“Adesso metteranno il blocco navale”: le reazioni del mondo arabo alle elezioni italiane

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Il voto italiano ha generato, come sempre inevitabilmente, reazioni da diverse parti del mondo. Oltre ai commenti arrivati dal resto d’Europa e da oltreoceano, non sono mancati quelli arrivati dall’altra parte del Mediterraneo. Il mondo arabo, in particolare, è sempre stato molto attento alle dinamiche politiche del Bel Paese. Del resto l’Italia, oltre a essere il vicino europeo più prossimo, rappresenta per molte capitali arabe un imprescindibile partner commerciale e politico.

Diversi gli argomenti su cui sono stati accesi i riflettori. A partire dalla curiosità del ritorno al governo del centro-destra. “C’è da dire – ha dichiarato su InsideOver una fonte diplomatica – che molte testate arabe hanno preso spunto dalle informazioni trapelate dalla stampa europea”. Questo spiega il perché anche dell’interesse attorno la storia politica del presidente del consiglio in pectore, Giorgia Meloni, e delle sua appartenenza alla destra italiana. Grande attenzione è stata riservata inoltre all’immigrazione. E, in particolare, ai piani di un possibile blocco navale discusso in campagna elettorale e a una generale stretta sugli sbarchi promessa dalla coalizione vincitrice.

Le reazioni dalla Libia

Il primo Paese con cui il futuro governo dovrà concentrarsi è la Libia. Il dossier libico da anni costituisce uno dei più spinosi temi per l’Italia. Roma è stata, fino alla fine dell’era Gheddafi, il principale partner di Tripoli. Poi la guerra, il caos post bellico e l’attuale stallo politico/militare hanno rimescolato le carte. Da qui partono molti dei barconi che arrivano lungo le nostre coste, così come è qui che si concentrano diversi interessi di natura energetica. I politici libici non si sono spinti oltre le frasi di circostanza nel dare il benvenuto al prossimo governo italiano. L’impressione è che si aspettino una maggiore attenzione da Roma. E questo vale sia per l’esecutivo guidato da Ddedeiba, stanziato a Tripoli e internazionalmente riconosciuto, e sia per il governo di Fathi Bashaga stanziato invece nell’est della Libia.

Sulla stampa libica invece il tema più trattato è stato quello migratorio. Su Al Wasat, uno dei portali più seguiti, l’accento è stato posto sulla proposta di istituzione di un blocco navale portata avanti da Giorgia Meloni in campagna elettorale. Si è sottolineata anche l’intenzione del centro-destra di aprire in Libia gli hotspot, strutture in cui gestire direttamente nell’altra parte del Mediterraneo le domande di asilo. Così come sottolineato da AgenziaNova, il sito Fawasel Media sul blocco navale ha sollevato timori e preoccupazioni: “Adesso potrebbero imporci un blocco navale – si legge in un editoriale – per la Libia tutto questo sarebbe una minaccia, ma anche un’opportunità”.

La reazione ambivalente della stampa egiziana

Tra i giornalisti egiziani sta girando molto il racconto dell’episodio del 2016, relativo all’abbandono dell’aula consiliare di Torino da parte dei membri di Fratelli d’Italia e Lega al momento di votare una mozione sul caso Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto sei anni fa. In quell’occasione, il partito di Giorgia Meloni ha messo in dubbio la versione relativa a una precisa responsabilità del governo de Il Cairo, evidenziando il possibile coinvolgimento nella vicenda di un’agenzia di intelligence britannica. Una circostanza che ha dato modo alla stampa egiziana di guardare con una certa curiosità al nuovo governo italiano.

Per il resto però, le posizioni sono apparse distanti a seconda dei commentatori chiamati in causa. C’è ad esempio chi ha posto l’accento sui timori relativi a una virata a destra del nostro Paese. “L’ascesa dell’estrema destra in Italia – ha dichiarato su Extra Channel il direttore del Centro di Studi politici e strategici Al Ahram de Il Cairo, Mohamed Fayez Farhat – può portare a rapidi sviluppi in Europa: altri partiti estremisti potrebbero imitare questo modello ed è bene ricordare che le vittorie della destra in Europa sono state un precursore della Seconda guerra mondiale”.

Di tono opposto invece il commento di Nashat al Deehy, membro del Consiglio supremo per la regolamentazione dei media in Egitto: “Sembra una donna potente e capace – ha dichiarato su Ten Channel – Penso che la vittoria dell’estrema destra significhi il ritorno dell’Italia come Stato nazionale che può resistere all’assimilazione in Europa e respingere l’egemonia europea in Italia. Meloni dirà agli europei che la festa è finita”.

Marocco e Algeria pongono l’accento su una passata visita di Giorgia Meloni a Tindouf

Algeri e Rabat da mesi sono ai ferri corti per l’inasprirsi delle reciproche differenze sul Sahara Occidentale. La regione è considerata dal Marocco come parte integrante del proprio territorio e il governo sta portando avanti la proposta, presentata nel 2007 in sede Onu, su una maggiore autonomia da accordare al Sahara Occidentale in cambio del riconoscimento della sovranità marocchina. L’Algeria, al contrario, sostiene il Fronte del Polisario. L’organizzazione cioè stanziata nei campi profughi situati nella provincia algerina di Tindouf e che rivendica il controllo e la sovranità della regione.

Giorgia Meloni alcuni anni fa si è recata proprio a Tindouf e la visita ha avuto un forte impatto sul futuro presidente del consiglio, tanto da essere annoverata nei racconti inseriti nella propria autobiografia. Stampa algerina e marocchina hanno dato ampia rilevanza alla cosa. E ovviamente ne hanno dato, a seconda della propria visione, una differente interpretazione. Ad Algeri la visita a Tindouf viene percepita come un segnale positivo e come un possibile punto di raccordo con il nuovo governo italiano. A Rabat invece si teme una virata di Roma su posizioni differenti da quelle apparse in Europa negli ultimi anni, lì dove la proposta marocchina sull’autonomia è tenuta in forte considerazione.

Molti quotidiani marocchini non sono stati, spinti dalla questione del Sahara Occidentali, molto teneri con Giorgia Meloni. Il giornalista marocchino Mohammed El Kenabi ha posto l’accento sulla possibile islamofobia della futura premier, richiamando anche a paragoni con la francese Marine Le Pen. “In campagna elettorale è stato posto il problema della sicurezza – si legge in un suo recente editoriale – anche per combattere i migranti che rappresentano una minaccia per un popolo che si considera ancora bianco. Meloni accusa la sinistra di voler alleviare la carenza di manodopera utilizzando i flussi migratori e incoraggia gli italiani a far aumentare le nascite”.

“Si rischia scontro con il Vaticano sui migranti”

Da sottolineare inoltre una particolare analisi, relativa sempre all’immigrazione, emersa dal quotidiano panarabo di lingua inglese (e di proprietà saudita), Ashraq al Awsat. A scriverla è stato il giornalista libanese Samir Atallah, secondo cui la vittoria di Giorgia Meloni potrebbe aprire screzi tra l’Italia e il Vaticano. “Non è da escludersi un confronto tra la presidente di Fratelli d’Italia e Papa Francesco su un dossier in particolare: i migranti – si legge – Da un lato, il Papa non smette di chiedere che vengano accolti. Dall’altro lato, lo Stato, e non il governo, li considera un pericolo per la società e un peso per l’economia”.