La ritirata del 1989 e la fine della rovinosa campagna afghana non hanno distolto l’attenzione di Mosca dai confini meridionali dell’ex impero sovietico; in particolare, dopo il 1996, il Cremlino ha appoggiato e finanziato l’Alleanza del Nord (i guerriglieri mujaheddeen che un decennio prima combattevano l’Armata rossa) in chiave anti-talebana. Infatti, lo stato talebano garantiva rifugio ai ribelli musulmani che compivano attentati in Uzbekistan e in Tagikistan paesi che, inseguito al crollo dell’Urss, hanno attraversato un periodo di instabilità politica molto forte.uzDalla fine della Guerra fredda, la Russia mantiene ancora oggi operativa la 201esima Divisione motorizzata, unità dell’esercito che conta 7mila uomini dislocati lungo 1400 km di confine tagiko-afghano. In base a recenti accordi (stipulati fra Mosca e Dushanbe nel gennaio scorso), il reparto continuerà ad operare fino al 2042.Ma perché guardare ancora all’Afghanistan? La fine della missione ISAF e il ritiro della NATO dal paese hanno certamente influenzato la politica estera del Cremlino che, ora, può intervenire nell’area centro asiatica senza influenze esterne.Tuttavia, è lecito ipotizzare che il prestigio internazionale non sia motivo sufficiente per investire ingenti risorse, materiali e umane, per giunta per un periodo così lungo. Inoltre, la Russia sembra più intenzionata a monitorare l’Afghanistan, piuttosto che a rimetterci di nuovo piede. Cos’ha, allora, di tanto importante il Paese degli Aquiloni per Mosca? Una parola: sicurezza.Dalla metà degli Anni 90, infatti, nei territori afghani si è sviluppata una fitta e ramificata rete di contrabbando di stupefacenti che si estende fino alla Russia attraverso il Tagikistan, sfruttando gli scarsi controlli delle autorità di Dushanbe.“Il Tagikistan è la prima linea di difesa dalle droghe provenienti dall’Afghanistan” ha ricordato il Direttore dell’ United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC) Yury Fedotov nel novembre del 2010, sottolineando così la strategicità della ex repubblica sovietica nel contrasto degli illeciti. Infatti, stando ai dati forniti dall’UNODC, circa il 20% dell’eroina e il 15% dell’oppio afghani transiterebbero proprio per il territorio tagiko, per un valore complessivo stimato in mezzo miliardo di dollari.Una cifra considerevole se rapportata al PIL del Tagikistan, che è di circa 8 miliardi di dollari e metà del quale rappresentato dalle rimesse del milione e mezzo di tagiki che vivono e lavorano in Russia, spesso come clandestini, senza tutele sanitarie e lavorative, con il rischio di essere catturati ed espulsi dalla polizia.E se l’economia di un paese si regge per metà sui soldi che gli immigrati inviano alle famiglie, è facile comprendere quanto la Repubblica del Tagikistan sia instabile politicamente e inaffidabile nell’opera di contenimento di attività terroristiche e criminali.La 201esima Divisione, dunque, è la pedina più importante che Mosca muove nell’area centro asiatica: 7mila uomini che, oltre ai talebani (che hanno ripreso l’offensiva lo scorso aprile), devono prestare attenzione anche alle autorità locali tagike, supportandole e garantendo una costante operazione di monitoraggio su un territorio che, oggi, è il ventre molle della sicurezza russa.

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