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Si è conclusa da poche ore, a Mosca, la parata militare per il giorno della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica, quella che per il resto del mondo è stata la Seconda Guerra Mondiale.

Quest’anno, nel 74esimo anniversario della fine di quel conflitto, sono stati coinvolti circa 13mila soldati di tutte le specialità delle Forze Armate russe e hanno sfilato circa 130 mezzi militari, che vanno dai vecchi T-34, i carri armati dell’Armata Rossa protagonisti dell’ultimo conflitto mondiale, sino ai missili balistici intercontinentali mobili RS-24 Yars.

Una sfilata in tono minore

Nella cornice della Piazza Rossa, di fronte al palco delle autorità costruito davanti al mausoleo di Lenin nascosto dalla scenografia commemorativa come vuole la tradizione della Russia moderna, sono sfilati, dopo le varie unità di fanti, marinai e avieri e di tutte le altre specialità delle Forze Armate, le colonne di mezzi militari che rappresentano il non plus ultra della produzione bellica russa.

Quest’anno, però, la sfilata dei mezzi è stata in tono minore rispetto a quella dell’anno scorso, forse per l’assenza di personalità straniere di rilievo.

Innanzitutto il numero di mezzi coinvolti è stato palesemente minore rispetto a quella del 2018, secondariamente il passaggio dei velivoli da combattimento (sia ad ala fissa o rotante) è stato cancellato per “condizioni meteo avverse” come riporta un comunicato ufficiale della Difesaripreso dalle agenzie stampa russe.

Nessuna occasione, quindi, di vedere quest’anno, gli elicotteri Mi-26, Mi-28NM, Ka-52 e Mi-35. Nemmeno i bombardieri strategici Tu-95MSM che hanno recentemente subito un aggiornamento e nemmeno i Tu-160 o i Tu-22M3. Neppure i caccia della pattuglia acrobatica “Russkie Vityazi”(Cavalieri Russi) volanti sui Sukhoi Su-30SM che l’anno scorso avevano dipinto il cielo di Mosca coi colori della bandiera russa.

Quindi nessuna “sbirciata” ai nuovi missili Kinzhal come era avvenuto l’anno scorso o ai nuovi caccia di quinta generazione Su-57. La stessa parata militare, che ha visto quasi lo stesso ordine di sfilata per i mezzi tenuto l’anno scorso, ha visto mancare le ultimissime novità che pur si erano viste nel 2018: niente  droni da combattimento “Uran” e l’Uav“Korsar” quindi.

Dopo i già nominati T-34 si è potuto vedere sfilare in perfetto ordine i veicoli da combattimento “Kurganets-25” e i Bmp-3, gli Mbt T-14 “Armata” e i T-72B3, i blindati anfibi Bmd-4, i semoventi d’artiglieria Msta-S, per poi passare alla componente missilistica rappresentata dai missili balistici a corto raggio Iskander-M, da quelli da difesa aerea Tor M2, Buk M2, Pantsir S1, ed i celeberrimi S-400.

È stata poi la volta – e forse questa è la vera novità – della colonna dei mezzi blindati Patrul e Ural della Guardia Nazionale Russa ed i Taifun della Polizia Militare che hanno preceduto 3 veicoli Tel (Transporter Erector Launcher) per missili balistici intercontinentali mobili Rs-24 “Yars” del 54esimo reggimento delle Guardie delle Forze Missilistiche Strategiche.

Il discorso di Putin

Più interessante rispetto agli anni scorsi è stato il discorso del presidente Putin. Dopo aver reso onore, come da rituale, ai caduti della Grande Guerra Patriottica, Putin ha voluto rimarcare, in modo alquanto sibillino, due aspetti di attualità che non riguardano soltanto la Russia.

Dapprima, dopo un’introduzione in cui ha ricordato come oggi in “un certo numero di Stati” ci sia una conscia distorsione degli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale idealizzando coloro che “dimentichi dell’onore e della dignità umana” hanno servito i nazisti e “vergognosamente mentito ai loro figli tradendo i loro antenati” ha ricordato che tutti “ci inchiniamo davanti a quella generazione di eroi” e pertanto anche se “vivete in Paesi diversi” ma “l’impresa che è stata compiuta insieme rende impossibile dividerci”.

“Vi onoreremo sempre tutti, glorificando la Vittoria, che è e rimarrà sempre una per tutti”. Sono state le parole del Presidente che è sembrato riferirsi proprio a quanto è successo e sta succedendo in Ucraina. Il passaggio sull’idealizzazione del “nazismo” lo leggiamo infatti come un riferimento, nemmeno troppo implicito, a Pravy Sektor; convinzione rafforzata proprio dall’immediato prosieguo del discorso che ricorda l’unità dei popoli ucraino e russo che ora paiono divisi da una guerra che si combatte nel Donbass.

Nell’ultima parte del discorso, immediatamente dopo il riferimento all’Ucraina, il Presidente della Federazione Russa ha dichiarato che farà tutto quanto è possibile per rafforzare le Forze Armate affinché abbiano “un’elevata capacità di combattimento” ed un “potenziale difensivo del più alto livello”.

Putin ha affermato che il compito per il futuro sarà quello di rinvigorire il prestigio delle Forze Armate per “difendere la madrepatria” e allo stesso tempo la Russia sarà aperta a cooperare con “tutti coloro che intendono resistere al terrorismo, al neonazismo e all’estremismo”. Ha infine lanciato un appello per la creazione di un’alleanza di Paesi che condividano la responsabilità di dare luogo ad un sistema effettivo e “uguale per tutti” in grado di garantire la sicurezza.

La Russia quindi sembra aver lanciato più di un segnale all’Occidente durante la parata per la Vittoria: oltre a ribadire che non intende cedere l’Ucraina alla sfera di influenza americana e alla Nato facendo appello ai sentimenti dello stesso suo popolo, ha sottolineato che la potenza militare russa sarà ampliata con l’intento di costituire un nuovo ordine per la sicurezza mondiale che getta la sfida a quello imposto dagli Stati Uniti, rimasti – forse ancora per poco – gli unici attori in grado di garantire una proiezione di potenza efficace effettivamente su scala globale.

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