Ora è ufficiale: il partito laburista inglese apre, per la prima volta, alla possibilità di indire un secondo referendum sulla Brexit. Secondo il maggior partito di opposizione, infatti, la Camera dei Comuni dovrebbe essere messa nelle condizioni di decidere se votare per una seconda consultazione popolare. La proposta è contenuta in un emendamento al cosiddetto “piano B” per la Brexit della premier Theresa May.

La proposta, frutto di un compresso all’interno del partito britannico, è arrivata un po’ a sorpresa, sebbene, come scrive Repubblica, la direzione del Labour non sarà obbligata a seguire pedissequamente l’eventuale approvazione di un secondo referendum da parte della Camera, ma deciderà in base alle condizioni politiche del momento.

La mozione, riporta l’Ansa, presentata direttamente dal leader del Labour, Jeremy Corbyn, propone di verificare l’esistenza di una maggioranza trasversale a Westminster su vari scenari: da quello sostenuto in prima battuta dallo stesso Corbyn di una Brexit più soft che lasci il Regno all’interno dell’unione doganale e con legami forti con il mercato unico; fino appunto a quella di un nuovo voto popolare in grado in teoria di rimettere in discussione l’uscita dall’Ue.

Il piano Labour per la Brexit

Inoltre, come spiega il Guardian, il piano Brexit alternativo del partito sarebbe oggetto di una votazione separata se l’emendamento venisse portato avanti e propone per l’appunto che il Regno Unito rimanga in un’unione doganale post-Brexit con l’Unione Europea e abbia una forte relazione con il mercato unico. I diritti dei cittadini e gli standard dei consumatori sarebbero armonizzati con quelli dell’Ue.

In merito, il leader del Labour Jeremy Corbyn ha dichiarato: “Il nostro emendamento consentirà ai parlamentari di votare diverse opzioni per porre fine a questa situazione di stallo della Brexit e prevenire il caos di un no-deal. È tempo che il piano alternativo del Labour faccia centro, mantenendo tutte le opzioni sul tavolo, compresa l’opzione di un voto pubblico”. L’equilibrismo di Corbyn, tuttavia, non è servito a placare le tensioni interne del partito dato che almeno una settantina di parlamentari continuano a fare pressioni sul leader affinché supporti, in maniera netta, un secondo referendum – nonostante questa prima apertura. 

Ue: “Londra chiarisca al più presto”

Nel frattempo, Bruxelles si aspetta delle risposte celeri da Londra. L’Ansa riporta le dichiarazioni del portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas: “Continuiamo a seguire molto da vicino il dibattito parlamentare nel Regno Unito. Sollecitiamo Londra a chiarire le proprie intenzioni. Non abbiamo niente altro da dire da Bruxelles, perché non c’è niente di nuovo dal Regno Unito”.
 
“In caso di una Brexit senza accordo, in Irlanda ci sarebbero barriere fisiche”, ha detto il portavoce, spiegando che l’Ue ha intensificato i preparativi per un divorzio senza intesa, e che il segretario generale è impegnato nel tour delle capitali con questo obiettivo. 

L’ex ministro Osborne: “Inaccettabile il no deal”

L’ex ministro delle finanze conservatore George Osborne ha sottolineato che ci sono dei “problemi fondamentali” con ciò che è stato promesso al popolo britannico durante la campagna referendaria sulla Brexit del 2016. “Penso che non sia accettabile che questo Paese, il mio Paese, lasci l’Unione europea senza un accordo” ha spiegato a Bloomberg. “Questo è un grosso shock per l’economia britannica e, in effetti, per l’economia europea. Fa enormi danni a lungo termine nel Regno Unito e non è il modo in cui una nazione avanzata dovrebbe comportarsi”.

Dal Forum economico mondiale di Davos Hendrik du Toit, amministratore delegato della South African Bank, ha dichiarato che è fondamentale che i politici britannici rispettino il risultato del referendum del 2016, altrimenti rischierebbero di minare la democrazia. “Se il tuo popolo vota per qualcosa e tu non glielo dai, questo corrompe la democrazia. Ovviamente devi darlo in modo responsabile e sostenibile” ha osservato. 

Per l’ex candidato repubblicano alla Casa Bianca Patrick J. Buchanan, lo stallo è una vittoria delle élite “rispetto alla volontà espressa del popolo britannico”. Inorridite dal voto sulla Brexit, scrive su the American Conservative, “queste élite hanno giocato una partita d’attesa, seminando il panico e lanciando avvertimenti su ciò che potrebbe accadere per riconsiderare e invertire il voto democratico”. Tra Brexiters e Remainers, il futuro del Regno Unito è tutto fuorché all’insegna della chiarezza. La volontà degli elettori britannici verrà rispettata?

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