Da quando Donald Trump si è insediato alla Casa bianca, l’attenzione degli Stati Uniti per la Polonia è rapidamente aumentata e sono state sfruttate ottimamente la convergenza di interessi e la comunanza di visioni per creare un asse di ferro che sta rivoluzionando gli affari europei in chiave soprattutto antirussa, ma anche antitedesca e anticinese.

Varsavia sta reinvestendo a grande velocità e in maniera significativa i proventi dell’ormai duraturo ciclo economico espansivo nella diversificazione energetica e nella modernizzazione delle forze armate, poggiandosi in entrambi i casi sul supporto di Washington con l’obiettivo di raggiungere l’ambito status di partner più credibile degli Stati Uniti sia all’interno dell’Unione europea che della Nato.

Gli ultimi accordi

Il 23 settembre Trump e l’omologo polacco Andrzej Duda hanno firmato a New York una dichiarazione congiunta per incrementare la presenza militare statunitense in Polonia. Attualmente il Paese est europeo ospita circa 4500 soldati statunitensi; gli accordi newyorkesi eleveranno questo numero già nel breve periodo con l’arrivo di altri mille soldati, che alloggeranno in sei basi che sono già state scelte ed annunciate al pubblico e per il cui dislocamento ogni costo sarà a carico di Varsavia.

Oltre ai soldati è stato confermato l’arrivo di una squadra di droni Reaper e, inoltre, è prevista la costruzione di un centro d’addestramento a Drawsko Pomorskie e di siti militari a guida polacco-statunitense aventi lo scopo di proteggere il paese dalle minacce russe attraverso maggiore sorveglianza del territorio e dello spazio aereo e operazioni di intelligence avanzate.

I risultati ottenuti da Duda a New York riflettono gli sforzi del partito Diritto e Giustizia (PiS) di delegare la sicurezza nazionale agli Stati Uniti per via del timore maccartiano di un’invasione russa, che è ritenuta costantemente alle porte e la prima minaccia all’integrità e alla sovranità del Paese. I polacchi però sono sono ancora riusciti a convincere la Casa bianca a dare luce verde all’ambizioso progetto del Forte Trump, che nei piani di PiS dovrebbe essere la più grande base militare statunitense di natura permanente in Europa.

Nei mesi precedenti, la Polonia aveva inoltre siglato una serie di accordi con gli Stati Uniti per l’acquisto di una flotta di 32 F-35, per il valore di sei miliardi e 500 milioni di dollari, e di alta tecnologia militare, fra cui il sistema missilistico Patriot, per il valore di quasi cinque miliardi di dollari.

I benefici del “do ut des”

La Polonia sta oliando in maniera significativa l’industria della difesa statunitense e le ambizioni belliciste del complesso militare-industriale d’oltreoceano, esercitando il proprio ascendente ormai consolidato sui Paesi dell’Europa centro-orientale e baltica per promuovere la militarizzazione della regione.

La fedeltà all’atlantismo di Varsavia ha convinto Washington della necessità di instaurare un rapporto basato sulla logica del “do ut des” mutualmente utile con l’alleato europeo. Dopo aver ottenuto concessioni a prezzi politici per l’acquisto di gas liquefatto statunitense, con cui gradualmente emanciparsi dalla dipendenza da quello russo, e luce verde al progetto di diventare un hub energetico per l’Europa orientale, con proiezioni fino a Kiev, prossimamente è prevista la realizzazione di un altro sogno polacco: l’entrata nel programma di esenzione di visto d’ingresso.

Trump ha confermato che l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare già nelle prossime settimane, poiché le pratiche d’avviamento sono già in corso. In questo modo, i cittadini polacchi avranno la possibilità di viaggiare negli Stati Uniti per periodi fino a 90 giorni senza l’obbligo di richiedere il visto. L’evento ha una certa storicità, poiché il presidente Duda ha confermato che il Paese perseguiva tale obiettivo da quasi trent’anni, ossia dalla caduta del regime comunista.

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