La Royal air force (Raf) ha ricevuto il semaforo verde dalla Nato: gli aerei britannici schierati in Romania pattuglieranno il Mar Nero. Lo scopo? La difesa di un alleato della Nato in un settore particolarmente caldo dell’Alleanza atlantica. Il nemico? Ovviamente la Russia, ormai considerato l’avversario principale della politica britannica e della Nato tutta.

L’annuncio era nell’aria. In queste ore è arrivata soltanto la conferma ufficiale con il via ai pattugliamenti. La Royal air force ha comunicato la notizia attraverso il suo sito internet. Come si legge nel comunicato, durante una cerimonia tenutasi presso la base aerea Mihail Kogalniceanu, nel sud della Romania, “i principali funzionari della Nato hanno dato ufficialmente l’accreditamento ai Typhoon della Raf per l’avvio delle missioni di potenziamento dell’aeronautica della Nato sul Mar Nero”.

A guidare le operazioni di pattugliamento, definita una missione di “polizia aerea”, sarà il tenente generale Ruben C. Garcia Servert, dell’aviazione spagnola, già comandante del Combined air operations center (Caoc) presso la base aerea di Torrejon in Spagna.

L’ambasciatore britannico in Romania, Paul Brummel, ha commentato la missione con queste parole: “Tali missioni di polizia aerea assicurano che saremo in grado di affrontare in modo rapido ed efficiente qualsiasi potenziale aggressione o minaccia nei confronti dell’Alleanza o dei suoi membri”. Aggressione che, evidentemente, viene collegata alla Russia.

Il Regno Unito e la difesa della Nato

I Typhoon della base di Coningsby nel Lincolnshire trascorreranno quattro mesi presso la base aerea Mihail Kogalniceanu, operando insieme all’aeronautica rumena. L’annuncio era già stato dato dal ministro della Difesa britannico, sir Michael Fallon, a fine marzo. 

Come riporta il quotidiano britannico Independent, il capo della Difesa di Sua Maestà annunciò questa nuova missione ricordando l’impegno sempre maggiore di Londra nella Nato. Proprio sul fronte orientale, quello con Mosca. “Il Regno Unito sta intensificando il sostegno alla difesa collettiva della Nato dal nord al sud dell’alleanza – ha dichiarato Fallon – e con questo schieramento gli aerei della Raf saranno pronti a proteggere lo spazio aereo della Nato e a fornire rassicurazione ai nostri alleati nella regione del Mar Nero”.

Sempre a marzo, Londra aveva inviato le prime unità militari in Estonia come parte del piano della Nato per rinforzare il confine baltico. Circa 120 soldati del quinto battaglione The Rifles sono sbarcati a metà marzo nella base aerea di Amari, a 25 miglia a sud-ovest di Tallinn, per unirsi a truppe francesi e danesi nella missione di “deterrenza” contro ipotetiche aggressioni di Mosca. 

Il Mar Nero al centro dello scontro

Da nord a sud dell’Alleanza, diceva il ministro britannico. E in effetti, dal Baltico al Mar Nero, il fronte orientale della Nato è in continua ebollizione. Le truppe occidentali affluiscono continuamente al confine con la Russia. E per Mosca, il Mar Nero e il mar Baltico sono punti assolutamente fondamentali della propria strategia. Uno per accedere all’Atlantico, l’altro per accedere al Mediterraneo.

Il Mar Nero, soprattutto in questi ultimi mesi, si è trasformato in un terreno di scontro molto duro fra le forze armate russe e quelle occidentali, in particolare americane. A febbraio, la Us Navy inviò la Uss Carney e la Uss Ross nel mar Nero per “condurre operazioni di sicurezza marittima”. Poche settimane prima, un Su-27 russo aveva intercettato un aereo spia americano, mentre a novembre del 2017 fu un Su-30 a intercettare un Poseidon statunitense sempre sui cieli del Mar Nero.

Le tensioni, in quell’area, sono in aumento. E, in questo senso, la situazione in Ucraina è estremamente rilevante. La Crimea è sempre stato il terminale strategico russo in quel mare e lo sbocco per Mosca per far accedere la sua flotta nel Mediterraneo. E non è un caso che il fronte ucraino interessi particolarmente sia alla Nato che a Mosca. Non è solo l’allargamento di un’alleanza, ma il togliere (o viceversa mantenere) uno sbocco sul mare.