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Politica

La Guardia costiera libica in affanno I migranti sono pronti a ripartire

Quel che più si è temuto durante gli scontri di Tripoli, potrebbe a breve drammaticamente realizzarsi. Lo ha detto sulla nostra testata anche la docente Michela Mercuri: “Attenzione alla crisi migratoria: enti, clan, milizie, gruppi di potere ed istituzioni a...

Quel che più si è temuto durante gli scontri di Tripoli, potrebbe a breve drammaticamente realizzarsi. Lo ha detto sulla nostra testata anche la docente Michela Mercuri: “Attenzione alla crisi migratoria: enti, clan, milizie, gruppi di potere ed istituzioni a cui Roma si è appoggiata per contrastare l’immigrazione sono molto più deboli – sono state le dichiarazioni della Mercuri –  Questo rischia di favorire nuovamente i trafficanti di esseri umani, con conseguente aumento delle partenze dalla Libia verso l’Italia”.

E forse questo scenario è molto prossimo alla realtà. Dalla Tripolitania arrivano da giorni informazioni e foto che testimonierebbero l’aumento del flusso di migranti verso le coste, con i trafficanti pronti a sfruttare l’ulteriore indebolimento delle autorità libiche a seguito degli scontri nella capitale. 





“Occasione unica. In Italia ora o mai più”

Una prima testimonianza arriva dal reportage di Lorenzo Cremonesi, pubblicato sul Corriere della Sera. Il giornalista è riuscito ad entrare in una Tripoli dove regge il cessate il fuoco di venerdì e, in particolare, lo sguardo è stato rivolto al campo profughi di Salahaddin. Fino ad agosto qui vi era la presenza di alcune guardie pagate dal governo libico, poi sono iniziati gli scontri ed il centro si è ritrovato esattamente sotto il fuoco delle parti in azione. Così le stesse guardie sono fuggire, al pari di diversi migranti e diversi operatori: coloro che sono rimasti dentro adesso sembrano avere le idee chiare. “Ora o mai più” sono le parole di un immigrato somalo al giornalista italiano. Si ha, in particolare, la percezione che ciò che rimaneva dello Stato libico oramai si sia disciolto e dunque questo è il momento propizio per imbarcarsi verso l’Italia.

E, come facile da prevedere, per i trafficanti di esseri umani il tutto si sta rivelando un’occasione unica per rimpinguare le proprie tasche, dopo che in questa estate i flussi e gli affari sono drasticamente diminuiti. Non solo da Tripoli, ma anche da altri centri libici sarebbero in migliaia pronti a partire. Al fianco dei centri riconosciuti dal governo ed in cui vi è la presenza del personale delle Nazioni Unite, vi sono anche tante altre strutture dove non censite e gestite direttamente dalle bande criminali che poi dirottano i migranti verso l’Italia. La dimensione del fenomeno quindi potrebbe assumere dimensioni molto importanti: se passa il messaggio che dalle coste libiche è ancora più facile partire, il Mediterraneo nei prossimi mesi potrebbe diventare molto più trafficato dei mesi estivi. 

La Guardia Costiera libica in difficoltà 

Già prima degli scontri di Tripoli era molto difficile parlare di vera e propria Guardia Costiera libica. Si trattava soprattutto, nella realtà, di milizie addestrate ed in possesso di ciò che rimaneva dei mezzi dell’era di Gheddafi. Ma adesso la situazione è più grave: non c’è nemmeno benzina, come si legge su LibyaObserver, per le imbarcazioni, molte attività sono sospese. Di fatto le coste libiche non sono più presidiate, nemmeno da milizie improvvisatesi poi Guardia Costiera. E la voce, per l’appunto, si va diffondendo tra migranti che tornano a premere sulle coste. Come detto, per i trafficanti ed i criminali che speculano sulla vita altrui l’occasione adesso è ghiotta: c’è la possibilità di riaccendere il triste business dell’immigrazione. 

E per l’Italia potrebbe essere adesso ancora più dura: gli accordi siglati lo scorso anno da Minniti potrebbero essere, nei fatti, saltati. Nuovi gruppi potrebbero farsi strada nel traffico dei migranti, enti con cui Roma ha stretto patti risulterebbero evaporati e la strategia italiana di pagare determinate milizie per tenere a bada il flusso potrebbe non funzionare più. Anche il tempo non appare in questo momento amico delle autorità italiane: di solito a settembre il mare inizia a non essere più ottimale per intraprendere viaggi della speranza, il poco vento e le temperature da ferragosto di questi giorni invece, unite alle nuove condizioni in Libia, potrebbero ben presto far aumentare il flusso migratorio. 

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