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Il diritto alla salute è universale, ma in Afghanistan e Siria è diventato un lusso per pochi. Ospedali privi di attrezzature, farmaci essenziali introvabili e tassi record di mortalità materna e infantile sono solo alcuni dei sintomi di una crisi sanitaria che affonda le sue radici non solo in conflitti e povertà, ma anche nelle sanzioni economiche internazionali. Misure pensate per colpire i governi finiscono per piegare le popolazioni civili, lasciando le fasce più vulnerabili senza cura.

In Afghanistan, il sistema sanitario è al collasso: mancano risorse, personale e strutture adeguate, con conseguenze particolarmente gravi per le donne e per chi vive nelle aree rurali. Tassi allarmanti di malnutrizione materno-infantile e un’incidenza tra le più alte al mondo di morti durante il parto testimoniano la profondità della crisi. Le sanzioni economiche aggravano la situazione, bloccando gli aiuti internazionali.

Allo stesso modo, in Siria, anni di guerra e restrizioni economiche hanno paralizzato le cliniche e impedito l’accesso a cure salvavita. Alcuni attori internazionali stanno valutando l’abolizione delle sanzioni in Siria, evidenziando la necessità di bilanciare le pressioni politiche con l’urgenza di alleviare le sofferenze della popolazione civile.

Le testimonianze afghane raccolte da Radio Bullets evidenziano quanto sia difficile accedere a cure mediche di base, per non parlare di trattamenti specialistici. Le donne sono particolarmente colpite, soprattutto in seguito alla decisione del regime talebano di proibire loro di lavorare come ostetriche. Questo ha comportato una diminuzione della forza lavoro sanitaria e la perdita di un punto di riferimento fondamentale per la salute riproduttiva e materna in un Paese dove le complicazioni legate alla gravidanza e al parto sono tra le principali cause di mortalità. Le aree rurali soffrono ulteriormente per la mancanza di cliniche adeguate, aggravata da infrastrutture carenti e difficoltà di trasporto. L’accesso ai vaccini è limitato e le epidemie di malattie prevenibili come il morbillo e la poliomielite stanno aumentando. Dispensari privi di attrezzature e medicinali insufficienti rendono impossibile affrontare emergenze sanitarie.

Il legame tra sanzioni e crisi sanitaria

Le sanzioni economiche, spesso imposte con l’intento di esercitare pressione politica sui governi e incentivare un cambiamento nelle azioni considerate contrarie al diritto internazionale, finiscono per avere effetti devastanti sulle popolazioni civili. In molti casi, queste misure colpiscono settori cruciali come quello sanitario, impedendo l’importazione di medicinali salvavita e attrezzature mediche essenziali. La difficoltà di trasferire fondi ha infatti rallentato il lavoro delle ONG, compromettendo la capacità di rispondere alle necessità sanitarie della popolazione.

Le sanzioni economiche imposte dalla comunità internazionale dopo la presa del potere da parte dei talebani hanno ulteriormente paralizzato l’economia afghana. Congelando le riserve di valuta estera e limitando le transazioni finanziarie, le sanzioni hanno infatti contribuito a privare il governo di risorse per sostenere il sistema sanitario pubblico. Secondo numerosi rapporti e analisi delle Nazioni Unite e di organizzazioni umanitarie, il finanziamento del settore sanitario afghano dipende in larga parte dagli aiuti esterni, ma questi si sono drasticamente ridotti proprio a causa delle sanzioni.

In Siria le sanzioni internazionali hanno contribuito a devastare un sistema sanitario già compromesso dalla guerra. Ospedali e cliniche soffrono una cronica mancanza di forniture mediche. Allo stesso modo, in Afghanistan, le sanzioni hanno reso quasi impossibile l’importazione di macchinari e farmaci essenziali. La combinazione di conflitti interni, disfunzioni politiche e isolamento economico, aggiunte alle restrizioni dovute alle continue applicazioni della Sharia, ha creato un circolo vizioso in cui le sanzioni non riescono a colpire esclusivamente i responsabili politici, ma danneggiano gravemente le condizioni di vita della popolazione.

Abolire le sanzioni internazionali in Siria

Di recente, la comunità internazionale ha avviato un dibattito sulla necessità di attenuare le sanzioni economiche in Siria per alleviare le sofferenze della popolazione civile. Si è discusso della creazione di deroghe umanitarie più efficaci e di un monitoraggio dell’impatto delle sanzioni. Il ministro degli esteri turco Hakan Fidan sostiene che “la comunità internazionale deve mobilitarsi per aiutare la Siria a rimettersi in piedi e per far tornare gli sfollati”, come ha affermato a fine dicembre in occasione dell’incontro con il capo della milizia HTS, leader in pectore del Paese, Abu Mohammad al-Jolani.

Recentemente, l’amministrazione Biden ha deciso di allentare le restrizioni sugli aiuti umanitari in Siria per sei mesi. Si tratta di una mossa che permette di accelerare la consegna di beni di prima necessità senza però revocare le sanzioni che bloccano altri aiuti al governo siriano, ribadendo la prudenza degli Stati Uniti nella rimozione delle sanzioni in Siria. La scelta degli USA è dettata dai dubbi nei confronti del nuovo esecutivo siriano, guidato da un’organizzazione ritenuta terrorista da Washington e Bruxelles. Le future decisioni sul possibile riconoscimento del governo ribelle, ma anche sulla revoca delle sanzioni, saranno demandate probabilmente a Donald Trump.

Secondo l’Italia, invece, sarebbe fondamentale focalizzarsi sulle cosiddette sanzioni settoriali, mirando anche a favorire iniziative di ‘early recovery’. La rimozione delle sanzioni dovrebbe essere subordinata in modo efficace a progressi concreti, incoraggiando le nuove autorità siriane ad attuare riforme significative, favorendo così la ricostruzione e il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

Durante la telefonata del 9 gennaio tra Giorgia Meloni e Recep Tayyip Erdoğan, si è discusso della ricostruzione della Siria, con particolare attenzione alla necessità di abolire le sanzioni internazionali. Erdoğan ha sottolineato l’urgenza di questa misura per facilitare il processo di ricostruzione e ha chiesto il sostegno italiano per guidare l’iniziativa. Meloni avrebbe espresso disponibilità a considerare questa esigenza, secondo quanto riportato dalle autorità turche.

Il dibattito può offrire importanti spunti per affrontare situazioni simili in Afghanistan, dove una strategia più equilibrata potrebbe contribuire a mitigare le conseguenze umanitarie senza compromettere gli obiettivi politici delle sanzioni.

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