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C’è un conflitto dimenticato, ma sempre latente, che percorre le vie del Caucaso, ed è quello tra Russia e Georgia per la questione dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Le due regioni, autonome de facto, ma giuridicamente appartenenti alla Georgia, hanno deciso da tempo di abbandonare il controllo di Tbilisi per giungere all’indipendenza o, in via finale, per essere parte della Russia.La regione dell’Abkhazia svolge in questa delicata questione un ruolo di primaria importanza. La regione indipendentista è, infatti, in conflitto con lo Stato centrale e chiede faticosamente autonomia anche giuridica per staccarsi dal controllo della Georgia. La Russia, evidentemente, ha tutto l’interesse affinché questo avvenga, e non ha mai nascosto di contribuire a tale scopo. La presenza militare russa, certificata dalla base di Gudauta, sul Mar Nero, dimostra come la posizione di Mosca sia chiaramente n linea con quanto chiesto dai ribelli abcasi. Vi sono poi stati accordi sul piano militare che hanno permesso nel tempo all’Abkhazia di mantenere la propria autonomia grazie alla protezione del Cremlino. Nel 2009, un accordo firmato tra il governo russo e quello abcaso ha fatto sì che la regione fosse assicurata per cinquant’anni dall’intervento russo in caso di violazione dei propri confini terrestri e navali.Il governo dell’autoproclamata repubblica abcasa sta cercando in ogni modo uscire da questo embargo politico, prima che economico, che il mondo sta imponendo al suo popolo. E la Russia in questo processo è partner non soltanto strategico ma assolutamente indispensabile, dal momento che è l’unico elemento che permette alla regione di sopravvivere. Ma è chiaramente non soltanto una risorsa indispensabile quanto anche il grave limite, intrinseco ed inevitabile, della sua vita politica. La Russia, riconoscendo, come sta facendo da sempre, l’indipendenza dell’Abkhazia, di fatto si pone contro il diritto internazionale e contro la comunità internazionale. E nello stesso tempo, così facendo, pone il governo di Sukhumi di fronte al mondo come un protettorato russo e non come una comunità in grado di autoproclamarsi Stato.È chiaro che nel conflitto pesano le due visioni del mondo portate da una parte dalla Russia e dall’altra dall’Occidente, o dalla Nato. Il conflitto in Abkhazia, che resta un conflitto a bassa intensità fatto di una tensione continua ma che non sembra dover sfociare in guerra vera e propria, è un conflitto geopolitico fra Occidente e Russia. E gli ultimi episodi dimostrano quanto si sta dicendo.Poche settimane fa, il ministro degli Esteri russo, Lavrov, ha fatto visita alla capitale abcasa Sukhumi, come visita ufficiale di Stato. Qui, ricevuto dal governo, ha inaugurato l’ambasciata russa nella capitale. Un gesto simbolico, ma soprattutto politico che ha inevitabilmente mosso la diplomazia internazionale oltre che provocato l’ira di Tbilisi. Con questo gesto, la Russia ha ufficializzato quello che era già sotto gli occhi di tutti, in altre parole il riconoscimento dell’indipendenza abcasa. Ma ha anche voluto dare un segnale non solo alla Georgia, quanto a tutta la NATO, ricordano ai suoi membri che quella parte di mondo non è affare dell’Occidente, ma della Russia e dei suoi alleati.La reazione georgiana è stata chiaramente feroce, affermando che quanto fatto dalla Russia era una palese violazione del diritto internazionale e della propria sovranità nazionale. E l’Occidente si è unito alla condanna del gesto di Lavrov. Per la prima volta, il Consiglio d’Europa, si è espresso condannando la Russia sulla questione e dicendo, in un comunicato ufficiale, che l’occupazione russa non permette alla Georgia di controllare il proprio territorio, violando i diritti degli Stati all’integrità territoriale. Per il Consiglio d’Europa, la Russia mina la stabilità della regione e provoca una situazione di tensione continua in Ossezia del Sud e Abkhazia, che non riuscirebbero mai a riappacificarsi con Tbilisi.In questo, c’è chiaramente un messaggio politico rivolto a Bruxelles, sia sponda Nato sia sponda Unione Europea. La Georgia si sta avvicinando, recentemente, all’Occidente in maniera molto netta. Poche ore fa, il premier georgiano, Giorgi Kvirikashvili, ha siglato con Tillerson un accordo di cooperazione sulla sicurezza. Tbilisi parteciperà alle operazioni militare internazionali degli Stato Uniti in Europa, l’esercitazione Spring Storm 2017. Mentre dall’altro lato, a livello politico ed economico, cresce la cooperazione fra Unione Europea e Georgia, che recentemente hanno siglato accorsi sui visti e sull’associazione del Paese all’Europa.

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