Africa: Biden apre il portafogli e scommette sul Kenya

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Una vera epidemia di colpo di stato in funzione anti-occidentale – Mali, Burkina Faso e Niger – e l’influenza in crescita di Cina e Russia in Africa, hanno portato gli Stati Uniti a corteggiare un Paese nella regione che negli ultimi tempi ha adottato una diplomazia piuttosto vivace: il Kenya, nazione con cui Washington ha relazioni bilaterali da 60 anni. Il 23 maggio scorso, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha infatti accolto per una storica visita di Stato a Washington, DC, e per una elegante cena alla Casa Bianca il presidente del Kenya William Ruto. In una nota, la Casa Bianca ha sottolineato che i due Paesi sono “legati da valori democratici condivisi e dall’impegno reciproco a promuovere i diritti umani e a rafforzare le istituzioni politiche” e che la visita del presidente Ruto conferma “nuove aree di cooperazione per salvaguardare i diritti e le libertà di fronte all’aumento dell’autoritarismo”. Sul piatto Washington ha stanziato quasi 40 milioni di dollari per tutelare la “democrazia e i diritti umani” in Kenya oltre a 700 mila dollari per sostenere la “società civile” del Paese e altri 2,7 milioni di dollari per la supervisione dei processi di governance.

L’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid) ha inoltre annunciato un programma aggiuntivo di 1,3 milioni di dollari per l’empowerment dei giovani, e 600.000 dollari per promuovere l’inclusione dei disabili. A questi si aggiungono fondi per contrastare la corruzione, sostenere l’istruzione e il settore tecnologico. Oltre ai fondi degli Usa, il Kenya ha da poco ottenuto da parte della Banca Mondiale – istituzione facente parte del Washington consensus – tre pacchetti di sostegno al bilancio per un valore complessivo di 1,2 miliardi di dollari, al fine aiutare il Paese africano ad “affrontare le pressioni fiscali a breve termine e ad accelerare sulle politiche green”.

Ora gli Stati Uniti puntano sul Kenya

Con questa serie di accordi gli Stati Uniti puntano a rafforzare e cementare la loro influenza nel Paese africano. Ma c’è una forma di riconoscenza da parte di Biden verso il Kenya. Il 1° marzo scorso, infatti, il presidente keniano William Ruto e il primo ministro di Haiti, Ariel Henry, hanno siglato l’accordo che formalizza l’invio di mille agenti di polizia dal Paese africano nell’isola caraibica colpita da violenze interne e grave instabilità politica e sociale. Trattasi di una missione di sicurezza internazionale approvata dall’Onu e fortemente caldeggiata dagli Stati Uniti, a cui hanno aderito anche Bahamas, Bangladesh, Benin e Ciad. L’invio delle forze di polizia si è concretizzato proprio in occasione della visita del presidente Ruto alla Casa Bianca. Biden ha elogiato il Kenya per l’iniziativa e si è detto “grato” nei confronti della “leadership del presidente Ruto per un impegno multinazionale”. Naturalmente, gli Stati Uniti non impiegheranno un solo soldato sul posto a fianco dei kenyani ma Biden ha promesso “logistica, intelligence e attrezzature” al fine di sostenere l’operazione.

Biden in affanno sul dossier africano

Impegnato su altri fronti – Ucraina, Gaza – il presidente Joe Biden e la sua squadra non hanno fatto molto in questi anni al comando per rafforzare l’influenza degli Stati Uniti in l’Africa, nonostante il USA-Africa al Convention Center organizzato a Washington nel dicembre 2022, che tuttavia di risultati concreti non ne ha portati. Inoltre, nota Responsible Statecraft, “Biden non è riuscito a mantenere la promessa di visitare l’Africa durante il suo primo mandato ed è stato lento nel fornire sostegno diplomatico per porre fine alla guerra civile sudanese”. Segnali di una scarsa attenzione del presidente verso il dossier africano, almeno fino alla recente visita ufficiale di Ruto alla Casa Bianca.

“Importante alleato non Nato”

A dimostrazione del legame sempre più forte tra le due nazioni, l’amministrazione Biden ha recentemente nominato il Kenya “importante alleato non Nato” degli Stati Uniti. Non si tratta né di un trattato militare né tantomeno di un patto di sicurezza, ma rafforza i legami di difesa tra i due eserciti pur non vincolando gli Stati Uniti e il Kenya alla reciproca difesa, nel caso in cui uno dei due fosse sotto attacco. Anche se rimane un’attestazione di fiducia molto importante da parte degli Usa verso il Paese africano, considerato uno più stabili e affidabili di tutta l’area. Biden ha descritto la decisione come “il compimento di anni di collaborazione. Le nostre operazioni congiunte di antiterrorismo”, ha rimarcato il presidente Usa, “hanno degradato l’Isis e al-Shabab in tutta l’Africa orientale, il nostro sostegno reciproco all’Ucraina ha mobilitato il mondo a sostenere la Carta delle Nazioni Unite, e il nostro lavoro insieme su Haiti sta aiutando a spianare la strada per ridurre l’instabilità e la insicurezza”.

La politica “multipolare” del Kenya

Per quanto riguarda la controparte, attenzione tuttavia a considerare il Kenya come una nazione schiacciata del tutto sulle posizioni americane. Oltre ad aver siglato un importante accordo commerciale con l’Unione europea che entrerà in vigore a luglio, l’ottobre scorso Ruto ha incontrato a Pechino il presidente cinese Xi Jinping rimarcando il “continuo impegno del Kenya” nei confronti della “politica dell’unica Cina” durante l’incontro bilaterale svoltosi nella capitale della Repubblica Popolare. Ruto ha così smentito gli ammiccamenti che c’erano stati, da parte di alcuni esponenti della società civile verso l’apertura di un dialogo con Taiwan. Ma Ruto ha ottimi rapporti e relazioni anche nel Golfo Persico: tant’è vero che il governo di Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) gli ha noleggiato per la storica visita negli Usa un lussuoso Boeing Business Jet gestito da Royal Jet, una compagnia degli Emirati guidata dal membro della famiglia reale Mohammed Bin Hamad Bin Tahnoon Al Nahyan. Una diplomazia basata sull’interesse nazionale che guarda a Washington così come a Oriente.