Al Sisi riconfermato presidente (ma crolla l’affluenza in Egitto)

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Politica /

Il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi è stato confermato per un secondo mandato con oltre il 90 % delle preferenze e un totale che supera i 20 milioni di voti. Nelle elezioni farsa dove la rosa degli avversari è stata azzerata dopo una serie di diserzioni, l’unico sfidante, Moussa Moustafa Moussa, non raggiunge il tre per cento.

Apprezzato e odiato. Sì, perché il voto di questi giorni in Egitto è sinonimo di una forte divisione interna al Paese. Tra i più giovani il malcontento è il sentimento più diffuso. “Pensavo sarei stato emozionato per queste elezioni a sette anni dalla rivoluzione, ma non lo sono affatto – ha commentato Shams El Dine, ingegnere 28enne – Perché dovrei votare se ci sono due candidati che sono stati arrestati, altri due minacciati e migliaia di oppositori in carcere?”. Chi boicotta il presidente, dunque, lo fa principalmente per tre fattori: austerity, disoccupazione e repressione.



Chi, invece, lo riconferma lo fa in primis per la sua lotta al terrorismo e per il suo impegno a riportare sicurezza e stabilità dopo il caos della rivoluzione del 2011. “Ho visto quello che è accaduto nel 2011, durante la rivoluzione – ha detto Shaban al Washington Post – Eravamo in strada a difendere le nostre case e le nostre famiglie. Non credo che in questo momento il nostro Paese abbia bisogno di un’altra rivoluzione”.

 Le elezioni che si sono tenute da lunedì a mercoledì sono state le terze dal 2011. Nel luglio del 2013 venne destituito il presidente eletto Mohamed Morsi, espressione dei Fratelli Musulmani. Al-Sisi, allora capo delle Forze Armate, fu il protagonista dei fatti di quell’estate e ha più tardi riconfermato la sua volontà di ripulire il Paese dagli islamisti. 

Al potere in Egitto dal 2014, questi primi quattro anni della sua presidenza sono stati segnati dagli attacchi degli estremisti contro le forze di sicurezza egiziane e contro la minoranza cristiana, che rappresenta circa il 10% della popolazione, e anche dalla tragica morte di Giulio Regeni.

 Al Sisi si è posto tra i suoi obiettivi quello di migliorare i rapporti con i Paesi arabi del Golfo, in particolare con l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e il Kuwait che avevano voltato le spalle all’Egitto nell’era Morsi. Insieme ai leader di Arabia Saudita, Emirati e Bahrain, il presidente ha deciso di tagliare i rapporti diplomatici e commerciali con il Qatar, accusato di sostegno al terrorismo.

 Sul piano internazionale il presidente del Paese più popoloso del mondo arabo è un punto di riferimento sia per la lotta al terrorismo sia per la sua influenza nel caos libico. Inoltre, al Sisi gode del sostegno del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, convinto che il presidente egiziano stia facendo un “lavoro fantastico”, e dell’appoggio del suo omologo francese Emmanuel Macron. Per la Francia, infatti, la partnership con l’Egitto è centrale soprattutto per gli interessi economici dell’industria degli armamenti. A dicembre scorso, poi, al Sisi ha ricevuto la visita del presidente russo Vladimir Putin, con cui ha firmato un accordo per la costruzione della prima centrale nucleare egiziana.