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Politica

Adesso lo ammette anche la Cia: “Kim non vuole nessuna guerra”

Nonostante la narrativa comune lo abbia identificato come un pazzo, Kim Jong-un non è considerato tale da tutta la diplomazia e l’intelligence mondiale. Ad ammetterlo è la stessa americana Cia, che, stando, alle dichiarazioni di Yong Suk Lee, vicedirettore della...

Nonostante la narrativa comune lo abbia identificato come un pazzo, Kim Jong-un non è considerato tale da tutta la diplomazia e l’intelligence mondiale. Ad ammetterlo è la stessa americana Cia, che, stando, alle dichiarazioni di Yong Suk Lee, vicedirettore della missione dell’agenzia americana in Corea, ritiene il leader nordcoreano un “attore molto razionale” che non vuole la guerra con gli Stati Uniti nonostante le sue provocazioni belliche nei confronti degli Usa e degli alleati di Washington in Asia orientale. “L’ultima persona che vuole conflitto sulla penisola coreana è Kim Jong-un”, ha affermato mercoledì in audizione a Washington, Yong Suk Lee. Il presidente della Corea del Nord “vuole quello che vogliono tutti i leader autoritari… governare per molto tempo e morire pacificamente nel proprio letto”. “Abbiamo una tendenza, in questo Paese e in generale ovunque, a sottovalutare lo spirito di conservazione che scorre in questi regimi autoritari ed è probabilmente il più grande interruttore per qualsiasi tipo di conflitto”, ha detto il vicedirettore della missione della Cina nella penisola coreana, aggiungendo che “lasciando da parte la retorica” di Kim, quest’ultimo non ha alcun interesse a duellare con la potenza militare degli Stati Uniti e dei partner di Washington nel Pacifico.

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In sostanza, il funzionario Cia, smentendo le parole dello stesso presidente degli Stati Uniti, che ha più volte ripetuto di considerare Kim un pazzo, ha messo in luce quello che per molti analisti e osservatori era evidente già da tempo. Il presidente nordcoreano tutto è fuorché un giocatore irrazionale nello scacchiere asiatico. Kim Jong-un sa perfettamente che una guerra contro gli Stati Uniti sarebbe catastrofica e che un attacco spontaneo da parte di Pyongyang scatenerebbe una tale reazione militare da parte di Usa, Corea del Sud e Giappone che segnerebbe la fine del potere di Kim e dello stesso regime nordcoreano. La strategia di Kim è evidente: raggiunta la certezza di non essere rovesciato manu militari, grazie all’assicurazione sulla vita rappresentata dall’atomica, ora attende di raffreddare la situazione e, lentamente, sedersi intorno a un tavolo (più o meno ufficiale) per ottenere garanzie in termini economici e politici. Come ha confermato l’ex inviato degli Stati Uniti per la Corea, l’ambasciatore Joseph De Trani, i nordcoreani “vedono che l’obiettivo degli Stati Uniti nella penisola è un regime change, e quindi parlano della loro stessa sopravvivenza. Vogliono sopravvivere e sentono che con quelle armi nucleare nessuno metterà andrà a metterli nei guai”. “Useranno queste armi?” ha domandato retoricamente il diplomatico Usa. “No, non sono dei suicidi”.

L’idea è che la Corea del Nord, in questo momento, sia una spina nel fianco per entrambe le superpotenze interessate all’Estremo Oriente, e cioè Cina e Stati Uniti. Per quanto riguarda la Cina, la Corea del Nord ha rappresentato per decenni un utile strumento per scardinare il sistema di alleanze Usa nel Pacifico e mettere a repentaglio la stessa solidità dell’alleanza. La militarizzazione della Corea del Nord ha, di fatto, evitato che gli Stati Uniti fossero al confine con la Cina e con la Russia ed ha reso quasi scomoda, per certi versi, la presenza militare statunitense nella penisola coreana per gli stessi alleati di Seul. Tuttavia, negli ultimi anni, l’ascesa di Kim Jong-un ha reso la Corea del Nord un problema per la stessa Cina, che adesso vede in Pyongyang un pericolo per la stabilità dell’area e lo strumento con cui gli Stati Uniti possono continuare a rafforzare la loro presenza militare nel Pacifico. Prova ne è che il governo di Pechino ha deciso, ormai da mesi, di seguire le sanzioni imposte dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e di ridurre drasticamente le importazioni dalla Corea del Nord e le esportazioni verso il regime, specialmente quelle di greggio. Kim è riuscito in questi anni a crearsi una libertà di manovra per cui sostanzialmente non è alleato di nessuno: è partner della Cina ma, nello stesso tempo è un problema per Pechino. E questo fa sì che gli Stati Uniti possano sfruttare il pericolo nordcoreano per gestire l’espansione della Cina nei mari del Pacifico e contenerlo attraverso il rafforzamento degli alleati Usa e delle basi militare nella regione.

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