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L’esperienza di Fayez Al Sarraj al timone della Libia sembra essersi definitivamente conclusa. Da alcune ore tutti i suoi poteri infatti sono stati trasferiti al suo vice, Ahmed Maitig. Un passaggio che è avvenuto a Roma, lì dove il premier secondo AgenziaNova è ricoverato dopo aver subito un delicato intervento chirurgico. É finita così un’era iniziata nel 2016, all’indomani degli accordi di Skhirat. In realtà però, Al Sarraj ambiva da tempo ad uscire fuori dall’intricato scenario libico. Già ad ottobre aveva annunciato la volontà di dimettersi e negli ultimi mesi è stato segnalato più volte a Londra, dove viva la sua famiglia, che a Tripoli.

L’uscita di scena di un architetto prestato alla politica

Più volte Al Sarraj è stato dato come prossimo alla caduta. Del resto quasi mai ha goduto di una propria sfera di influenza politica. Così come raramente ha potuto rivendicare il controllo del territorio ricadente al di là del cortile del palazzo presidenziale. Lui, architetto di professione, era stato scelto proprio perché quasi sconosciuto. La sua era una figura di garanzia dei tanti interessi in gioco sia a Tripoli che nel resto del Paese. Ben presto tuttavia Al Sarraj è sembrato un premier debole in balia della tempesta mai domata all’interno dello scacchiere libico. Il suo insediamento è avvenuto all’interno di una base navale, proprio perché a Tripoli alcune milizie avevano imbracciato le armi già prima del suo arrivo nella capitale. Eppure l’architetto è riuscito a rimanere in sella. Più per incredibili e quasi tragicomiche convergenze che per un proprio spessore politico.

Quando ad esempio all’inizio del 2019 si parlava già di un nuovo premier per via di possibili accordi con l’est della Libia, controllato dal generale Khalifa Haftar, Al Sarraj forse già si immaginava lontano dal calderone politico. E invece l’attacco su Tripoli portato avanti dall’uomo forte della Cirenaica nell’aprile di quell’anno, ha fatto convergere ancora una volta sull’architetto prestato alla politica tutte le posizioni delle varie milizie della Tripolitania. Per il premier ha significato la permanenza nel suo ruolo per gli anni successivi. Ma forse anche l’inizio di una nuova agonia umana. Soprattutto da quel momento Al Sarraj è rimasto quasi ostaggio di chi, armi in spalla, controllava la capitale e l’intero ovest della Libia. Dopo gli accordi di cessate il fuoco mediati dall’Onu nello scorso autunno, le priorità del premier sono state quelle relative a come uscire di scena. Un obiettivo non raggiunto ad ottobre, quando aveva annunciato una prima volta le dimissioni. Nei giorni scorsi il foro di dialogo sulla Libia ha nominato un nuovo primo ministro e un nuovo consiglio presidenziale. 

Per Al Sarraj il momento giusto quindi per dire definitivamente addio a Tripoli. Un “progetto” accelerato però soltanto dai problemi di salute. Lui, che a Roma si è recato molte più volte di quelle ufficialmente segnalate negli ultimi cinque anni, è volato in Italia per subire un delicato intervento. Dalla Libia si parla di un tumore, ma c’è riserbo sulle sue reali condizioni. Si sa soltanto che dalla stanza di una clinica romana, ha firmato le carte per la sua vera uscita di scena. Tutto ora è nelle mani del suo vice, Ahmed Maitig. 

I poteri a un uomo molto vicino all’Italia

Imprenditore misuratino e nome di un certo peso in Tripolitania, Maitig ha adesso anche ufficialmente l’onere di gestire una delicata fase di transizione. Nei giorni scorsi il concittadino Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh è stato designato quale nuovo premier. Ma non mancano le incognite: occorre capire se e quando riuscirà ad ottenere la fiducia del parlamento ed a formare un nuovo governo. La sua nomina, assieme a quella del nuovo numero uno del consiglio presidenziale, Mohammed Al Manfi, non è stata esente da perplessità e polemiche. In un contesto delicato quale quello libico, ogni singola frizione potrebbe degenerare in nuove e più gravi tensioni. In poche parole, gli accordi mediati dall’Onu raggiunti nel foro di dialogo, potrebbero rappresentare un punto di svolta ma anche l’innesco per ulteriori scontri.

Nel frattempo, a Tripoli le carte verranno firmate da Maitig. Per l’Italia è una buona notizia. Il vice di Al Sarraj a cui sono andate le sue funzioni, è da sempre considerato vicino al nostro Paese: sa parlare molto bene l’italiano, conosce i palazzi romani e spesso in passato è stato interpellato dalla nostra diplomazia. Un’occasione non di poco conto, specie se si considera che l’Italia è tornata in gioco sul dossier libico nelle ultime settimane anche se più per fattori esterni che per meriti politici. A Tripoli non tutti hanno digerito l’alleanza con la Turchia, da qui la ricerca di una diversificazione dei rapporti coinvolgendo anche Roma. Non è un caso che Al Sarraj l’8 gennaio aveva incontrato l’ex premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. Il nostro Paese potrebbe quindi sfruttare questa scia, in attesa di capire come realmente evolverà nelle prossime settimane il quadro libico.