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Il 14 Novembre, dopo tre giorni d’incontri, arriva l’annuncio ufficiale, la coalizione di governo si fonde in un unico partito: il Partito della Prosperità (Pp). Promotore di questo cambio di rotta storico è il primo ministro, e Nobel per la Pace, Abiy Ahmed. Non mancano però i dissidenti interni e le critiche esterne. Il rischio, a pochi mesi dalle elezioni, è quello di disperdere il consenso e inasprire lo scontro interetnico.

L’Eprdf diventa Pp

L’Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front giunge al termine della sua lunga esistenza ed esperienza di governo. Nato nel 1989 grazie all’aiuto statunitense, è alla guida della guerra civile che due anni dopo lo porta a essere il partito di governo. Fino al 2012 è presieduto da Meles Zenawi, cui succederà Hailemariam Desalegn, dimessosi a Marzo 2018 per lasciare il posto all’attuale leader Abiy Ahmed.
La storia dell’Eprdf deve essere letta in parallelo con l’ordinamento in vigore in Etiopia dal 1991, una Repubblica federale, con Stati individuati su base etnica. L’Eprdf, infatti, è strutturato come una coalizione che raccoglie al proprio interno quattro grandi partiti, più alleati di entità minore, ognuno dei quali rispecchia un’etnia locale, più o meno numerosa. I partiti principali sono: l’Oromo Democratic Party (Odp), espressione degli Oromo, ovvero il 34.4% della popolazione; l’Ahamra Democratic Party, la rappresentanza degli Amhara, 27%; il Tigray People’s Liberation Front (Tplf), della popolazione Tigrina (6%); infine, il Southern Ethiopian People Democratic Movement, che raccoglie alcune etnie delle regioni meridionali dell’Etiopia. A questi devono essere sommati i partiti alleati come quello dei somali, dell’Afar o della regione di Harar, e altre divisioni interne ai partiti maggiori.

Un caleidoscopio di anime differenti e con interessi a volte contrastanti. Una coalizione molto complessa da dirigere, governare e tenere unita, ma molto facile da dividere, facendo leva proprio sull’elemento etnico.
In seguito alle proteste popolari in favore di Jawar Mohammed, cui sono susseguiti morti e arresti, e in vista delle elezioni del 2020, il comitato esecutivo dell’Eprdf ha scelto di sciogliere la coalizione per fondersi definitivamente in un unico partito, il Partito della Prosperità. La decisione è stata poi ratificata dai membri del consiglio, con 135 voti su 180.

Non solo Abiy

Il processo per la nascita del nuovo partito è stato fortemente voluto da Abiy Ahmed, l’uomo forte della politica etiope, alla guida dell’ex coalizione e del paese dal 27 marzo 2018, in seguito alle proteste degli Oromo, che richiedevano una rappresentanza più adeguata al loro peso demografico. Le riforme e le politiche attuate da Abiy hanno avuto come filo conduttore una più equa ripartizione del potere tra le componenti della coalizione, a discapito di quei partiti, Adp e Tplf, che fino a quel momento avevano detenuto il monopolio della politica e degli apparati di sicurezza. Questo modello di governance ha da subito indispettito i membri del Tplf che a lungo avevano tirato le fila della coalizione.

La creazione del Pp può essere letta come il culmine di un lento processo di avvicinamento tra Oromo e Amhara che ha visto ridursi sempre di più lo spazio di manovra del Tplf, che, infatti, ha disertato la votazione per la nascita del nuovo partito, ritenendola un’azione illegale. Il comunicato con cui il Tplf si dissocia da Abiy Ahmed è denso di una retorica violenta, armata, che accusa “i figli di Menelik” di voler mettere le mani sulla regione del Tigray, mostrando come le tensioni della guerra civile degli anni Novanta non siano mai state affrontate in maniera organica.

Al coro del dissenso si è unito anche il Somali Democratic Party, sostenendo che la nascita del nuovo partito, non significhi in automatico la dissoluzione delle formazioni politiche regionali esistenti. Stesso discorso portato avanti da Lemma Megersa, Ministro della Difesa e governatore dello Stato dell’Oromia. Il Ministro ritiene di dar voce a tutti quegli Oromo che si sentono traditi di Abiy Ahmed. Secondo questa fazione, un partito su base nazionale snaturerebbe la struttura politico – amministrativa etiope, disperdendo le richieste delle differenti componenti della popolazione, ricreando una situazione simile a quella pre Abiy. A guidare questa consistente fetta di popolazione potrebbe esserci Jawar Mohammed, che dopo le prime smentite, ha confermato che correrà per le prossime elezioni, anche se non sa ancora con quale partito.

Oggi in Etiopia si confrontano due schieramenti: da un lato i nazionalisti pan – etiopici, apparentemente uniti nel Pp, dall’altro i nazionalisti etno – culturali, eterogenei e radicati a una forma di coalizione che rispecchia il federalismo etiope. Un quadro politico molto frammentato che rischia di alimentare ulteriormente le divisioni interne e di dare il via a una transizione del potere traumatica.