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Politica

I voli dall’Argentina alla Bolivia: armi per la polizia spacciate per aiuti umanitari

Gli aerei militari argentini decollati verso la Bolivia con "aiuti umanitari" nascondono equipaggiamento antisommossa? Mentre Rodrigo Paz reprime le proteste con morti e arresti, crescono i dubbi sul ruolo di Milei e le ombre del 2019 si allungano sul presente.

Mentre le strade boliviane sono teatro delle proteste di piazza contro le politiche di stampo neoliberista delpresidente Rodrigo Paz, nel Paese andino, appena qualche giorno fa, sono atterrati aerei decollati da basi argentine per portare “aiuti umanitari” alla popolazione, provata da una delle più gravi crisi economiche e politiche degli ultimi decenni. A distanza di alcune ore, il deputato boliviano Rolando Pacheco e l’ex presidente Evo Morales hanno denunciato che i mezzi in realtà trasportavano materiale per reprimere le mobilitazioni. 

Un’accusa che ha avuto riverberi anche nella stessa Argentina, dove alcuni deputati del blocco peronista Unión por la Patria hanno presentato una richiesta di informazioni al governo Milei.

Da Washington a Buenos Aires: chi sostiene Paz

Nel quadro delle tensioni sociali che attraversano il Paese, il governo Paz ha fattoricorso a misure repressive, mobilitando la polizia e l’esercito e alimentando ulteriormente le tensioni. Lo scorso sabato, le operazioni di polizia militare hanno provocato scontri violenti, numerosi arresti e la morte di un uomo di 24 anni, Víctor Cruz Quispe, per una ferita da arma da fuoco.

A supportare Paz ci sono sia Washington che Tel Aviv — che hanno più volte espresso la loro vicinanza al presidente boliviano attraverso gli account ufficiali del Dipartimento di Stato e del Ministero degli Esteri — e tutti i governi regionali allineati con la politica statunitense, in particolare quello di Javier Milei, il quale non si è limitato a un mero appoggio di facciata.

Lo scorso 16 maggio il Ministero degli Esteri e il Ministero della Difesa argentini hanno emesso un comunicato congiunto per annunciare una prima missione con un C-130 Hercules dell’Aeronautica Militare del Paese che avrebbe trasportato beni di prima necessità in Bolivia «nel contesto delle proteste e dei blocchi stradali che hanno causato difficoltà nell’approvvigionamento di cibo e beni essenziali per la popolazione». Il ponte aereo umanitario sarebbe proseguito nei giorni seguenti, attraverso il trasferimento progressivo di maggiori quantità di cibo e altri beni di prima necessità. Un gesto che è valso a Milei un ringraziamento pubblico da parte di Paz, mentre l’argentino, in risposta, ha sottolineato come Buenos Aires intenda così sostenere «le autorità democraticamente elette di fronte a coloro che cercano di destabilizzare e ostacolare il cammino della libertà e del progresso», dipingendo di fatto le mobilitazioni popolari come una sorta di tentativo di colpo di stato. 

I dubbi sul ponte aereo argentino

Intanto in Bolivia hanno iniziato a circolare segnalazioni da parte di organizzazioni sociali, leader sindacali e figure politiche — tra cui Evo Morales — che mettevano in guardia sul trasferimento di equipaggiamento antisommossa nell’ambito dell’operazione argentina. Secondo quanto riportato dall’ex presidente, sarebbero stati alcuni militari boliviani a riferire che l’aereo era stato utilizzato per trasportare attrezzature di questo tipo, e ha inoltre precisato che si trattava di due aerei Hercules, come confermato da Rodrigo Paz, e non di uno solo, come riportato dalle autorità argentine (la Casa Rosada non ha fornito chiarimenti in merito).

Nel paese guidato da Milei, lo scorso 18 maggio, i deputati German Martinez, Cecilia Moreau e Juan Marino —  insieme ad altri colleghi di Unión por la Patria — hanno presentato una richiesta di chiarimento al governo, chiedendo dettagli su carico dei due aerei, personale a bordo, accordi militari con la Bolivia e collegamenti con l’operazione Escudo de las Américas, l’iniziativa di cooperazione militare e di sicurezza, annunciata lo scorso marzo da Donald Trump durante un vertice a Miami con vari leader dell’emisfero occidentale.

Marino, in un suo post su X, ha evocato inoltre vicende risalenti al 2019, molto affini a quanto starebbe avvenendo in questi giorni. Il deputato ha infatti ricordato come, in quell’anno, il governo dell’allora presidente Macri avesse inviato in Bolivia un C‑130 con il Gruppo Alacrán, accompagnato da decine di migliaia di munizioni antisommossa e granate lacrimogene non dichiarate nei registri, poi consegnate al governo golpista di Áñez alla vigilia dei massacri di Sacaba e Senkata. Quella spedizione fu autorizzata da una risoluzione firmata da Patricia Bullrich, oggi senatrice e capogruppo del blocco di governo al Senato.

«Per questo, la sola parola del governo argentino non basta. Serve documentazione, manifesti di carico verificati, lista del personale imbarcato, quadro giuridico dell’operazione. È questo che chiediamo», ha ribadito Marino. Il quale ha peraltro sottolineato l’indifferenza del governo argentino di fronte ad altre emergenze umanitarie — come quella in atto a Cuba — e concluso: «È falso che le manifestazioni siano destabilizzanti, come hanno sostenuto Milei e il governo statunitense. Rompere lo Stato di Diritto significa massacrare le mobilitazioni e impedire l’esercizio del diritto alla protesta».

“Capitalismo per tutti”: lo slogan ingannevole che ha acceso la rivolta

Da oltre tre settimane la Bolivia è attraversata da un’ondata di proteste e blocchi stradali, tesi a ottenere le dimissioni di Paz, in carica da appena sei mesi. Membro della casta tradizionale boliviana — figlio dell’ex presidente Jaime Paz e pronipote dell’ex presidente Victor Paz — , l’attuale capo di Stato boliviano è riuscito a presentarsi, durante la campagna elettorale, come un’opzione moderata rispetto agli altri due candidati di destra — Tuto Quiroga e Samuel Doria Medina — e come risposta al malcontento delle classi popolari dovuto alla disputa interna al partito MAS tra Luis Arce ed Evo Morales. Paz ha promesso di attuare politiche nel segno dell’accattivante quanto ingannevole slogan “capitalismo per tutti”. Le dichiarazioni di intenti hanno presto lasciato spazio a una serie di misure, effettivamente coerenti con l’ordine capitalista e, dunque, volte ad avvantaggiare una ristretta élite, deludendo le aspettative del blocco popolare, che ha infatti accolto tali politiche con crescente malcontento. Tra le misure ci sono l’aumento drastico dei prezzi dei carburanti; la vendita delle risorse naturali — su cui il governo è stato costretto a fare marcia indietro; l’eliminazione delle tasse sui grandi patrimoni; episodi di corruzione; la distribuzione di benzina adulterata, che ha danneggiato veicoli e macchinari agricoli in un paese già in recessione. La misura più dirompente è stata però la promulgazione della Legge 1720, che ha introdotto la possibilità di trasformare le piccole proprietà contadine — storicamente protette — in proprietà aggredibili da creditori e sequestri, colpendo al cuore una società a maggioranza indigena che vive della propria terra. L’insieme di questi provvedimenti ha dato avvio a un nuovo ciclo di mobilitazioni popolari che proseguono ancora oggi e che sono sostenute dall’ex presidente Morales. 

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