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Politica

Al Sisi vuole armare l’Egitto per farlo tornare una potenza

L’Egitto vuole tornare una potenza militare del Medio Oriente. A quattro dall’insediamento del presidente Abdel-Fattah Al-Sisi infatti, le forze armate egiziane hanno subito un rapido rafforzamento, riflesso e strettamente collegato alle decine di aziende nazionali operanti nel settore difesa che...

L’Egitto vuole tornare una potenza militare del Medio Oriente. A quattro dall’insediamento del presidente Abdel-Fattah Al-Sisi infatti, le forze armate egiziane hanno subito un rapido rafforzamento, riflesso e strettamente collegato alle decine di aziende nazionali operanti nel settore difesa che stanno letteralmente “fiorendo”, per armare uno che Stato da sempre gioca il ruolo strategico di porta del Mediterraneo.

Gran parte dello sforzo in ambito economico dell’Egitto sembra essere stato investito per tornare ad un “prestigio” che lo innalzi a stato forte nella regione: attraverso una solida industria nazionale che garantisca una forza militare adeguata alle proprie aspirazioni. Sarebbe questo il progresso nelle mire del presidente Al-Sisi, che è recentemente tornato a sottolineare l’importanza di continuare a perseguire questa via per lo sviluppo nazionale. Altra priorità sarebbe quella di potenziare la cooperazione tra il ministero della Difesa e le principali aziende globali per acquisire tecnologie moderne, così da rafforzare lo stato attuale delle capacità nazionali, e permettere che in futuro l’Egitto possa portare la propria propria industria nella competizione globale, senza doversi limitare alle esigenze interne.





Questo programma di cooperazione tecnico-militare senza precedenti improntato negli ultimi due anni dall’Egitto è orientato principalmente verso la Russia e la Cina – entrambe potenze in nuova ascesa con interessi d’influenza sul Medio Oriente – ma anche verso gli Stati Uniti, da sempre leader negli armamenti e nelle esportazioni. Ad analizzare questo trend nella Difesa del Cairo sono stati diversi analisti dei Paesi mediorientali (compreso l’Iran) che stanno osservando questo cambio di rotta con interesse.

“Questo ultimo periodo ha visto una serie di frequenti visite e incontri tra il ministro della produzione militare, Mohamed el Assar, e un certo numero di ministri della Difesa, ambasciatori e capi di società di difesa internazionali”, spiegano gli analisti specializzati in ambiti politici e strategici. La Russia starebbe fornendo consulenze ed elementi essenziali nel campo dei sistemi di difesa aerea; la Germania nel settore navale e delle armi leggere; e la Cina attraverso la fornitura di droni e la sua tecnologia complementare: tecnologie che gli Stati Uniti proibiscono ad un’ampia gamma si paesi considerati a rischio per l’esportazione di droni armati e armabili.

La strategia dell’Egitto sarebbe dunque quella di aumentare le capacità militari interne e di concerto quella delle proprie esportazioni nel settore difesa: “Attraverso una cooperazione congiunta con aziende internazionali per il trasferimento e la localizzazione di entrambe le tecnologie hard e soft all’interno dell’arsenale delle forze armate, in particolare uno che riguarda il campo missilistico di difesa aerea “; senza trascurare armamenti meno sofisticati come le armi leggere e i mezzi blindati, che vorrebbe continuare a esportare in diversi paesi arabi e africani, compreso il Sud Africa.  L’Egitto infatti non è interessato a collaborare esclusivamente con grandi nazione (sicuramente per l’export ndr) ma anche con realtà di minore entità, sempre con l’obiettivo di “espandere le capacità produttive militari dell’Egitto e rafforzare il suo status di dealer di esportazione di armi per diversi Paesi africani”.

Questo pare senza trascurare gli Stati Uniti, che iniziano temere un’interferenza e l’ulteriore influenza dei Cina e Russia negli stati che affaccia sul Mediterraneo. “Washington riconosce l’Egitto come un partner strategicamente importante, non meno nel mercato degli armamenti – Mosca è stata in grado di consolidare la sua posizione di forza in Siria e di attirare la Turchia dalla sua parte; quindi, Washington non permetterà al Cairo di ritirarsi verso Mosca o ripetere l’esperienza turca uscendo dall’abisso americano”,  ha commentato l’analista iraniano Mohamed al-Kenany.

Come sempre, il mercato degli armamenti è il primo indizio dei nuovi rapporti tra potenze a livello globale, e il loro trend rappresenta le intenzioni di un paese a livello regionale. Tuttavia secondo gli analisti la presenza negli Stati Uniti negli “affari” egiziani è ritenersi più che solida. All’ultimo l’Expo della Difesa dell’Egitto infatti erano ben 36 società di difesa statunitensi che hanno partecipato. Se qualcosa fosse davvero cambiato, sarebbero state molte meno.

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