’utilizzo ingegnoso di una parte degli stipendi dei parlamentari per finanziare attività caritatevoli già in essere, ma, paradossalmente, l’ingresso nell’architettura istituzionale ha dato impulso ad un processo di regressione culminato in un’involuzione criminale.

Le ronde contro il degrado e la criminalità hanno assunto la forma di cacce all’immigrato, al di là dell’appartenenza effettiva o meno delle vittime a delle bande, i deputati eletti si sono resi protagonisti di attacchi fisici contro i colleghi e altri gesti eclatanti che hanno screditato l’immagine del partito anche presso gli stessi elettori e, infine, la lotta contro la sinistra radicale è stata spostata dalle scuole alle piazze, toccando periodicamente dei nuovi picchi di violenza. Ed è in quest’ultimo ambito che si origina la fine del fenomeno Alba Dorata: il 18 settembre 2013 alcuni militanti del partito uccidono a coltellate il rapper antifascista Pavlos Fyssas, in arte Killah P, provocando un’ondata di sdegno a livello nazionale che ha delle ripercussioni legali immediate.

A un mese e mezzo di distanza dalla scomparsa del rapper avviene la rappresaglia: un commando appartenente alla galassia dell’anarco-comunismo fa fuoco contro gli uffici di Alba Dorata ad Atene, lasciando a terra due morti. Sullo sfondo dell’accoltellamento e dell’attentato aumenta sensibilmente l’insicurezza nelle strade greche per via degli scontri sempre più frequenti tra opposti estremismi, ragion per cui le autorità decidono di smorzare la tensione con uno stratagemma: utilizzare la morte violenta di Killah P per montare un caso contro l’intero partito.

La combinazione di indagini delle forze dell’ordine, auto-sabotaggio continuo, crimini efferati e pressione mediatica, si rivela fatale in occasione delle legislative dello scorso: Alba Dorata non riesce a superare la soglia di sbarramento, ottenendo il 2.93% delle preferenze e uscendo dal parlamento. La pesante sconfitta spiana la strada all’accelerazione del maxi-processo, di cui si attendono, ormai, soltanto le sentenze.