Adesso la Germania inizia a temere una Brexit senza accordo

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Mentre si avvicina la fine di marzo e, assieme ad essa, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, la prospettiva di una Brexit senza accordo si fa sempre più concreta. E di fronte a questa eventualità vi è una nazione che, più di ogni altra nel continente, avrebbe da subire in prima persona conseguenze negative: la Germania di Angela Merkel.

Brexit mette a nudo la vulnerabilità intrinseca del sistema economico tedesco, fortemente dipendente dalle esportazioni e dalla svalutazione del mercato interno grazie alla flessibilizzazione del lavoro e al contenimento del welfare. Una strategia mercantilista favorita dalla presenza di un euro sottovalutato, dal punto di vista della Germania, ma che sarebbe messa sotto scacco da un’uscita disordinata del Regno Unito.



In primo luogo, perché il Regno Unito è un importante mercato di sbocco per le merci tedesche, in primis per l’industria automobilistica: le esportazioni della Germania verso il Regno Unito sono quantificate in 85 miliardi di euro l’anno, facendo di Londra il quarto partner commerciale per l’economia tedesca dopo gli Stati Uniti, la Francia e la Cina, il Regno Unito. 

Le esportazioni dalla Germania alla Gran Bretagna generano il 2,8% del Pil tedesco e sarebbero messe a repentaglio da una Brexit senza accordo. I colossi industriali tedeschi del settore automobilistico come Volkswagen e Opel hanno già perso quote di mercato in terra britannica nel 2017 e ridotto i loro investimenti: una Brexit traumatica, del resto, porterebbe a una svalutazione della sterlina che renderebbe molto meno conveniente per i consumatori britannici l’acquisto di beni tedeschi e favorirebbe, in particolare, i loro concorrenti dell’Estremo Oriente. Al tema industriale si sommano poi le preoccupazioni della borsa di Francoforte, dovute tanto alla possibilità di un mantenimento dello status quo finanziario quanto a quella di uno spostamento di parte degli asset in euro della City a Piazza Affari, controllata direttamente da Londra.

Oltre oceano la Cnbc ha definito la Brexit “una rivolta contro l’Europa tedesca”: sicuramente, essa potrebbe causare più svantaggi economici alla Germania che allo stesso Regno Unito. A Berlino questo lo sanno bene, dato che il modello di crescita basata sulle esportazioni condanna la Germania a dover dipendere in maniera pressoché assoluta dal mantenimento di un sistema di commercio aperto in ogni circostanza. Lo Spiegel ha scritto del potenziale tracollo delle esportazioni di auto, paventando in particolare i timori di Bmw; l’Istituto di economia tedesco, a sua volta, ha stimato i costi annuali per l’ economia tedesca legati all’Hard Brexit a 3 miliardi di euro, di cui il 60% solo per il settore auto.

Tutto, dunque, sembra prefigurare uno scenario ad alto tasso di rischio. La Germania potrebbe subire sulla propria pelle le conseguenze delle difficoltà di un modello su cui ha basato il suo successo economico a livello aggregato e a cui ha voluto conformare le economie del resto d’Europa ma che, negli ultimi mesi, inizia a presentare il conto anche sul fronte interno con un aumento esponenziale dei tassi di povertà e di disuguaglianza economica, mentre il quarto mandato di Angela Merkel si trascina senza riforme capaci di imporre una svolta e favorire la domanda interna. La Brexit sarà un grande problema da gestire per il governo britannico, ma potrebbe anche mettere a nudo il re, dimostrando l’insostenibilità di lungo termine del modello-guida dell’Europa tedesca.