Sono all’ordine del giorno gli sforzi di “saudizzazione” del principe ereditario Mohammad bin Salman per rilanciare l’economia de regno. Bin Salman ha iniziato con l’imporre prelievi mensili sui migranti che lavorano nel Paese e sui sauditi che li assumono. Ha escluso gli stranieri da 12 settori dell’economia, tra cui le panetterie e l’optometria. Lo scopo è ridurre la dipendenza del regno da circa 8 milioni di stranieri prevalentemente non qualificati, che superano di gran lunga gli operai sauditi. Ciò taglierà il tasso di disoccupazione dell’Arabia Saudita al 10% entro il 2022 (da circa il 13% di oggi), e porterà più donne al lavoro.

La liberalizzazione dei costumi e l’allontanamento di alcuni principi da potere ha reso bin Salman più dipendente dal consenso popolare. Le camere di commercio si lamentano della contrazione dell’economia, soprattutto da quando è in recessione dall’anno scorso. E trovare lavoro per i giovani sauditi – circa la metà dei quali sono disoccupati – è fondamentale per mantenere il consenso per il principe.

Una volta l’Arabia Saudita era un paradiso esentasse, dove la benzina costava meno dell’acqua. Invece ora il regno sta diventando meno attraente per i lavoratori stranieri. Le spese di assicurazione sono aumentate. Le bollette anche. Per evitare il prelievo mensile, che raddoppia a 200 riyal (53 dollari) per membro della famiglia a luglio, molti lavoratori stranieri se ne stanno andando. I funzionari prevedono che entro il 2020 ne andranno via 700mila. Secondo altri, il numero totale potrebbe essere molto più alto, anche perché le autorità hanno arrestato oltre 800mila migranti illegali da novembre (circa 200mila sono stati espulsi).

Tuttavia la “saudizzazione” è necessaria anche per ridurre il divario tra settore pubblico, in cui lavorano per la maggior parte sauditi, e settore privato in cui sono prevalenti gli stranieri. Le tasse sui lavoratori stranieri dovrebbero aumentare di 16 miliardi di dollari entro il 2020, per ridurre il deficit di bilancio. Ma queste riforme qualcosa già stanno cambiando. Sempre più receptionist saudite accolgono clienti negli hotel della Mecca. E andando contro ogni cliché molti sauditi poveri si stanno cimentando in lavori manuali.

Ma oltre al grande impatto sociale, dietro le riforme sociali che riguardano soprattutto i diritti delle donne vi sono valutazioni economiche, in quanto l’aumento della partecipazione delle donne sul luogo di lavoro stimolerà l’economia e porterà vantaggi materiali al regno.

Altrettanto ampi sono gli sforzi per aprire il Paese agli stranieri, offrendo loro visti turistici e creando strutture per promuovere il paese come destinazione turistica. Il progetto del Mar Rosso sarà sviluppato insieme alle principali società di accoglienza globali e non sarà soggetto alle regole conservatrici del regno. Oltre 18 milioni di stranieri hanno visitato l’Arabia Saudita nel 2017, quasi tutti in pellegrinaggio alla Mecca. Il turismo è il secondo settore più importante del paese e il progetto del Mar Rosso guiderà la diversificazione dell’industria del tempo libero saudita.

Le misure globali per contrastare il cambiamento climatico hanno spinto l’Arabia Saudita verso una minore dipendenza dai combustibili fossili. La Vision 2030 del principe ereditario mira a ridurre drasticamente la dipendenza del regno dal petrolio, riformando, diversificando e privatizzando l’economia.

Il principe ereditario ha anche in programma di vendere circa il cinque per cento delle partecipazioni governative in Aramco, la compagnia petrolifera nazionale. Intende creare il più grande fondo sovrano del mondo, del valore di 3 trilioni di dollari.

Un altro progetto è di creare una zona industriale da 500 miliardi di dollari che si estende fino alla Giordania e all’Egitto. La città di 26.500 kmq, conosciuta come Neom, si concentrerà su settori quali produzione avanzata, biotecnologia, energia, intrattenimento, cibo e acqua. Sarà alimentato interamente con energia eolica e energia solare.

Il Paese ha anche annunciato piani per costruire una enorme città di intrattenimento a Riad. La città di 334 km quadrati, quasi delle dimensioni di Las Vegas offrirà attività culturali, di intrattenimento e sportive. La rivoluzione è appena iniziata.