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Nuovo capitolo dell’alleanza o semplice scambio di favore? La mossa del Qatar a favore della Turchia arriva in un momento molto delicato per Ankara, alle prese con il braccio di ferro sui dazi con Washington e soprattutto con la crisi della lira turca che rischia di compromettere l’economia. Da Doha, per l’appunto, nel pieno di questa crisi arriva molto più di una mano tesa: quindici miliardi di dollari sono pronti ad essere investiti dal piccolo Stato del golfo nel Paese anatolico. Si tratta di una vera e propria boccata d’ossigeno. 

La mossa del Qatar a favore della Turchia 

L’annuncio arriva nella giornata di giovedì: l’emiro del Qatar,  Tamim bin Hamad al Thani, durante un vertice con il presidente turco Erdogan illustra un piano volto a portare piogge di investimenti in Turchia. Tale annuncio ha una valenza sia economica che politica. Sotto il primo profilo, i guai del paese anatolico risultano parzialmente superabili con maggiori investimenti stranieri. La Turchia infatti ha un’economia dove le importazioni superano di gran lunga le esportazioni, in tal modo con una forte pressione sulle banche e sulla moneta locale una delle poche speranze consiste nell’aumento di investimenti esteri. Di certo i quindici miliardi di Dollari pronti ad essere investiti dal Qatar non risolvono i problemi, ma donano respiro nell’immediato e permettono nell’emergenza di superare crisi di liquidità. Gli investimenti illustrati da Al Thani spaziano in diversi campi: energia, finanza, trasporti ed edilizia su tutti. 

Ma, come detto sopra, la mossa ha anche un ben marcato sapore politico. Erdogan infatti, in un momento dove attorno la sua Turchia sembra crearsi più di un’ombra, può dimostrare di non essere rimasto isolato e di poter contare sull’appoggio di uno degli alleati più storici e strategici. 

Il Qatar “ricambia” a distanza di un anno

La situazione ricorda molto, ma a parti invertite, quanto accaduto lo scorso anno. Nel mese di giugno del 2017 il Qatar viene raggiunto infatti da un pesante embargo da parte saudita. Riad chiude le frontiere con il piccolo emirato, vieta alla Qatar Airways l’attraversamento del proprio spazio aereo ed isola il regno degli Al Thani. Pochi giorni dopo però il primo paese a rompere l’isolamento è proprio la Turchia: Erdogan infatti annuncia aiuti economici ed investimenti, oltre all’ampliamento della base militare turca presente nel Paese arabo. 

Grazie a quella mossa, Doha esce dall’accerchiamento e si assicura protezione politica e militare da parte della Turchia. Ma non solo: dopo Ankara, anche altri paesi iniziano ad aumentare le proprie relazioni politiche ed economiche con il Qatar, facendo di fatto fallire il tentativo dei Saud di mettere con le spalle al muro la dinastia degli Al Thani. Tra questi, vi è ad esempio lo stesso Iran: i rapporti tra Teheran e Doha risultano essere più stabili da diversi mesi a questa parte, con volumi di scambi commerciali drasticamente aumentati rispetto agli anni passati. 

Da dove nasce l’alleanza Turchia – Qatar

Alla domanda posta ad inizio articolo forse è possibile rispondere affermando che, probabilmente, la mossa di Doha riguarda sia un ricambio di favore che un nuovo tassello dell’alleanza tra i due paesi. Turchia e Qatar infatti sono strettamente legati per motivi politici, economici, commerciali ed anche ideologici. Il primo elemento in comune che risalta all’occhio, è certamente l’appoggio alla Fratellanza Musulmana. Ankara e Doha sono due paesi sunniti ed entrambi aspirano ad avere una propria sfera d’influenza all’interno del mondo sunnita. Ecco perchè entrambi finanziano la Fratellanza, che a livello ideologico appare distante se non addirittura ostile al wahabismo dei Saud. 

Quella che durante i primi anni di guerra sembra un’alleanza sunnita solida contro Assad, capace di coinvolgere tutti paesi del golfo e la stessa Turchia, negli anni si rivela per l’appunto un insieme eterogeneo imploso anche grazie alla vittoria del governo siriano. Se l’Arabia Saudita ha foraggiato gruppi islamisti e miliziani vicini a quella che oggi è nota come Tahrir Al Sham, Turchia e Qatar hanno invece sostenuto per l’appunto sigle della Fratellanza Musulmana. 

Una comunione d’intenti, quella tra Ankara e Doha, che come detto si riversa anche in ambito militare ed economico. Dunque, non c’è da sorprendersi se la Turchia aiuti il Qatar nel più difficile momento d’isolamento del piccolo emirato e se, dopo un anno, è Doha ad inondare l’economia turca con i suoi petrodollari. Il piano da quindici miliardi di Dollari nelle prossime settimane non mancherà di creare novità sotto il profilo economico e politico. 

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