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Negli Usa la pena di morte è ancora in vigore in 27 Stati su 50. Un tema morale che divide profondamente la classe liberal cosmopolita cittadina dalla popolazione più conservatrice delle periferie e degli stati del sud. Come ricorda InsideOver, negli ultimi anni, New Mexico (2009), Illinois (2011), Connecticut (2012), Maryland (2013), New Hampshire (2019), Colorado (2020) e Virginia (2021) hanno abolito legalmente la pena di morte, sostituendola con una condanna all’ergastolo senza condizionale. Anche la legislatura del Nebraska ha abolito la pena capitale nel 2015, ripristinata nel 2016.

Nonostante la riabilitazione del plotone d’esecuzione in South Carolina, il mood della popolazione americana su questo delicato tema sta cambiando e i favorevoli alla pena capitale, secondo un sondaggio Gallup dello scorso anno, sono al livello più basso da mezzo secolo, mentre i contrari sono al livello più alto dal 1966. Tant’è che anche negli stati del sud la questione è dibattuta: con una decisione storica, lo scorso 24 marzo, il governatore della Virginia Ralph Northam ha ufficialmente firmato la legge HB2263, abolendo la pena di morte nel Commonwealth della Virginia. Con l’approvazione di questa storica legislazione, la Virginia è diventata il 23esimo stato, e il primo del Sud, a mettere al bando del tutto la pena capitale. Nella sua storia, la Virginia ha effettuato la cifra record di 1390 esecuzioni, seconda solo al Texas. C’è però un grandissimo assente in tutto questo: il Presidente Usa Joe Biden.

Joe Biden e quella promessa sulla pena di morte

Durante la campagna elettorale, e in contrapposizione all’ex Presidente Donald Trump, Joe Biden era visto dall’opinione pubblica e dalla stampa come il candidato ideale per arrivare al traguardo dell’abolizione della pena capitale. È il primo presidente ad opporsi apertamente alla pena di morte e ha ripetutamente affermato che la riforma della giustizia penale è una priorità assoluta della sua amministrazione. Nel programma sulla giustizia di Biden e dei democratici il tema della pena capitale è trattato con molta chiarezza: “Eliminare la pena di morte. Più di 160 persone che sono state condannate a morte in questo Paese dal 1973 sono state successivamente scagionate – si legge -. Poiché non possiamo garantire che i casi di pena di morte siano modificati ogni volta, Biden lavorerà per approvare una legislazione per eliminare la pena di morte a livello federale e incentivare gli stati a seguire l’esempio del governo federale. Questi individui dovrebbero invece scontare l’ergastolo senza libertà vigilata o condizionale”.

La pena capitale, tuttavia, terminata la campagna elettorale, non sembra essere una priorità per il capo della Casa Bianca e sembra essere finita un po’ nel dimenticatoio anche dai mass media. Come ammette anche la Cnn, durante i suoi primi 100 giorni in carica, Biden ha firmato ordini esecutivi per invertire le politiche del suo predecessore, ha firmato un importante disegno di legge di stimolo economico e ha aumentato il numero delle persone vaccinate contro il Covid: a differenza di ciò che molti si aspettavano, non ha però trattato l’annoso tema dell’abolizione della pena di morte. “Il presidente Biden ha chiarito, come ha fatto durante la campagna elettorale, che nutre gravi preoccupazioni sul fatto che la pena capitale, così come attualmente attuata, sia coerente con i valori che sono fondamentali per il nostro senso di giustizia ed equità”, ha spiegato il capo ufficio stampa della Casa Bianca, Jen Psaki. I gruppi per i diritti civili chiedono tuttavia al presidente Usa di rispettare gli impegni presi in campagna elettorale, come riportato dalla Cnbc. “Ha l’autorità di fare molto per limitare la pena capitale e renderla molto più difficile per una futura amministrazione”, ha affermato Kristina Roth, sostenitrice di Amnesty International Usa. “Pensiamo che sia importante durante questo primo periodo della sua amministrazione ricordargli quale autorità ha”.

In una lettera inviata alla Casa Bianca il 9 febbraio scorso, 82 organizzazioni che si battono contro la pena di morte, guidate dalla Leadership Conference on Civil and Human Rights, ricordano all’inquilino della Casa Bianca che “come candidato, ha lanciato su una piattaforma una campagna incentrata sul rafforzamento dell’impegno dell’America per la giustizia, ​​basato sulle convinzioni fondamentali che dobbiamo eliminare le disparità razziali, basate sul reddito e di altro tipo e creare un sistema legale penale incentrato non sulla crudeltà e punizione, ma su redenzione e riabilitazione. Ora, come presidente, ha la capacità unica di iniziare a realizzare immediatamente questi obiettivi politici usando i poteri esecutivi di clemenza per commutare le sentenze delle persone nel braccio della morte federale oggi” osservano. Vaga la risposta dell’amministrazione Biden: Michael Gwin, un portavoce della Casa Bianca, ha sottolineato che non c’è “nulla di nuovo da aggiungere, per il momento”.

Le contraddizioni di Joe Biden

Al netto degli slogan, infatti, ci sono delle problematiche di cui tenere conto. Come spiega alla Cnn Daniel S. Medwed, illustre professore universitario di diritto e giustizia penale presso la Northeastern University, il presidente ha solo il potere di sospendere la pena di morte a livello federale: “Non può fare molto per i casi statali, dipende dai governatori e dai legislatori, ma potrebbe ripulire il braccio della morte commutando tutte le condanne a morte all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale”, ha detto Medwed alla Cnn. Inoltre, l’abolizione totale della pena di morte richiederebbe un atto del Congresso. C’è un altro problema: Robert Dunham, il direttore esecutivo del Death Penalty Information Center, ha spiegato alla Cnn che qualsiasi decisione potrebbe essere annullata dai futuri presidenti, ma ha spiegato che il vero problema del Presidente Usa è che, probabilmente, non ha un sostegno sufficiente al Congresso per approvare la legge che aveva promesso in campagna elettorale, senza contare che l’amministrazione Biden sembra muoversi in maniera contraddittoria.

Nei giorni scorsi, infatti, conferma la Reuters, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha sollecitato la Corte Suprema a ripristinare la condanna a morte di Dzhokhar Tsarnaev, condannato per l’attentato alla maratona di Boston del 2013, nonostante la dichiarata opposizione del presidente Joe Biden alla pena capitale. Tsarnaev è stato condannato per terrorismo per aver installato delle bombe alla maratona di Boston il 15 aprile 2013, insieme a suo fratello Tamerlan Tsarnaev, uccidendo tre persone e ferendone 280. Condannato a morte nel luglio 2015, la pena capitale è stata annullata in appello nel luglio 2020. Tuttavia, Il Dipartimento in una memoria di 48 pagine depositata nei giorni scorsi ha sostenuto che un tribunale di grado inferiore ha erroneamente annullato la condanna a morte di Tsarnaev e ha ordinato un nuovo processo. Sta di fatto che per Joe Biden la partita dell’abolizione della pena capitale si complica, e non poco.