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FALLO CON NOI

Con la morte a 88 anni di Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa per l’amministrazione Ford (1975-1977) e sotto quella di George W. Bush (2001-2006), se ne va uno degli architetti e promotori dell’invasione dell’Afghanistan (l’operazione Enduring Freedom) nell’ottobre 2001 e della guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein, del 2003. Repubblicano di chiara fede conservatrice, originario dell’Illinois, Rumsfeld è morto nella sua casa di Taos, nel New Mexico, circondato dalla sua famiglia, secondo una dichiarazione pubblicata sul suo canale Twitter. “La storia potrebbe ricordarlo per i suoi straordinari risultati in oltre sei decenni di servizio pubblico”, si legge nella dichiarazione, “ma per coloro che lo hanno conosciuto meglio e le cui vite sono state cambiate per sempre di conseguenza, ricorderemo il suo incrollabile amore per sua moglie, Joyce, la sua famiglia e i suoi amici, e l’integrità che ha portato in una vita dedicata al Paese”.

Il ricordo dell’ex Presidente George W. Bush

Rumsfeld, ricorda il New York Post, ha lavorato per tre presidenti repubblicani – Richard Nixon, Gerald Ford e George W. Bush – nel corso di una carriera nella politica durata più di 40 anni. In una, George W. Bush ha salutato quello che ha definito il “servizio costante di Rumsfeld come segretario alla Difesa in tempo di guerra – un dovere che ha svolto con forza, abilità e onore”. “Un periodo che ha portato sfide senza precedenti al nostro Paese e alle nostre forze armate ha anche fatto emergere le migliori qualità del Segretario Rumsfeld”, ha continuato la dichiarazione di Bush. “Un uomo di intelligenza, integrità ed energia quasi inesauribile, non è mai impallidito di fronte a decisioni difficili e non ha mai esitato di fronte alle responsabilità. Ha portato le riforme necessarie e tempestive al dipartimento della Difesa, insieme a uno stile di gestione che ha sottolineato il pensiero e la responsabilità. In qualità di comandante in capo, ho particolarmente apprezzato il modo in cui Don ha preso il suo lavoro sul personale e ha sempre curato gli interessi dei nostri militari e delle nostre donne. Era un fedele amministratore delle nostre forze armate, e gli Stati Uniti d’America sono più al sicuro grazie al suo servizio. Piangiamo un funzionario pubblico esemplare e un uomo molto buono”.

Nixon e Ford

Da giovane, quando lavorava sotto il presidente Nixon come ambasciatore Usa presso la Nato, Rumsfeld era considerato un repubblicano moderato e anti-intervenista. “La mentalità democratica è soffocare, intervenire, cercare di gestire le cose. La dottrina di Nixon, e il suo programma interno, hanno una base filosofica diversa” spiegava. Quando Nixon lasciò la politica a seguito dello scandalo Watergate, Rumsfeld servì il suo successore, Ford. Divenne capo di gabinetto della Casa Bianca e segretario alla Difesa. Durante questo periodo, il suo protetto, come sottolinea the American Conservative, divenne un giovane assistente anonimo del Wyoming di nome Dick Cheney. Rumsfeld e Cheney vennero indicati come gli uomini dietro il “Massacro di Halloween”, un rimpasto del novembre 1975 del gabinetto di Ford che servì principalmente per mettere fuori gioco il più grande rivale di Rumsfeld, l’ex Segretario di Stato Henry Kissinger.

Donald Rumsfeld con l’ex presidente Gerald Ford

Il “falco” repubblicano Rumsfeld

Ai tempi di Bush jr, Donald Rumsfeld e il vicepresidente Dick Cheney, insieme all’ex vicesegretario della Difesa Paul Wolfowitzfrequentavano i thin-tank neoconservatori come l’American Enterprise Institute (AEI) e il Project for the New American Century (PNAC), i quali non solo chiedevano all’amministrazione Bush un aumento significativo della spesa per la Difesa, ma di sfidare i regimi ostili ai valori e agli interessi americani. Rumsfeld era un fervido sostenitore dell’unipolarismo americano, e del processo di rafforzamento unilaterale del potere di Washington scavalcando e superando, se necessario, le istituzioni (fra cui l’Onu) volute dagli Stati Uniti nell’ambito dell’ordine liberale internazionale venutosi a formare dopo la Seconda Guerra Mondiale e, dunque, il concetto di multilateralismo stesso. Al centro del suo pensiero, così come di quello “neoconservatore” che predominava nelle élite di Washington nel 2003, c’era la convinzione che il potere militare era tornato al centro della politica estera americana. Era la Pax Americana dell’unica superpotenza rimasta sul globo, dopo il crollo dell’Unione sovietica. 

Con Bush jr: i neocon al potere

Come ricorda Limes, con la nomina di Rumsfeld a segretario alla Difesa nel 2001, la Network centric warfare (Ncw) assurge a dottrina ufficiale del Pentagono e complice il clima da fine della storia che eccita le élite americane, la presunzione d’essere invincibili in quanto high-tech convince i neoconservatori a fare a meno della pianificazione strategica. Così, dopo aver sperimentato con successo la Ncw in Afghanistan per rovesciare il regime dei taliban, nel 2003 Rumsfeld decide di applicare la medesima strategia, rischiosa, in Iraq: il regime crolla dopo poche settimane, ma gli Usa, arrivati nel Paese in un numero sottodimensionato, non riescono a controllare il territorio come vorrebbero.

E l’insuccesso, nel corso degli anni successivi, è proprio quello di non essere riusciti a portare l’Iraq nell’alveo delle democrazie, perché basato sulla falsa convinzione che la democrazia si possa esportare in un Paese che ha valori socio-culturali diversi da quelli americani, anche se Rumsfeld negò aver mai detto che la democrazia fosse un obiettivo realistico in Iraq. Bilancio negativo, dunque? Chi la vede diversamente è la rivista the National Interest, secondo la quale, al contrario, Rumsfeld il suo lavoro lo fece e anche piuttosto bene. “Due mesi e un giorno dopo gli attacchi dell’11 settembre, Kabul cadde nelle mani delle forze alleate: un risultato militare senza precedenti nella storia del mondo, considerando la sua lontananza e le difficoltà logistiche coinvolte. Al Qaeda non ha mai riacquistato la sua capacità di colpire gli Stati Uniti”. Comunque la si pensi, il ruolo nelle guerre in Afghanistan e in Iraq fa sì che l’ex Segretario alla Difesa rimanga una figura estremamente dibattuta. Ciò che non si può discutere è che è stato un assoluto protagonista della politica americana dagli anni’60-70 fino agli anni 2000.