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La transizione di carattere politico che sta vivendo l’Arabia Saudita in questi giorni, non è né semplice e né tanto meno indolore: il potere sta repentinamente passando alla nuova generazione di casa Saud, dinastia che fino ad oggi ha sempre governato tramite i tanti figli del fondatore del Regno, Re Abd al-Aziz; l’improvvisa scalata invece di  Mohammed Bin Salman, figlio dell’attuale sovrano, il quale è stato designato dall’anziano padre come erede al trono a discapito del cugino Mohammed Bin Nayef, ha indubbiamente dato una decisa sterzata tanto alle dinamiche interne alla dinastia quanto a quelle del regno che tiene in custodia i luoghi sacri dell’Islam. Nonostante i toni pacati e rassicuranti dei media sauditi e degli stessi ufficiali del governo di Riyadh, il clima appare abbastanza teso ed il passaggio di consegne tra le due generazioni di Saud non sembra essere frutto di una semplice transizione, quanto piuttosto di una faida tra le tante anime della famiglia regnante.

La rivelazione del NYT: Mohammed Bin Nayef recluso ai domiciliari

Lo stallo del conflitto yemenita, la quasi sconfitta dei gruppi islamisti pagati in Siria per rovesciare Assad, l’improvvisa rottura con il Qatar ed infine il colpo di mano del più giovane ‘rampollo’ di casa Saud che spodesta il cugino dal ruolo di erede: questi ad altri elementi, sono sufficienti a fare intuire che all’interno dei palazzi e delle residenze di Riyadh qualcosa negli ultimi mesi si sta muovendo con una velocità che, da un lato, potrebbe accelerare i piani relativi al passaggio di consegne da una generazione ad un’altra, dall’altro lato però potrebbe anche ledere i delicati equilibri interni ai Saud ed a tutte le varie forze che compongono il regno. Dall’esercito agli uomini d’affari che gestiscono gli investimenti stranieri del Regno, dai leader religiosi alle squadre dei servizi d’intelligence da sempre frammentati in numerosi gruppi, sono tante le componenti che dipingono il ricco mosaico di cui è composto lo Stato saudita e nella storia spesso si è arrivati molto vicini al punto di totale rottura degli equilibri. 

A confermare un clima di tensione e di veri e propri scontri di potere, è un’indiscrezione del New York Times secondo cui quello tra Mohammed Bin Nayef e Mohammed Bin Salman non è stato un semplice avvicendamento, ma una vera e propria deposizione ordita dal figlio dell’attuale sultano nei confronti del più sapiente ed anziano cugino; il quotidiano newyorkese poggia la sua ricostruzione dei fatti grazie ad alcune fonti sia americane (in particolare, a rivelare i dettagli sarebbero stati quattro ufficiali USA) che saudite. Dopo l’annuncio del passaggio di consegne tra Bin Nayef e Salman, il cugino deposto sarebbe tornato presso la propria residenza di Jedda ma, da quel momento, non sarebbe più uscito dal palazzo; secondo le fonti del NYT, Mohammed Bin Nayef non potrebbe più uscire di casa e né tanto meno lasciare il paese: una vera e propria reclusione quindi, una dinamica che appare più simile ad un colpo di Stato bianco che ad una semplice transizione.

Anche se non cita esplicitamente le sue fonti, il quotidiano newyorkese sembra puntare molto su questa ricostruzione che ritiene fortemente affidabile; all’interno del reportage, firmato dal corrispondente a Beirut Ben Hubbard, appare anche un video diffuso via Twitter e tramite la tv di Stato dai media sauditi in cui Mohamed Bin Salman bacia le mani al cugino con quest’ultimo che afferma ‘Sono contento. Ora mi vado a riposare. Possa Dio aiutarti’. Un’immagine quindi serena e di un tranquillo avvicendamento, che però potrebbe anche essere falsa e riferirsi ad una passata cerimonia di alcuni mesi addietro: il fatto che il video sia stato lanciato in primo luogo dall’agenzia governativa saudita SPA, potrebbe essere la prova che da Riyadh vi sia una certa fretta nel voler mostrare un clima meno teso rispetto a quanto descritto dall’articolo del New York Times.

