Con l’emanazione della nuova costituzione della Repubblica di Cuba è stato istituito anche il ruolo di primo ministro. La prima nomina nella storia dopo l’abolizione della carica nel 1976 è andata all’architetto cubano Manuel Marrero Cruz, precedentemente ministro del turismo e gestore della catena d’alberghi in mano all’esercito cubano. Diventato famoso dopo la dura reazione di Donald Trump causata dalla gestione turistica dell’isola che ha portato ad una nuova serie di embarghi internazionali che hanno affossato l’economia locale, avrà il compito di supervisionare l’operato dei ministri e l’attuazione delle leggi. A differenza degli altri Paesi infatti il ruolo di primo ministro non concerne la guida del gabinetto dell’esecutivo, ma si limita ad essere una semplice figura di sovraintendenza, per aiutare il presidente della repubblica nello svolgimento del suo operato.

La necessità di ampliare l’esecutivo

Dopo l’ultima serie di embarghi, Cuba ha visto un netto peggioramento delle condizioni economiche dell’isola, che si sono riflesse soprattutto sulle fasce più povere della popolazione, tra viveri e mancanza di carburanti. Non potendo più contare sull’enorme mole di aiuti esteri (principalmente ottenuti dai familiari all’estero e che hanno ricevuto un limite pro capite di mille dollari ogni tre mesi) il popolo soprattutto dei quartieri di periferia delle città è stato ridotto alla fame. Dal canto suo, l’organizzazione centrale non ha avuto modo di adeguarsi rapidamente ai cambiamenti macroeconomici, anche a causa di una gestione centralizzata del potere in mano a pochissime persone. Il tentativo di allargare il numero dell’esecutivo è congeniale infatti a diluire i compiti dei singoli rappresentanti, per rendere il governo più efficiente e più conclusivo rispetto agli ultimi anni.

Nuovi vertici, vecchi problemi

Nonostante dopo l’addio nel 2018 di Raul Castro alla guida del Paese ci si attendesse una graduale riapertura di Cuba al mondo, il muro eretto soprattutto dagli Stati Uniti ha impedito che ciò potesse avvenire, aumentando nuovamente le tensioni tra i due Paesi. Nonostante si siano evitati i rischi di derive militari tra i due nemici storici, Cuba ha ulteriormente aumentato il proprio isolamento a livello internazionale, regredendo di almeno una ventina d’anni.

L’allargamento del numero di ministri dovrebbe contribuire alla migliore gestione dell’apparato statale e del sistema economico dell’isola di Cuba, per permettere alla situazione di stabilizzarsi nuovamente. Non sembrano infatti all’orizzonte nuove aperture tra gli Usa e l’isola caraibica, mantenendo invariati quindi anche per il 2020 i dazi a cui è sottoposta l’Avana.

La natura del primo ministro

La nuova istituzione all’interno dell’apparato esecutivo cubano nasce dalla necessità di trovare un portavoce ufficiale nei confronti del popolo e che possa dedicarsi al ruolo senza tralasciare la gestione della res publica. Mentre dal 1976 infatti tale compito era attribuito al presidente della repubblica, i mutati rapporti internazionali hanno esteso il numero di problemi ai quali l’attuale carica Miguel Diaz-Canel deve occuparsi. Il compito di Cruz sarà quello di fare da mediatore nei confronti del popolo mentre il governo di occupa dei problemi dell’isola, senza avere a questo punto distrazione alcuna che non sia di natura operativa. Nonostante il popolo cubano sia poco avvezzo alle manifestazioni ed alle proteste pubbliche, il ruolo di Marrero Cruz non sarà assolutamente semplice, considerata anche la novità del ruolo nel panorama politico del Paese. Inoltre, diventare troppo influente agli occhi del popolo potrebbe creare inimicizie all’interno del partito comunista cubano che, storicamente, non vengono particolarmente apprezzate dal presidente della repubblica; ponendo il primo ministro in un ruolo molto più complicato di quanto, a dettami costituzionali, possa apparire.

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