Una rivalsa improvvisa che rende possibile l’exploit di questo o di quell’esponente politico: Les Republicains hanno vinto le recenti elezioni regionali francesi, piazzandosi in pole position per la sfida presidenziale ad Emmanuel Macron. La battaglia per l’Eliseo è aperta, e manca un solo anno solare. Dato per assodato che il gollismo sia tornato e che i repubblicani possano davvero ambire alla vittoria finale per lo scranno più alto della Repubblica, ci si domanda chi possa essere il candidato principe da presentare all’elettorato, che nel frattempo ha riscoperto una passione per i moderati. Di nomi se ne fanno.

Il più inflazionato è quello di Xavier Bertand, che è da poco stato riconfermato presidente della Regione di Hauts-de-France. Bertrand non fa più parte della formazione repubblicana. Nel caso in cui dovesse decidere di candidarsi, com’è peraltro ventilato, le primarie repubblicane diventerebbero un passaggio semi-obbligato. A meno che Bertrand non decida, come ha fatto Macron quattro anni fa, di fondare un movimento personale, restando così indipendente. Sono entrambe ipotesi sul tavolo, ma c’è una differenza storica che il presidente dell’Alta Francia dovrà considerare: quando Macron ha strappato con la sinistra transalpina, i socialisti, che avevano candidato Benoit Hamon, erano in disarmo, dopo l’esperienza di Francois Hollande.

I repubblicani d’oggi non solo non governano, ma hanno pure iniziato a risalire la china. Perché, insomma, dirigersi contro il vento a favore? Bertrand potrebbe – questa è la convinzione di molti analisti – scippare una fetta d’elettorato moderato alla Republique En Marche!. L’interesse della stampa internazionale attorno a questo esponente politico è la prova che questa candidatura possa raccontare una storia nuova. La speranza, per i repubblicani, è che rientri nel partito. Se dovesse scegliere la via solitaria, i gollisti ne risentirebbero in termini di consensi, e anche parecchio.

Poi c’è Laurent Wauquiez, che non è più il vertice del partito ma che potrebbe rientrare in partita dopo essere stato rieletto come presidente della Alvernia-Rodano-Alpi. Wauquiez, che ha perso (dimittendosi) lo scettro della presidenza partitica circa due anni fa, è stato anche un tentativo di spostare a destra l’asse, per evitare che Marine Le Pen ed il suo Rassemblement National prendessero il sopravvento. I risultati hanno dato torto alla strategia d’inseguire a destra il lepenismo. Quell’esperienza ha dimostrato che gli spazi, almeno da quella parte dello scacchiere politico, sono chiusi. Per questo, mentre scriviamo, una vittoria di Wauquiez alle primarie viene data come improbabile. Una sua candidatura alla competizione interna repubblicana, tuttavia, non può essere esclusa in maniera aprioristica.

Valérie Pécresse è il terzo nome della nostra lista. L’esponente politico d’Oltralpe è stata appena confermata per la presidenza della Ille-de-France, un elemento in comune con i suoi due “colleghi” di visione politica. Con Bertrand, però, la Pécresse ha un altro fattore condiviso: è fuoriuscita da Les Republicains, peraltro fondando un suo movimento. Se la strategia di Bertrand è quindi quella di procedere per strade autonome, la Pécresse è un passo avanti. In termini d’esperienza politica, il presidente della Ille-de-France ha svolto incarichi di governo sotto Francois Fillon, l’uomo che è stato sconfitto da Macron e dalla Le Pen al primo turno delle ultime presidenziali. Soyons libres, che è il nome di questa formazione politica, non può aspirare a vincere le presidenziali. E anche la Pécresse potrebbe rientrare.

Fino a prova contrario, il presidente partito è Christian Jacob, al quale tuttavia sembra spettare l’arduo compito di ricompattare il fronte, favorendo la ricomposizione di una classe dirigente che nel tempo si è dispersa. Si fa anche il nome di Michel Barnier, centrodestrista puro, che ha gestito per l’Unione europea una parte centrale dell’annosa trattativa sulla Brexit. A conti fatti, i repubblicani devono sperare che le primarie siano partecipate, oltre che ambite da un elenco di papabili che tuttavia presenta numerosi esponenti che ad oggi non fanno formalmente parte dei Les Republicains.

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