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Piaccia o meno, oggi è morta un’icona americana. Come riporta Fox News, che cita un comunicato della famiglia, il generale Colin Powell, l’influente ex Segretario di stato e presidente del Joint Chiefs of Staff che ha svolto un ruolo politico fondamentale durante l’amministrazione dell’allora presidente George W. Bush, è morto oggi all’età di 84 anni per complicazioni legate al Covid-19. “Abbiamo perso un marito, un padre, un nonno e un grande americano straordinario e amorevole”, ha affermato la famiglia in una nota, sottolineando il fatto che l’ex Segretario di Stato era vaccinato. “Vogliamo ringraziare il personale medico del Walter Reed National Medical Center per il loro trattamento premuroso”. Powell, il primo Segretario di stato afroamericano, ha lavorato nell’amministrazione di George W. Bush di Bush dal 2001 al 2005, inclusi gli anni tumultuosi successivi agli attacchi terroristici dell’11 settembre e della “War on terror”, periodo che include le invasioni dell’Afghanistan e la guerra in Iraq del 2003.

Chi era Colin Powell

Come già ricostruito da InsideOver, Colin Luther Powell, classe 1937, nasce a New York da genitori giamaicani immigrati negli Stati Uniti. Dopo essersi laureato al “City College” nel 1958, nel 1971 consegue il prestigioso Master in Business Administration alla George Washington University. Nel mezzo l’esperienza della guerra in Vietnam. Alla fine degli anni ’50 infatti si arruola nell’esercito – dove vi rimarrà per 35 anni – e nel 1962 il generale Powell parte per affiancare le forze militari del Vietnam del Sud: ferito gravemente ad un piede nel 1963 è costretto a rientrare in patria, salvo poi ritornare sul fronte nel 1968 come maggiore nella 23esima Fanteria, meglio conosciuta come “Americal Division”. Nello stesso anno viene incaricato dall’esercito di indagare e acclarare eventuali responsabilità statunitensi nel Massacro di My Lai del 16 marzo 1968, quando i suoi compagni della Americal Division, agli ordini del tenente William Calley, uccisero 347 civili inermi, tra cui molte donne e bambini. Benché all’epoca Powell tenti di ridimensionare notevolmente l’accaduto, un’inchiesta giornalistica del Premio Pulitzer Seymour Hersh del 1969 riesce a fare chiarezza sulla vicenda e a incastrare Calley, che viene dichiarato colpevole di omicidio premeditato.

Dall’esercito al celebre discorso all’Onu

Dopo aver lavorato a fianco del sottosegretario Frank Carlucci nel 1972, e aver ricoperto ruoli di prestigio sotto le presidenze di Jimmy Carter e Ronald Reagan, viene poi nominato alto ufficiale militare con George Bush. All’età di 52 anni, il 1° ottobre del 1989 diventa il dodicesimo Capo dello stato maggiore congiunto, carica che mantiene fino al 1993. In questo periodo Powell gestisce 28 crisi internazionali, tra cui quella del 1989 a Panama contro il generale Manuel Noriega e l’operazione “Desert Storm” nella Guerra del Golfo. Nel gennaio del 2001 viene nominato Segretario di Stato sotto la presidenza di George W. Bush. A passare alla storia è senza ombra di dubbio il suo celebre discorso che, di fatto, porta gli Stati Uniti e la coalizione internazionale nella guerra in Iraq contro Saddam Hussein pronunciato il 5 febbraio del 2003 nella sessione plenaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Presentando delle prove poi rivelatesi false e infondate, Powell dichiara che “non ci può essere alcun dubbio che Saddam Hussein abbia armi biologiche e la capacità di produrne altre rapidamente. Abbiamo inoltre la certezza che Saddam stia lavorando per produrre delle armi di distruzione di massa nucleari”.

Lo scontro con Trump

Colin Powell era un convinto internazionalista liberale, un repubblicano moderato che non ha apprezzato la svolta che il Gop ha avuto con l’ascesa di Donald Trump tra il 2015 e il 2016. Powell vedeva negli Usa una potenza messianica che ha il compito di esportare valori universali quali la democrazia e l’economia di mercato: l’esatto contrario del partito “jacksoniano” di Trump. Per questo ha sostenuto, nel 2016, l’ex Segretario di stato dem Hillary Clinton e Joe Biden alle ultime elezioni presidenziali, definendo Donald Trump “un pericolo per la democrazia”. “La gente sta realizzando che Donald Trump è un pericolo per il Paese. Si è allontanato dalla Costituzione”, ha detto Powell in un’intervista rilasciata alla Cnn lo scorso anno. Durissima la risposta di The Donald: “Colin Powell, un vero truffatore, responsabile per aver portato l’America nelle disastrose guerre in Medio Oriente, ha appena annunciato che voterà per un altro truffatore, Sleepy Joe Biden. Powell non aveva detto che l’Iraq aveva ‘armi di distruzione di massa’? Non le avevano, ma noi siamo andati in guerra!”, osservò l’ex presidente americano. Con Powell se ne fa una figura chiave della politica estera americana degli ultimi 30-40 anni.