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Di solito il mese di agosto è quello meno interessato da eventi politici, ma il Covid nel 2020 ha cambiato anche il calendario della stessa politica. E così ecco che il 9 agosto l’argomento principale è stato rappresentato dalle elezioni in Bielorussia, vinte dal presidente uscente Aleksandr Lukaschenko. Si tratta di consultazioni che hanno nel giro di poco tempo alimentato tensioni tanto interne quanto a livello internazionali. Questo perché la Bielorussia ha rappresentato uno dei pochi Paesi dell’ex area sovietica a non andare incontro alle cosiddette “rivoluzioni colorate“. Da qui l’interesse del mondo politico e mediatico sulle proteste esplose nelle ore immediatamente successive alla vittoria di Lukaschenko.

Le elezioni del 9 agosto

La Bielorussia è diventata indipendente nel 1991, sulla scia della dissoluzione dell’Urss. A livello culturale e politico però i legami con Mosca nel corso degli anni non sono mai venuti meno. Lukashenko in tal senso ha sempre visto nel rapporto con la Russia un cardine della propria politica sin dal 1994, anno della sua prima vittoria elettorale. Quella prima affermazione è arrivata quasi a sorpresa: il presidente bielorusso aveva allora appena 40 anni e poca esperienza politica alle spalle. La fiducia elettorale è stata ottenuta al secondo turno grazie a due specifiche promesse: la lotta contro la dilagante corruzione e l’opposizione alle privatizzazioni in corso in tutta l’ex Unione Sovietica. L’applicazione di quest’ultimo punto è un altro elemento che ha spinto molti analisti a considerare la Bielorussia un Paese che ha intrapreso una strada diversa rispetto a quelli dell’est Europa. E forse anche per questa scelta Lukashenko non è mai stato ben visto dall’occidente. I suoi governi hanno infatti bloccato le cosiddette “shock terapy“, in voga invece in tutta l’area ex sovietica, impedendo di fatto le campagne di massicce privatizzazioni. Oggi si calcola che solo il 20% delle aziende non ha partecipazione pubblica.

Nel 2006 l’allora segretario di Stato Usa Condoleezza Rice ha definito Lukashenko come ultimo dittatore d’Europa. Una nomina che ha accompagnato il capo di Stato bielorusso anche negli anni successivi. Poco prima delle elezioni del 2020, nella capitale Minsk sono state organizzate alcune delle più importanti manifestazioni nel Paese degli ultimi 25 anni. Questo ha catalizzato i riflettori sulle consultazioni fissate per il 9 agosto, dopo un primo rinvio a causa dell’emergenza coronavirus. Durante tutta la campagna elettorale il clima non è stato dei migliori: oltre alle manifestazioni, a maggio sono stati arrestati il banchiere Viktar Babaryka e il blogger Sjarhej Cichanoŭskij, due delle principali figure delle opposizioni. Le consultazioni si sono comunque tenute nel giorno prestabilito. Lukashenko, secondo i dati ufficiali diffusi dal governo, ha ottenuto l’80% dei consensi. Alle sue spalle, ma distaccata di parecchi voti, si è piazzata la moglie di Cichanoŭskij, Svjatlana Cichanoŭskaja.

Le proteste

La proclamazione dei risultati ha ulteriormente acuito la tensione. Nella capitale Minsk, già il 10 agosto diversi manifestanti sono scesi in piazza per chiedere l’annullamento del voto. Le proteste si sono poi estese anche in altre città della Bielorussia. Oltre ai moti di piazza, nell’ambito delle manifestazioni sono rientrati anche gli scioperi proclamati da numerosi gruppi di lavoratori, nonché di quelli dei giornalisti della tv di Stato. Questo ha comportato una crescente pressione internazionale contro Lukashenko. Il 14 agosto l’Unione Europea ha ufficialmente disconosciuto il risultato elettorale, da Washington il segretario di Stato Mike Pompeo ha definito le consultazioni del 9 agosto come “non eque e non libere”, condannando le violenze della Polizia bielorussa contro i manifestanti. Gli scontri principali si sono verificati a Minsk. Qui sarebbero entrate in azione anche le forze speciali su ordine di Lukashenko.

Il caldo agostano ha fatto scendere in piazza molti manifestanti con indumenti tipicamente estivi, molti dimostranti hanno sfilato per la capitale bielorussa in ciabatte. Per questo gli eventi dell’agosto 2020 hanno poi preso il nome di “rivoluzione delle ciabatte“. Le proteste sono andate avanti per diverse settimane. Nonostante un’economia migliore rispetto a quella di molti vicini, la permanenza al potere per oltre un quarto di secolo da parte di Lukashenko sarebbe alla base di un’importante partecipazione popolare alle manifestazioni, almeno nelle grandi città. Superato il momento più critico del mese di agosto, le dimostrazioni sono andate avanti anche nelle settimane successive. Lukashenko ha conservato il potere, ma con alcune aperture all’opposizione. In particolare, ha promesso il varo di una nuova costituzione e le sue dimissioni non appena la nuova carta entrerà in vigore.