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Donne

Aborto, la parola che Biden ha paura di pronunciare

“Le parole sono importanti“, diceva qualcuno. La parola “aborto“, tuttavia, non è una parola leggera e negli Stati Uniti ha scatenato spesso dibattiti politicamente feroci e fisicamente violenti tra pro-life e pro-choice. L’amministrazione Biden, quando ancora era in nuce, ha...
Joe Biden (LaPresse)

Le parole sono importanti“, diceva qualcuno. La parola “aborto“, tuttavia, non è una parola leggera e negli Stati Uniti ha scatenato spesso dibattiti politicamente feroci e fisicamente violenti tra pro-life e pro-choice. L’amministrazione Biden, quando ancora era in nuce, ha puntato su varie tematiche forti, quelle che in America vanno sotto il nome di moral issues, e che scuotono nelle viscere l’elettorato. Uno fra questi temi era proprio la libertà riproduttiva, intesa nel senso più ampio possibile: dalla contraccezione all’aborto, passando per la pillola del giorno dopo e la fecondazione assistita.

Biden alle prese con l’aborto nel 2020

Fresco di insediamento, nel 2021, Biden e la sua amministrazione si erano ritrovati ad affrontare un’ondata di misure restrittive nei vari Stati, tanto da far temere sin da subito un ribaltamento della celebre Roe vs. Wade, come poi sarebbe accaduto in seguito. Nella campagna elettorale del 2020, le compagne di partito come Kamala Harris e Elisabeth Warren avevano preso l’iniziativa nel proporre ampie piattaforme sul diritto all’aborto: in tutta risposta Biden si schierò con la Roe vs Wade piuttosto tardivamente, continuando a essere reticente sul tema. Vi è da dire, però, che nei suoi primi 100 giorni in carica, ha annullato le restrizioni sulle pillole abortive, sul finanziamento della Planned Parenthood e rimosso gli ostacoli alla ricerca medica che utilizza tessuti fetali ottenuti da aborti.

Ma era questa la vera natura di Joe Biden prima di diventare presidente? Affatto. Era il 2019 quando il cattolico Biden finì in mezzo al fuoco incrociato degli avversari dentro ai dem per aver sostenuto la legge che impedisce il finanziamento federale all’aborto: ergo, tutto quello che è venuto dopo è stato build up da presidente progressista, degno successore di Barack Obama, ma in qualche modo “artefatto”.

Biden dopo il ribaltamento della Roe vs Wade

Il 24 giugno del 2022, tuttavia, è stato tempo di abbandonare gli indugi in quello che Biden stesso ha definito “un giorno triste per gli Stati Uniti” e un “grave errore”. Fu quella l’occasione per ribadire i pregi di una legge dai frutti bipartisan e che aveva prosperato per ben tre presidenze repubblicane (Nixon, Reagan, Bush), ma anche per svelare le debolezze dell’amministrazione sul tema: in quell’occasione Biden aveva ripetuto una serie di slogan volti ad appoggiare la battaglia delle donne d’America, ma più di qualcuno aveva notato che, al di là dei toni di quel discorso, l’attenzione era scivolata verso l’eufemismo ben più generico “salute della donna“, menzionando quasi mai la parola “abortion“. Tutto questo accadeva a soli cinque mesi dalle midterm. Le elezioni di metà mandato, nel novembre 2022, si sono rivelate una vera epifania per la questione aborto, ritenuta a lungo “troppo intellettuale” e “troppo di genere” per spostare voti. I seggi erano appena chiusi negli eastern states quando i primi exit poll restituivano la classifica dei temi prioritari per gli elettori: non sorprese che l’inflazione avesse ottenuto il 32% ma colpì come l’aborto avesse registrato una rilevanza del 27%. Circa il 60% di tutti gli elettori affermarono che l’aborto dovrebbe essere legale nella maggior parte o in tutti i casi, rispetto al 51% delle elezioni generali del 2020.

Quanto conta l’aborto nella campagna elettorale del 2024?

Solo pochi giorni fa, un sondaggio della Kaiser Family Foundation ha cercato di prendere la temperatura alla nazione su questa vicenda, per provare a comprendere che flussi di voto l’aborto sarà in grado di spostare. Circa la metà degli elettori registrati sostiene che la questione avrà un grande impatto sulle elezioni di novembre e 1 elettore su 8 sostiene che l’aborto sarà una questione primaria per la propria scelta di voto personale. Particolarmente motivante per le donne nere, di cui un quarto condivide questa priorità. Il problema resta trainante per le elettrici democratiche (22%), per quelle che vivono in Stati dove l’aborto è vietato (19%) e donne in età riproduttiva (17%). La metà degli elettori che ha indicato il diritto all’aborto come principale fattore mobilitante il proprio voto sostiene che l’interruzione di gravidanza andrebbe legalizzata in tutti i casi: di questo gruppo, circa il 48% sostiene di votare per Joe Biden qualora si andasse al voto in questo giorni, mentre il 26% sostiene di voler scegliere Trump.

A conti fatti, 1 su 8 non rappresenta una cifra che riflette la maggioranza degli elettori ma, in una tornata elettorale complessa come questa, potrebbe risultare decisiva. Le elettrici nere, ad esempio, saranno un gruppo fondamentale: tendono a votare democratico e a contribuire all’alta affluenza alle urne. In linea più generale Biden, sembra incontrare una lieve percentuale in più di elettori pronti a fidarsi di lui su questo tema (il 38%) rispetto a Trump (29%), ma resta che una quota significativa di elettori, 1 su 5, ritiene di non fidarsi di nessuno dei due su un tema così delicato.

Il dilemma di Biden, oggi

Ora Biden si trova in un pericoloso cul-de-sac, pressato dal mondo della far left ma anche dai conservatori democratici, in particolar modo al Sud: è questa la schiavitù di ogni candidato democratico dalla notte dei tempi. Da qui fino a novembre, ogni passo sul tema rischia di compromettere un risultato che non è affatto scontato: tutti i candidati alla presidenza ricordano bene il caso del 1992, quando, al di là della crisi economica, la scelta antiabortista costò a Bush padre la rielezione. L’ultimo discorso di Joe Biden sullo stato dell’Unione, nemmeno una settimana fa, è sembrato restituire verve all’intero carrozzone democratico claudicante. Così come è sembrato dare nuovo smalto a certe battaglie democratiche.

Ma al di là dei toni frizzanti del presidente in quel di Capitol Hill, il discorso ha svelato- per l’ennesima volta- il difficile approccio di Biden al tema aborto. Anche in questa occasione il presidente ha puntato su “libertà di scelta” e “libertà riproduttiva“. Ancor più grave la modifica in corso d’opera al discorso scritto, ove “la legge del Texas vieta l’aborto” si è trasformato in “la legge del Texas ha vietato la sua capacità di agire”, riferendosi a una donna presente in aula, costretta a fuggire dallo Stato per abortire. Un messaggero imperfetto, dunque, questo Biden che gioca a fare il progressista che non è mai stato. Vista dal di fuori, la strategia della campagna di Biden sembra, per ora, lasciar “andare” il presidente a ciò che è: un 81enne cattolico che ha visto e rivisto spesso le sue opinioni conservatrici su alcuni temi. Puntare al tema più generale della “libertà riproduttiva” potrà sì fargli guadagnare voti (il ribaltamento della Roe vs Wade attacca anche altri punti come fecondazione in vitro e controllo delle nascite), ma rischia di alienare l’appoggio di chi vuol sentire la parola aborto, al di là di ogni stigma.

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