I numeri, da soli, non bastano a spiegare quella maggiore “internazionalizzazione del conclave” di cui si è molto parlato negli ultimi giorni. Certo, la percentuale di cardinali elettori europei non è più egemone, ma rimane comunque alta con almeno 59 porporati che entreranno alla Sistina come rappresentanti dei fedeli del Vecchio Continente. Il vero punto riguarda il fatto che due continenti su tutti, Africa e Asia, stanno accrescendo il proprio peso politico in seno alla Chiesa. E questo per diversi fattori. In primis, per la crescita di fedeli. Elemento molto importante quest’ultimo, considerando invece la diminuzione di cattolici praticanti in Europa e nelle Americhe. In secondo luogo, per l’emergere di personalità di spicco tra i vescovi africani e asiatici. Nomi importanti, potenzialmente capaci di orientare le scelte della Chiesa a prescindere dal Paese di provenienza del futuro Pontefice.
I conservatori guardano all’Africa
C’è poi un terzo punto, in parte ricollegabile ai precedenti: l’idea che dall’Africa e dall’Asia possa partire il “riscatto” della fede. In Africa, molti vescovi rivendicano una “difesa attiva” della dottrina cattolica, ponendosi quindi in contrapposizione a un Occidente percepito come ormai lontano dai valori cristiani. La difesa della dottrina è vista anche come difesa delle società africane proprio da ciò che viene proposto dall’Occidente. Questa linea di pensiero è ben presente nei discorsi di uno dei “grandi elettori” africani, ossia il cardinale guineano Robert Sarah: “In alcuni Paesi africani sono stati creati ministeri dedicati alla teoria del gender in cambio di sostegno economico – ha scritto Sarah nel libro “Dio o niente” – Queste politiche sono tanto più odiose in quanto la maggior parte delle popolazioni africane è senza difesa, alla mercé d’ideologi occidentali fanatici”. Negli anni, Sarah ha anche condannato l’immigrazione di massa dall’Africa definendola “nuova schiavitù”.
Il porporato guineano ha quindi attirato molte simpatie dalle frange conservatrici della Chiesa, anche in Occidente. Al pari di un altro “conservatore” proveniente dal continente africano, ossia l’arcivescovo congolese di Kinshasa, Fridolin Ambongo Besungu. Quest’ultimo è noto anche per le denunce contro la corruzione dilagante nel proprio Paese, martoriato da una guerra mai terminata nelle regioni del North e Sud Kivu. Difesa della fede e impegno nei contesti più delicati del continente: è da questi due elementi che la Chiesa africana è partita per acquisire sempre più peso nel collegio cardinalizio.
La crescita della Chiesa in Asia
Se da un lato è vero che soltanto il 3.2% della popolazione del continente asiatico professa la religione cattolica, dall’altro però occorre considerare anche in questo caso elementi che vanno oltre i più semplici numeri. L’Asia è infatti un continente che, sotto il profilo economico e politico, sta assumendo una sempre maggiore centralità a livello internazionale. E dunque, di riflesso, anche le Chiese asiatiche nel prossimo conclave assumeranno un certo peso. In secondo luogo, esistono grandi Paesi dove la Chiesa è molto radicata. Con i suoi 85 milioni di fedeli ad esempio, la Chiesa filippina rappresenta la più vasta comunità cattolica nazionale al mondo. In India, Paese che sarà rappresentato da quattro cardinali elettori alla Sistina, il numero di fedeli sta crescendo e oggi tocca i 17 milioni. Vale a dire poco meno della metà dei 35 milioni di cattolici presenti in Italia, Paese con il più alto numero di cardinali.
Il continente asiatico si presenta poi con importanti personalità tra gli elettori. A partire dal nome molto gettonato di Luis Antonio Tegle, arcivescovo di Manila. C’è poi cardinale sudcoreano Lazarus You Heung-sik, prefetto uscente del Dicastero per il clero. Un occhio importante va inoltre gettato nel cuore del Medio Oriente: il cardinale Pierbattista Pizzaballa, anch’egli considerato tra i papabili, è sì annoverato tra i 19 elettori italiani ma opera da anni a Gerusalemme. Qui è stato a lungo custode dei luoghi della Terra Santa, prima di essere nominato nel 2020 a capo del patriarcato latino.

