Skip to content
Politica

Giappone, ora anche Shinzo Abe vuole un vertice con Kim Jong-un

Il Giappone sta considerando di proporre un vertice tra il primo ministro Shinzo Abe e il leader nordcoreano Kim Jong-un. Secondo quanto riferito dai media locali, gli sforzi diplomatici del Giappone per coinvolgere Pyongyang in colloqui distensivi sono aumentati. La...

Il Giappone sta considerando di proporre un vertice tra il primo ministro Shinzo Abe e il leader nordcoreano Kim Jong-un. Secondo quanto riferito dai media locali, gli sforzi diplomatici del Giappone per coinvolgere Pyongyang in colloqui distensivi sono aumentati. La decisione sarebbe arrivata dopo che Abe e altri funzionari del governo conservatore giapponese hanno incontrato Suh Hoon, uno degli inviati della Corea del Sud che ha parlato con Kim nello storico meeting di Pyongyang.

Le notizie, che arrivano dopo l’annuncio a sorpresa del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sulla volontà di intraprendere colloqui diretti con il leader nordcoreano, mostra un cambia,mento di prospettiva del governo giapponese che per certi versi può essere considerata sorprendente. Il governo Abe è stato uno dei più ferrei sostenitori di un approccio molto duro nei confronti di Pyongyang, tanto da aver chiesto di continuare la pressione sul governo nordcoreano anche dopo l’annuncio di Trump.





Cosa è cambiato dunque da qui a poche settimane. Probabilmente più che su invito degli Stati Uniti, o come prova della sinergia con l’alleato Usa, a Tokyo temono di rimanere indietro. Fino a pochi mesi fa, la Corea del Nord sembrava totalmente isolata, la Corea del Sud impegnata nei colloqui ma in maniera non troppo fortunata e gli Stati Uniti più tendenti alla militarizzazione dello scontro che alla sua de-escalation.

La scelta di Kim di incontrare i delegati del Sud, l’apertura di Trump al colloquio diretto con il leader nordcoreano e l’impegno profuso da Corea del Sud e Cina, hanno di fatto obbligato il Giappone a muovere i suoi primi passi prima che fosse totalmente escluso un suo coinvolgimento in quello che potrebbe essere (non è detto che lo diventi) un momento storico per tutto il quadrante nordorientale dell’Asia. Tokyo ha seguito per anni una linea dura. Ma se Seul prende in mano le redini della diplomazia dell’area, Pechino continua a tessere le fila e Washington inizia a cambiare modo di porsi, il rischio è o di rimanere ancorato al bellicismo o all’immobilismo. 

 Contattato dall’AFP, un portavoce del ministero degli Esteri ha affermato di non poter confermare alcun progetto concreto per un vertice. Ma ha aggiunto “studieremo le nostre politiche dal punto di vista di ciò che è più efficace” per risolvere i problemi dei programmi nucleari e missilistici della Corea del Nord. Il portavoce del governo di Tokyo, Yoshihide Suga, ha detto che “l’importante è che i tre Paesi, Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud, continuino a coordinarsi strettamente sulle loro politiche”. Tre, appunto, non due soltanto.

All’inizio di questa settimana, l’inviato sudcoreano Suh Hoon ha visitato Tokyo per informare il governo del Giappone sul processo diplomatico in corso, e in rapida evoluzione, tra la Corea del Nord e i suoi vicini.  Suh, capo del National Intelligence Service della Corea del Sud, ha incontrato Abe, ma non è chiaro se abbia portato un messaggio da parte del leader nordcoreano al premier giapponese per proporre un vertice con il Giappone. Anche perché il Paese del Sol Levante è stato da sempre uno degli obiettivi principali della retorica nordcoreana, nonché obiettivo dei test balistici con i missili che cadevano o sorvolavano il mar del Giappone.

In tutto questa tumultuoso scenario diplomatico, la possibilità di un vertice Abe-Kim s’inserisce anche in una cornice problematica per la politica interna del premier. Abe si trova infatti ad affrontare uno scandalo per la vendita di terreni governativi a uno dei suoi sostenitori e un’apparente copertura dell’accordo da parte del ministero delle Finanze. Non è una novità che i governi implicati in problemi interni cerchino nella politica estera un modo per ottenere di nuovo consenso. Un vertice di questo genere, dopo l’ultimo nel 2004, sarebbe sicuramente un colpo fondamentale per riconquistare l’opinione pubblica.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.