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Con gli ultimi sondaggi relativi all’apprezzamento, il presidente della Francia Emmanuel Macron deve iniziare a fare seriamente i conti riguardo la possibilità che alla prossima tornata elettorale del 2022 egli possa non essere rieletto. Stando infatti a quanto sostenuto da Le Monde, il consenso popolare verso il suo piano di riforme è andato incessantemente scemando dalla sua elezione nel 2017 e soprattutto tra quelle categorie che, verosimilmente, potrebbero spingersi verso le posizioni della sua avversaria Marine le Pen. E soprattutto dopo gli imprevisti nella campagna elettorale per la conquista di Parigi anche le possibilità di recuperare terreno tramite le figure politiche a lui politiche rischia di aver subito un colpo difficile da assorbire; proiettando En Marche! forse verso un declino tanto rapido quanto la scalata che condusse Macron all’Eliseo nel 2017.

La Francia potrebbe affidarsi a Rassemblement National

Come sottolineato, buona parte dei delusi dal presidente della Francia e dalla compagine di governo di Edouard Philippe proverrebbe dai pensionati – in calo del 5% da inizio anno – e dai dirigenti aziendali – quasi per l’11%. A causa in parte dell’estrazione sociale ed in parte dalle precedenti intenzioni di voto, il grosso dei delusi di queste categorie potrebbe decidere di affidarsi alla prossima tornata alla più nazionalista Le Pen; accomunati anche dalla dura opposizione al piano di riforme volute da Macron. Quasi certa ormai di arrivare al secondo turno, in caso di ballottaggio le possibilità del presidente uscente di ottenere di nuovo il mandato sarebbero questa volta molto più ridotte, considerando i numeri persi sin dai giorni successivi al suo insediamento.

La possibilità che il prossimo presidente della Francia possa provenire dagli ambienti della Destra era già stata sottolineata dal Financial Times, che per primo aveva messo in guardia il governo della Francia della crisi di consensi. Tuttavia, nonostante le avvertenze la compagine dell’esecutivo ha continuato imperterrito il piano di riforme, sino a piombare nel buio più totale degli ultimi giorni, con una riforma delle pensioni che – oltre ad essere sgradita – sembra pure riscontrare difficoltà nella fase di discussione parlamentare.

Macron deve convincere il centro

Nel 2017, uno degli elementi che aveva spinto En Marche! sino alla guida dell’Eliseo era stata la sua capacità di presentare volti puliti in grado di dare un cambiamento al volto della politica del Paese che al tempo stesso avevano dimostrato preparazione nei loro ambiti di formazione. E nonostante le capacità dei ministri della Francia non siano – quasi – mai state messe in discussione, l’atteggiamento di chiusura nei confronti dell’opposizione e dell’opinione pubblica ha danneggiato l’immagine del movimento agli occhi della popolazione; alimentando il calo dei consensi. Inoltre, un atteggiamento troppo rigido ed impostato nel portare a casa il risultato senza ascoltare le volontà popolari hanno accresciuto la frattura in essere tra popolo e governo; contrariamente a come sarebbe dovuto essere stato con la “liberazione” degli alti palazzi della Repubblica dai dinosauri del passato.

Per avere nuovamente qualche chance di portare a casa il risultato, Macron è obbligato a convincere il centrodestra, giocando di fatto già in vantaggio contro Le Pen per quanto riguarda l’elettorato di sinistra. Tuttavia, con lo spostamento delle preferenze verso posizioni conservatrici in atto un po’ in tutta Europa e con la frattura creata nei confronti dei suoi elettori, la strada per la rielezione sembra più difficile del previsto. In un futuro che, almeno dal punto di vista politico, non sembra intenzionato a sorridergli.

L’unico spazio di manovra al momento è insito in una manovra finanziaria fortemente espansiva per il 2021 e sull’apertura alle richieste della popolazione nel corso del prossimo anno; tornando ad attuare – in caso di rielezione – al suo piano di riforme soltanto dopo la riconferma all’Eliseo. In caso contrario, il protrarsi dell’attuale atteggiamento rischia di sbarrare definitivamente le possibilità di tornare alla guida del Paese; con il popolo della Francia che, a quel punto, avrà la possibilità di giungere alla definitiva resa dei conti.