Africa, così la Russia occupa il vuoto lasciato dalla Francia

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La Russia continua a espandere la sua influenza in Africa mentre la Francia si ritira pezzo dopo pezzo da un continente che per decenni ha considerato il suo cortile di casa. Domani il ministero degli Esteri russo presenterà ufficialmente un nuovo Dipartimento dedicato alle relazioni con l’Africa, un’iniziativa che conferma la crescente centralità del continente nella politica estera del Cremlino. Alla cerimonia parteciperà anche il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, ulteriore segnale dell’importanza che Mosca attribuisce a questa nuova struttura. È il consolidamento di una strategia avviata da tempo: rafforzare i legami con i Paesi africani attraverso aiuti militari, accordi commerciali, condoni di debiti e collaborazioni energetiche, mentre l’Europa, e in particolare la Francia, assiste impotente al declino della sua storica influenza.

Negli ultimi anni, la presenza francese in Africa è stata messa in discussione ovunque. Mali, Burkina Faso, Niger e ora Ciad hanno voltato le spalle a Parigi, con le truppe francesi costrette a lasciare le loro basi tra proteste popolari e decisioni governative che hanno progressivamente smantellato il dispositivo militare della Françafrique. La Russia, invece, ha saputo inserirsi nel vuoto lasciato da Macron e dai suoi predecessori, offrendo ai Paesi africani alternative concrete: forniture di armi senza condizioni ideologiche, formazione militare con il supporto del gruppo Wagner (ora riconvertito sotto altre sigle), e una retorica anti-neocoloniale che trova terreno fertile tra governi e popolazioni stanche della dominazione francese.

Una strategia per il continente

Mentre Mosca costruisce, Parigi arretra. L’ostinazione con cui la Francia ha cercato di mantenere un controllo sui suoi ex possedimenti ha finito per generare il risultato opposto: un rigetto quasi unanime, con Governi che ora guardano altrove per cercare nuovi partner strategici. La Russia ha saputo capitalizzare su questo malcontento, offrendo un modello di cooperazione meno vincolato a condizionalità politiche o democratiche, più diretto e più in linea con gli interessi dei regimi africani. Questo nuovo dipartimento del ministero degli Esteri russo è solo l’ultimo tassello di una politica che mira a consolidare un’influenza ormai diffusa.

La creazione di un’unità diplomatica dedicata all’Africa da parte della Russia è la dimostrazione che Mosca intende formalizzare e strutturare la sua strategia sul continente, garantendosi una presenza più stabile e organizzata. La Francia, invece, continua a incassare sconfitte su sconfitte, incapace di adattarsi a un nuovo scenario geopolitico in cui la sua egemonia è un ricordo del passato. Se la tendenza non cambierà, il futuro dell’Africa francofona sarà sempre più segnato da una maggiore diversificazione dei partner internazionali, con Mosca pronta a raccogliere tutto ciò che Parigi ha perso per arroganza o miopia politica.