Gli avvicendamenti in casa Saud seguiti anche da Washington

Spettatori interessati a quanto sta accadendo all’interno della casa segnante saudita sono certamente gli Stati Uniti: il governo guidato da Donald Trump nel mese di maggio ha stretto un accordo da 110 Miliardi di Dollari per la fornitura di armi all’Arabia Saudita, appoggiando in pieno la linea politica dei Saud di contrasto e contrapposizione all’Iran e, poco dopo, è arrivato anche l’embargo nei confronti del Qatar per ritorsione contro i finanziamenti al terrorismo, circostanza questa tanto tragicomica quanto poi superata anche grazie agli accordi (anch’essi militari) stipulati tra Doha e Washington appena poche settimane fa. La faida tra i vari rami dei Saud però, interessa Washington anche per non pochi equilibri interi ai propri servizi di sicurezza: Mohamed Bin Nayaf da lungo tempo è tra i vertici della sicurezza saudita, questo ruolo gli ha consentito di stringere negli anni numerosi rapporti con diversi suoi omologhi statunitensi che oggi, guardando le mosse estroverse di Mohamed Bin Salman, esprimono non poca perplessità rispetto a quanto sta accadendo a Riyadh.  

Sempre nel pezzo di Ben Hubbard sul NYT, viene però indicato come gli stessi membri dell’antiterrorismo che nutrono dubbi sulle velleità del figlio dell’attuale sovrano saudita, non esternano pubblicamente le proprie considerazioni per via del rapporto privilegiato che Mohamed Bin Salman ha con l’amministrazione Trump, essendo amico personale del genero del presidente, ossia Jared Kushner(marito della figlia Ivanka Trump). Nel mese di marzo, Bin Salman è stato tra i primi rappresentanti stranieri a visitare la Casa Bianca dopo l’insediamento del tycoon newyorkese ed inoltre, nel mese di aprile, il governo saudita ha approvato la nomina di un altro rampollo dei Saud vicino al nuovo erede al trono come ambasciatore a Washington: si tratta di Khaled bin Salman, la cui designazione ben rappresenta il repentino rafforzamento in patria e nel coordinamento dei rapporti con gli USA dell’ala vicina a Mohamed Bin Salman dall’elezione di Donald Trump.

Gli scenari futuri

Le condizioni di salute di Re Salman, appaiono molto dibattute in Arabia Saudita: salito al potere il 23 gennaio 2015 prendendo il posto del fratello Abd Allah, l’attuale sovrano ha 81 anni e sembrerebbe soffrire di una leggera forma di demenza senile e questo potrebbe contemplare un’eventuale abdicazione non tanto lontana nel tempo a favore del nuovo erede designato lo scorso 20 giugno. Ma a prescindere dalla continuazione o meno del suo regno, la piega presa dalla politica saudita, con le ultime mosse degli ultimi mesi, appare oramai consolidata: il figlio Mohamed sta già, in qualità di Ministro della Difesa e nuovo erede, imponendo un’accelerazione dei piani di contrapposizione all’Iran e di guerra contro la fratellanza musulmana finanziata dal Qatar ed il tutto con il benestare dell’amministrazione Trump. Pur tuttavia, come detto ad inizio articolo, gli equilibri in Arabia Saudita ed all’interno della stessa famiglia dei Saud appaiono molto precari e delicati e l’accelerazione degli eventi imposta da Mohamed bin Salman potrebbe apparire per le sue ambizioni come un’arma a doppio taglio.

La ricostruzione del New York Times circa il vero e proprio arresto di Bin Nayef, ovviamente non è stata confermata dalle autorità di Riyhad le quali, con una dichiarazione di un ufficiale alla Reuters, hanno anzi smentito ogni tipo di tensione; pur tuttavia, che quella del giovane erede appaia più una deposizione del cugino che un normale avvicendamento appare molto più che palese e questo non è un fatto di poco conto: Mohamed Bin Nayef è molto rispettato in Arabia Saudita, un suo ‘pensionamento’ repentino ed anticipato non è stato visto bene tanto all’interno del paese quanto all’esterno. Il contrasto interno ai Saud quindi, potrebbe non essersi concluso qui: tra tensioni vere o presunte, il trambusto provocato dalla scelta del sovrano di designare suo figlio quale erede, potrebbe alimentare nuove prove di forza e quindi anche nuovi scossoni nell’intricata matassa politica del regno wahabita.

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