Si chiamano Gulfstream G550, ne abbiamo acquistati una coppia, sono business jet “modificati” per l’impiego militare omologhi a quelli sviluppati per l’Israeli Air Force; e adesso, a quanto pare, potrebbero essere già entrati in azione.
Sul sito dell’AM vengono riportati come CAEW – Conformal Airborne Early Warning – ma per essere più chiari possiamo dire che sono le nostre nuove unità AWACS: gli aerei spia che l’immaginario comune associa ai velivoli americani con la celebre cupola radar a “padella” nella parte superiore; investiti di compiti di sorveglianza dello spazio aereo e supporto missione attraverso l’enorme e preziosa mole di dati che hanno la capacità di ottenere. Consegnati nel dicembre 2016 e nel dicembre 2017, sono entrambi basati a Pratica di Mare presso il 14esimo Stormo: erede del reparto “radiomisure” (intelligence elettronica/ ELINT) che recentemente ha assorbito il personale specializzato in missioni aerofotogrammetrie.
Modificati dalla piattaforma commerciale in Type A dalla casa madre e in Type B dagli israeliani, i Gulfstream III sono un “sistema multi-sensore con funzioni di sorveglianza aerea, comando, controllo e comunicazioni, strumentale alla supremazia aerea e al supporto alle forze di terra”. Integrati con sistema AEW per acquisizione ed identificazione degli obiettivi(target acquisition e target information) permettono un’ampia copertura radar, possiedono 2 antenne L-band e 2 S-band, e capacità RASP (Recognized Air Surface Picture) per la mappatura di aeree di superficie o ricognizione fotografica. Tutti i dati ottenuti possono essere analizzati ed elaborati dagli operatori missione (6) che possono comunicarli in tempo reale. Israele ha classificato questo velivolo come SEMA -Special Electronic Mission Aircraft. Oltre a noi e loro ne esistono altri 4 e li ha Singapore.
Cosa fanno gli aerei spia?
Questa tipologia di velivoli – AWACS e AEW&C- possono intercettare comunicazioni, monitorare movimenti di mezzi e persone, mappare territori e fornire supporto logistico a missioni svolte in aria o a terra. Potrebbe non essere un caso, dunque, se nelle scorse settimana proprio un volo decollato dalla Sicilia con codice identificativo GLF (Gulfstream) è stato pizzicato a ‘rastrellare’ un’area ben definita tra la costa e l’entroterra a ovest di Tobruk. Il velivolo, la cui traccia radar era consultabile sui portali di uso comune come Flightradar24, ha letteralmente ‘tessuto’ la zona come se stesse cercando ‘qualcosa’. Secondo le informazioni rilasciate dalla Difesa, i Gulfstream e i loro equipaggi – addestrati negli Stati Uniti – hanno già operato in missioni analoghe nelle acque internazionali a ridosso del nostro paese. Ciò che avviene in Libia però, rimane un mistero.
Il problema degli aerei “spia” visibili da tutti
È da diverso tempo che viene sollevato il problema legato alla ‘rintracciabilità’ di voli militari tramite canali facilmente consultabili da civili e il conseguente rischio per la sicurezza nazionale o i piani strategici. Tutto si fonda sul sistema ADS-B utilizzato dai trasponder, che trasmette autonomamente i dati dei sistemi di navigazione dell’aeromobile comunicando posizione, l’altitudine e traiettoria di volo calcolate dal GPS. Tali informazioni vengono trasmesse sulla frequenza di 1090 MHz affinché stazioni di terra e altri aeromobili possano riceverle per motivi di sicurezza e procedure attinenti. Il problema è che quella frequenza è facilmente captabile da apparecchiature commerciali e amatoriali: permettendo a chiunque voglia di ricevere ed elaborare quel genere dati. I sempre più noti portali consultabili con un qualsiasi tablet – Flightradar24 e PlaneFinder – si affidano a una rete di centinaia di ‘ricevitori’ che condividono i dati dei transponder in volo su tutto il mondo e ci permettono di monitorie il cielo comodamente seduti sul divano. Anche se i mezzi militari sono provvisti di un trasponder diverso (Mode-S), e quando sono coinvolti in missioni di guerra ‘reale’ hanno l’ordine di disattivarlo, spesso, i loro dati vengono captati ugualmente e nel caso di aerei spia – dagli RC-135U americani, agli E-3 Sentry inglesi ai TU-204 russi – la cosa diventa leggermente imbarazzante quando essi voltano i zone sensibili o di guerra quali Crimea, Turchia, Afghanistan, Iraq, Libia e via dicendo. Le intercettazioni amatoriali sono sempre più diffuse, e quella del Gulfstream che ‘dovrebbe’ appartenere alla nostra Aeronautica Militare nei cieli della Libia è abbastanza peculiare. Tuttavia, un’altra ipotesi diffusa è quella che la tracciabilità di aerei impiegati in missioni IRS non sia dovuta alla dimenticanza di spegnere il trasponder per la necessaria di segretezza, ma all’esatto contrario: voler mostrare la bandiera, sussurrando dai tracciati radar ‘noi siamo qua, e possiamo ascoltarvi’.