Si è sempre detto, durante questi lunghi e difficili anni di guerra in Siria, che se Mosca per Damasco ha rappresentato l’aiuto militare decisivo per vincere il conflitto, Pechino dal canto suo è da tempo pronta ad essere riferimento per l’aiuto economico post bellico. E, forse, una prima prova generale in tal senso è arrivata nelle scorse ore per via dell’emergenza coronavirus: in Siria in caso di epidemia il rischio di una catastrofe è molto forte in quanto il sistema sanitario appare gravato da quasi dieci anni di guerra, dalla Cina quindi è già stato annunciato l’invio di primi aiuti umanitari volti ad affrontare eventuali gravi difficoltà.

L’annuncio dell’ambasciata cinese a Damasco

In Siria il primo caso di contagio da Covid-19 è stato ufficializzato nella giornata di domenica: così come riportato dall’agenzia Sana, un uomo rientrante dall’estero è risultato positivo al test e per lui è scattato il ricovero e l’isolamento. Non è stato specificato tuttavia, né da fonti di stampa locali e né dalle autorità siriane, in quale città è avvenuto il contagio e da quale Paese rientrava il soggetto colpito dal coronavirus. L’annuncio del primo caso però ha destato particolare allarme in tutta la Siria, tanto che il governo nelle scorse ore ha ufficializzato l’adozione di drastiche misure per il contenimento dei contagi, sulla scia di quanto già approvato in molte nazioni confinanti. In particolare, a partire da mercoledì in tutto il territorio controllato dalle autorità di Damasco scatterà il coprifuoco dalle 18:00 alle 6:00, con forti restrizioni per bar, locali e negozi. Un colpo duro per un’economia, quale quella siriana, che a stento provava a riprendersi lì dove la guerra non fa risuonare l’eco delle armi da tempo.

Ma proprio poco dopo l’annuncio del primo caso di coronavirus, l’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese di Damasco ha ufficializzato l’invio di un primo kit di aiuti a favore delle autorità sanitarie siriane. In particolare, dalla Cina stanno arrivando nel Paese arabo almeno duemila dispositivi per effettuare i test, dotando quindi il locale sistema sanitario dei primi sistemi indispensabili per rilevare e combattere il Covid-19. Nei prossimi giorni poi, è previsto inoltre l’invio dalla Cina di altro materiale e di altri aiuti umanitari. Possibile, se la situazione dovesse degenerare, l’arrivo da Pechino eventualmente anche di medici e specialisti.

La Cina sempre più presente in Siria

L’invio di aiuti per fronteggiare l’emergenza coronavirus da parte del gigante asiatico, è comunque solo un primo segnale delle velleità di Pechino nel Paese arabo. Ed è arrivato peraltro pochi giorni dopo la firma, avvenuta nella capitale siriana, di un’intesa di natura economica tra la Commissione siriana per la pianificazione e la cooperazione internazionale (Picc) e l’ambasciata cinese a Damasco. Un accordo, come si legge su AgenziaNova, che ha come obiettivo quello di garantire importanti aiuti umanitari alla Siria ed avviare diversi progetti in ambito economico tra le parti.

Secondo diversi analisti, l’intesa in questione potrebbe rappresentare il primo tassello di un più vasto programma volto a fare della Cina il principale partner economico della Siria. Del resto, con l’Europa che si ostina ancora a mantenere le sanzioni contro il governo di Damasco e con una Russia impossibilitata a garantire a livello economico quanto già garantito sotto il profilo militare, la ricostruzione siriana potrebbe realmente passare dalle mani di Pechino.

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