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Politica

“Accetta le condizioni della Russia o Putin distruggerà l’Ucraina”: il retroscena del FT sul vertice Trump-Zelensky

Un vertice burrascoso, con toni spesso alzati dal presidente americano e un sostanziale ammonimento: l’Ucraina deve accettare le condizioni russe per la pace nel conflitto iniziato nel 2022 o Vladimir Putin “la distruggerà”. Parola di Donald Trump, almeno secondo il...

Un vertice burrascoso, con toni spesso alzati dal presidente americano e un sostanziale ammonimento: l’Ucraina deve accettare le condizioni russe per la pace nel conflitto iniziato nel 2022 o Vladimir Putin “la distruggerà”. Parola di Donald Trump, almeno secondo il retroscena del Financial Times ricostruito attraverso la testimonianza dei ben informati sui fatti, che hanno parlato di un vertice alla Casa Bianca di venerdì ancora più problematico per Volodymyr Zelensky di quanto trapelato inizialmente.

Un flop per Zelensky

Se già in partenza la valutazione del vertice alla Casa Bianca non era lusinghiera per il capo di Stato ucraino, ritrovatosi respinto sulla richiesta di fornitura dei preziosi missili Tomahawk, quanto ricostruito dal quotidiano della City di Londra presenta un quadro a tinte fosche. Trump, nota il Ft, avrebbe rinfacciato a Zelensky la necessità di cedere il Donbass a Putin, più volte avrebbe furiosamente discusso con l’omologo di Kiev e si sarebbe presentato con una visione della Russia molto più lusinghiera di quella espressa nelle scorse settimane pubblicamente, quando ha dichiarato che nuove sanzioni avrebbero messo Mosca spalle al muro e che l’economia russa fosse a pezzi, non permettendo un prosieguo del conflitto.

In una telefonata bilaterale, spiega il Ft, “Giovedì Putin ha fatto una nuova offerta a Trump, in base alla quale l’Ucraina avrebbe ceduto le parti della regione orientale del Donbass sotto il suo controllo in cambio di alcune piccole aree delle due regioni di frontiera meridionali di Kherson e Zaporizhia”. Una proposta che rappresenterebbe, secondo la testata britannica, “rappresenta una piccola concessione rispetto a quella fatta durante l’ultimo incontro tra Putin e Trump in Alaska ad agosto, quando aveva dichiarato che avrebbe accettato di congelare la linea di contatto altrove sulla linea del fronte se l’Ucraina avesse ceduto il Donbass”.

Trump nega lo Studio Ovale a Zelensky

Di fatto, Trump avrebbe riservato a Zelensky un trattamento paragonabile a quello riservato a febbraio nel corso del suo primo viaggio a Washington dopo il ritorno alla Casa Bianca, solo con la discrezione di farlo lontano dalle telecamere. Il fatto che la visita in questione fosse considerata da The Donald come un’occasione di lavoro e non di cortesia era chiaro già dalla veste formale del vertice: nessun alto funzionario ha accolto Zelensky all’arrivo a Washington, mentre in seguito il bilaterale con Trump di venerdì 17 ottobre si è svolto nella Cabinet Room, una stanza di servizio della sede della presidenza americana, senza alcun passaggio allo Studio Ovale.

Emblematicamente, Trump ha fatto in modo di rendere evidente che poco prima di ricevere Zelensky in forma istituzionalmente dimessa ha concesso l’onore dello Studio Ovale al cantante Andrea Bocelli, sicuramente figura di fama internazionale ma certamente privo degli onori e del protocollo proprio di un capo di Stato.

In sostanza, Zelensky ha dovuto incassare l’imminente svolgimento di un nuovo bilaterale Trump-Putin a Budapest, subire lo smacco di ritrovarsi privo del decisivo sostegno militare legato alla fornitura di Tomahawk e digerire la percezione di essere trattato come uno sconfitto a cui si cerca una via d’uscita, non come un alleato in piene forze. In poche settimane, l’illusione di riavere l’America di Trump in piena forze al proprio fianco è evaporata.

Zelensky e la pax trumpiana

Ora Zelensky è in alto mare: meglio il prosieguo della guerra, con esiti incerti, o la prospettiva di una pax trumpiana subottimale per Kiev e potenzialmente rovinosa per il suo potere? La domanda resta aperta. Ma indubbiamente il retroscena del Ft è in contraddizione con molte narrazioni che vedevano Trump tornato pienamente nel campo del sostegno incondizionato all’Ucraina. E i fatti, a partire dall’avanzamento del discorso sul summit di Budapest, sembrano confermarlo. Appuntamento a Budapest, dunque, dove auspice Viktor Orban, il meno filo-ucraino dei leader europei, Trump e Putin si ritroveranno a quasi tre mesi da Anchorage provando a trovare una quadra per la guerra in Ucraina che, con ogni probabilità, Zelensky si troverà a dover accettare o rifiutare prima ancora che negoziare.

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