Il presidente afghano Ashraf Ghani ed il rivale Abdullah Abdullah, ex ministro degli Esteri ed autoproclamatosi Capo di Stato nel marzo del 2020, hanno raggiunto un accordo che potrebbe mettere fine alla lunga crisi che ha colpito l’Afghanistan. L’intesa, raggiunta senza mediazioni internazionali, è, secondo Ghani, “un giorno storico per il Paese”. Fraidoon Khawzoon, portavoce di Abdullah, ha reso noto che gli esponenti politici a lui vicini otterranno il 50 per cento dei posti del gabinetto presidenziale e diversi governatorati.  Abdul Rashid Dostum, accusato di gravi abusi dei diritti umani, verrà nominato Maresciallo delle Forze Armate ed Abdullah presiederà la delegazione che condurrà le trattative di pace con i Talebani. Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha espresso il proprio apprezzamento per l’accordo raggiunto.

Un nuovo inizio

Abdullah e Ghani si erano entrambi proclamati vincitori in seguito alle elezioni presidenziali svoltesi nel settembre del 2019. I risultati ufficiali avevano infine premiato Ghani ma il tutto era avvenuto dopo forti ritardi ed accuse di manipolazione del voto. Nel mese di marzo i due avevano dato vita a cerimonie d’inaugurazione parallele all’interno del Palazzo Presidenziale di Kabul. Gli Stati Uniti avevano così deciso di tagliare un miliardo di dollari di aiuti al Paese. La contesa aveva reso più difficile lo svolgimento dei colloqui di pace con i Talebani. Pompeo ha ricordato come ” la priorità, per gli Stati Uniti, resti quella di trovare una soluzione politica al conflitto”.

La soluzione, però, dovrà anche passare da Kabul e ciò non è scontato: il sistema politico del Paese è segnato dai personalismi dei leader politici, dall’assenza di partiti strutturati sul territorio e dalla tradizionale inimicizia tra alcuni dei gruppi etnici o religiosi afghani. Le continue violenze portate avanti dai Talebani e dai gruppi legati allo Stato Islamico rendono la nazione particolarmente instabile e affliggono la popolazione civile, vittima di continui attentati.

Le prospettive

Il problema del terrorismo incide pesantemente sulla stabilità dell’Afghanistan: due attacchi, che hanno avuto luogo alcuni giorni fa, hanno scosso l’opinione pubblica del Paese. Nel primo caso un commando armato ha fatto irruzione in un reparto di maternità di un ospedale di Kabul uccidendo 24 persone tra neonati, madri e personale sanitario mentre in un’altra occasione è stato colpito un funerale nella provincia del Nangarhar. In totale hanno perso la vita 56 persone mentre oltre 100 sono rimaste ferite.

L’esecutivo ha accusato i Talebani che, però, hanno negato ogni coinvolgimento mentre non è chiaro se le azioni possano essere state opera dello Stato Islamico. Il ministero dell’Interno ha reso noto che sono stati compiuti 3712 attacchi terroristici negli ultimi due mesi e mezzo e 1450 civili sono rimasti uccisi o feriti in queste occasioni. Gli Stati Uniti intendono spingere Kabul ed I Talebani a stringere una qualche forma di intesa per facilitare il ritiro delle truppe americane dal Paese ma non è detto che ciò accada. L’inimicizia tra le parti è profonda, non c’è particolare fiducia e buona parte dello Stato non è nemmeno sotto il controllo del governo. Ciò complicherà ogni sforzo finalizzato al raggiungimento della pace.

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