Gli accordi di Abramo, firmati la scorsa settimana, hanno sancito il riavvicinamento tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, così come tra lo Stato ebraico e il Bahrein. Ma, già nel momento della sottoscrizione delle intese avvenuta alla Casa Bianca, più volte è stato ribadito come già nelle prossime settimane era possibile attendersi altri riavvicinamenti e altri accordi di questo tipo. Sembra che adesso sia giunto il turno del Sudan, un Paese i cui mutamenti interni degli ultimi 18 mesi hanno segnato anche profondi cambiamenti nella politica estera.

I colloqui ad Abu Dhabi

A lanciare l’indiscrezione su una possibile normalizzazione tra Israele e Sudan è stato il sito americano Axios, secondo cui rappresentanti statunitensi e sudanesi stanno tenendo in questi giorni incontri molto fitti ad Abu Dhabi. Le autorità emiratine dal canto loro, forti dell’intesa già raggiunta con lo Stato ebraico, oltre a fare gli onori di casa starebbero provando a dare una profonda accelerata all’azione diplomatica in corso. Nella capitale degli Emirati, sempre secondo il sito Axios, sono approdati tra gli altri il direttore senior per gli Affari del Golfo del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, Miguel Correa, così come il capo di Stato maggiore del primo ministro sudanese Abdalla Hamdok. In rappresentanza di Khartoum ad Abu Dhabi sarebbe presente anche il ministro della Giustizia Nasredeen Abdulbari, mentre il governo emiratino ha delegato la faccenda al consigliere per la Sicurezza nazionale Tahnoun bin Zayed, già peraltro coordinatore del team che ha seguito i colloqui con Israele.

Difficile dire se il dialogo ha compiuto passi avanti o meno, anche perché non sarebbero presenti rappresentanti diretti delle autorità israeliane. Tuttavia alcuni dettagli per un prossimo accordo sono già emersi nei corridoi diplomatici. Come riportato da AgenziaNova, il governo di Khartoum in cambio della normalizzazione dei rapporti con lo Stato ebraico avrebbe chiesto aiuti per complessivi tre miliardi di Dollari. Fondi che sarebbero destinati principalmente ad aiuti umanitari e a progetti di sviluppo, questi ultimi profondamente necessari per la governance sudanese vista la grave crisi economica che sta attanagliando il Paese africano. Da parte israeliana il via libera dato agli Usa per negoziare la pace è arrivato in sede di firma degli accordi di Abramo, con il premier Netanyahu che ha aperto la porta alla possibilità di un’intesa con Khartoum.

Il ruolo degli Usa

Per gli Stati Uniti portare alla pace Sudan e Israele non è soltanto un obiettivo volto ad aiutare lo Stato ebraico, così come non è uno dei tanti elementi della politica estera di Trump che il tycoon newyorkese vorrebbe portare a termine prima delle presidenziali. In primo luogo, una mossa del genere garantirebbe a Washington la possibilità di attirare Khartoum verso la sua orbita. Strappando quindi il Paese africano alla Russia, a cui invece era molto legato durante gli ultimi anni della presidenza di Bashir. Quest’ultimo è stato deposto da un colpo di Stato nell’aprile del 2019, con i militari intervenuti al culmine di proteste popolari andate avanti per diversi mesi. Sudan e Russia, specialmente dopo il 2016, avevano stretto diversi accordi di natura economica a partire dalla costruzione di una centrale nucleare in grado di fornire energia a un Paese perennemente a secco di servizi basilari. Che per gli Stati Uniti appaia adesso prioritario attirare Khartoum verso la Casa Bianca lo dimostra anche la presentazione di un disegno di legge che garantirebbe al Sudan l’immunità da possibile denunce negli Stati Uniti. Il precedente governo di Bashir è stato infatti spesso accusato di aver avuto un ruolo nel finanziamento del terrorismo e nell’esecuzione degli attentati di Al Qaeda contro obiettivi americani in Africa nel 1998 e nello Yemen nel 2000, quando l’azione di un kamikaze ha preso di mira la portaerei Uss Cole a largo di Aden.

Il Sudan prossimo a uscire dalla lista dei “Paesi canaglia”

La svolta più importante in questo contesto è indubbiamente quella richiesta da parte del nuovo governo di Khartoum. Ossia l’eliminazione del Sudan dalla lista delle nazioni che sostengono il terrorismo. Si tratterebbe di una novità molto importante nel contesto mediorientale, visto che il Paese africano era all’interno di quello che l’ex presidente americano Bush jr. chiamava “elenco dei governi canaglia”. Le ultime indicazioni sembrano confermare il nuovo orientamento statunitense volto a “riabilitare” il Sudan. Una circostanza quest’ultima che potrebbe accelerare il processo di riavvicinamento tra Khartoum e Israele.

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