Storico accordo fra Egitto e Israele per l’esportazione di gas israeliano. Delek Drilling e Noble Energy hanno annunciato il raggiungimento dell’accordo per esportare gas alla società egiziana Dolphinus Holdings. Le compagnie israeliane forniranno 64 miliardi di metri cubi di gas naturale proveniente dai giacimenti di gas Tamar e Leviathan per 10 anni. Secondo quanto dichiarato dalla Delek, i contratti hanno un volume d’affari di 15 miliardi di dollari. Una cifra importante salutata con grande favore anche dal premier Netanyahu che lo ha definito un contratto “storico”.
La fornitura di gas naturale non sarà immediata. Come riporta Agenzia Nova, “sarà avviata quando sarà disponibile l’infrastruttura necessaria per convogliare trasportare il gas verso l’Egitto”. Per ora, le compagnie israeliane e egiziane stanno valutando diverse opzioni. La prima, quella principale, prevede il trasporto del gas attraverso il gasdotto Arish-Ashkelon, una delle ramificazioni dell’Arab Gas pipeline di proprietà dell’East Mediterranean Gas Company (Emg). Il gasdotto è quello preferito perché è lungo soltanto un centinaio di chilometri e perché il suo tracciato sottomarino aiuta la sua protezione senza passare per aree instabili vicino al Sinai. L’altra possibilità presa in considerazione, è quella di trasferire il gas prima in Giordania e poi di nuovo in Israele attraverso la città di Nitzana e successivamente inviarlo in Egitto.
L’accordo ha un grande valore politico che fa comprendere l’importanza rivoluzionaria della possibilità che Israele si trasformi nel maggiore esportatore di gas della regione. In questo senso, l’esempio del gasdotto Aris-Ashelon è simbolico, se si pensa che un tempo serviva per il trasporto del gas dall’Egitto a Israele e oggi, invece, potrebbe essere usato nel senso opposto. Yitzhak Tshuva, azionista di maggioranza di Delek, ha definito questo accordo il coronamento di un “sogno”, cioè quello di trasformare Israele in un esportatore di gas. “L’accordo – ha proseguito Tshuva – rafforzerà le relazioni tra Israele ed i paesi vicini ed aumenterà la cooperazione economica tra di loro”. Un traguardo che serve anche come primo step per lo sviluppo complessivo del piano di sfruttamento del giacimento Leviathan che, secondo i calcoli, dovrebbe arrivare a produrre gas per 21 miliardi di dollari l’anno.
L’accordo è importante per Israele, ma è importante, evidentemente, anche per il governo di al-Sisi che sta attraversando una fase di avvicinamento con Israele che riguarda sia la lotta al terrorismo islamico sia l’ambito economico e politico. Ad al-Sisi, infatti, non importa solo la questione energetica (in attesa dello sviluppo del giacimento Zohr), in ballo c’è anche la possibilità di giocarsi la carta dell’interlocutore del governo di Tel Aviv mostrandosi alla comunità internazionale come un governo stabile e soprattutto collaborativo con un Paese generalmente considerato nemico. Questa carta, al-Sisi la può giocare anche attraverso la questione palestinese. Il Cairo è divenuta negli ultimi tempi meta di incontri dei vertici di Hamas. Una prima delegazione è arrivata nella capitale egiziana il 9 febbraio. Una seconda delegazione di altri dirigenti del gruppo islamico palestinese è arrivata domenica. Sono previsti alcuni incontri con funzionari del governo dell’Egitto per risolvere alcuni problemi, in particolare la sicurezza lungo il confine con Gaza, la recente chiusura del valico di Rafah e l’accordo di riconciliazioni fra Hamas e Fatah.
In virtù dell’accordo sul gas israeliano, e qualora fosse utilizzato il gasdotto che collega Ascalona ad Arish, le acque antistanti la Striscia di Gaza e i territori egiziani vicini a quelli palestinesi saranno molto importanti per l’economia e l’energia egiziana. Per al-Sisi, pertanto, diventa fondamentale avere Hamas (e dunque Gaza) in rapporti di pace con l’Egitto. Per fare questo il governo del Cairo può sfruttare sicuramente l’apertura del valico di Rafah che, con le operazioni israeliane che bloccano gli accessi nella Striscia, diventa una porta fondamentale per i palestinesi verso l’esterno. La graduale frattura fra Hamas e la Fratellanza Musulmana può essere utile per conciliare i rapporti non troppo facile fra Sisi e i vertici palestinesi e questa carta il presidente egiziano la può usare anche per placare quella parte di opinione pubblica che non vede positivamente la consegna di miliardi di dollari a un governo, quello israeliano, considerato il nemico per eccellenza delle rivendicazioni palestinesi.
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