La nomina di Ursula Von Der Leyen quale nuovo numero uno della commissione europea, è arrivata a luglio dello scorso anno dopo settimane estenuanti di trattative tra le parti. L’esito delle elezioni europee del maggio 2019, aveva consegnato un europarlamento molto più frazionato ed incerto, che ha reso difficile per qualsiasi forza politica portare avanti la candidatura di un proprio rappresentante. La quadra è stata trovata soltanto il 2 luglio, al termine di un Consiglio Europeo che è andato avanti per tre giorni. E non erano quelli giorni propriamente semplici: contro l’Italia, in quel frangente, pendeva una procedura di infrazione per debito pubblico, un vero e proprio “j’accuse” nei confronti del nostro Paese retto da poco più di un anno dal governo gialloverde. Mentre a Bruxelles andava avanti la trattativa per la designazione del nuovo presidente della commissione, da Lampedusa arrivavano le immagini dello speronamento operato da Carola Rackete, comandante tedesca della nave dell’Ong tedesca Sea Watch, nei confronti di una motovedetta della Guardia di Finanza. Ulteriore pressione sull’esecutivo Lega – M5S, con l’Europa che non vedeva di buon occhio soprattutto le azioni politiche dell’allora vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ed è stato in questo contesto, come sottolineato in un articolo uscito nelle scorse ore su Italia Oggi, che si sono poste le basi per il “ribaltone” che ha visto protagonista Giuseppe Conte.

Dalla designazione di Ursula alla nascita del governo giallorosso

Come si ricorderà, è stato proprio il presidente del consiglio italiano a rivendicare un ruolo importante dell’Italia per la nomina dell’ex ministro del governo di Angela Merkel a nuovo capo della commissione europea. Un fatto politicamente inedito, almeno fino a quel momento: Conte governava con Salvini, il suo era un esecutivo considerato “populista” ed inviso alle istituzioni comunitarie, eppure il premier ha dato il benestare per l’arrivo sulla poltrona più alta della commissione del delfino della cancelliera tedesca. Non solo: poco dopo, i voti del Movimento Cinque Stelle all’europarlamento sono risultati decisivi per il via libera definitivo alla nascita della nuova commissione targata Ursula Von Der Leyen. In questo frangente si è visto il primo asse con il Partito Democratico, il quale è stato tra i primi a dare il sostegno alla designazione del nuovo presidente e, in cambio, hanno avuto il disco verde per piazzare Davide Sassoli alla guida dell’europarlamento.

Prove generali forse per quello che sarebbe accaduto in piena estate: ad inizio agosto Matteo Salvini ha annunciato la propria intenzione di uscire dal governo, con l’obiettivo di andare al voto entro pochi mesi. Un modo, secondo il leader della Lega, per capitalizzare l’ampio consenso ottenuto alle elezioni europee di maggio e provare a formare un esecutivo incentrato sul carroccio e con il resto della coalizione di centro – destra. Ma le velleità di Salvini si sono poi scontrate con quello che era già il progetto in itinere nel sottobosco parlamentare: formare una nuova maggioranza composta dal M5S e dal Partito Democratico. Il tutto mantenendo a Palazzo Chigi sempre Giuseppe Conte, forte della sua reputazione in ambito europeo e dei rapporti che è riuscito a stringere con Angela Merkel. In quei giorni anche dalla Casa Bianca sono arrivati endorsement per l’avvocato pugliese: in un tweet il presidente Usa Donald Trump si è augurato di rivedere “Giuseppi” dirigere il governo italiano. Ma la regia di questa operazione è stata tutta lungo l’asse Bruxelles – Berlino – Roma, tanto che esplicitamente l’ex presidente del consiglio Romano Prodi ha parlato di “Operazione Ursula. L’obiettivo era tornare ad avere a Palazzo Chigi un governo vicino alle posizioni comunitarie e soprattutto più incline all’asse franco – tedesco. Ed i primi di settembre Giuseppe Conte è tornato al Quirinale per giurare come presidente del consiglio e succedere a sé stesso, con questa volta però al suo fianco ministri del Partito Democratico.

Il governo del figliol prodigo

Le dichiarazioni di quelle settimane erano di un improvviso idillio ritrovato tra Roma e Bruxelles, così come tra Roma e Berlino. Nel settembre 2019 non si è mai persa occasione, in Germania così come in Francia e nelle sedi europee, di lodare il nuovo clima instauratosi in Italia con il Conte II. Si parlava, in particolare, della rinnovata collaborazione tra il governo italiano ed i partner del vecchio continente, con Angela Merkel ed il presidente francese Emmanuel Macron a fare quasi da “garanti” della nuova compagine di maggioranza. Da Berlino sono arrivati anche numerosi assist al Conte II, a partire dal fronte legato all’immigrazione. Il nuovo esecutivo infatti ha tenuto da subito un atteggiamento di maggiore apertura nei confronti delle Ong, marcando una decisa discontinuità rispetto all’operato di Matteo Salvini che, in qualità di ministro dell’Interno, ha spesso ingaggiato duelli con i membri delle organizzazioni. Il nuovo approccio del Conte II ha determinato già a settembre una prima debole ma significativa ripresa degli sbarchi, la Germania ha allora promesso all’Italia un impegno per intaccare un meccanismo automatico di ricollocamento dei migranti organizzando un apposito vertice a Malta il 23 settembre. Da quell’incontro non è poi uscito nulla di significativo ed ancora di recente sui ricollocamenti il governo ha mostrato molta confusione, ma sotto il profilo politico è apparso evidente il tentativo tedesco di “coprire” le spalle al figliol prodigo Giuseppe Conte.

Quest’ultimo, assieme alla sua nuova maggioranza, a sua volta non ha mai perso occasione per smarcarsi dal suo ex alleato Matteo Salvini. Quando ad esempio nel febbraio scorso in Senato si doveva votare sulla richiesta di processo avanzata dal tribunale dei ministri di Catania sul caso Gregoretti, il M5S ha votato contro l’ex ministro dell’Interno sottolineando come l’azione politica del segretario leghista non era concordata con i colleghi di governo grillini di allora.

Ma quanto durerà il governo Conte II?

L’immagine di figliol prodigo che ritorna ad avere buoni rapporti con l’Europa dopo l’era del governo con la Lega, almeno fino a questo è sembrata cucita in modo quasi perfetto sull’abito di Giuseppe Conte. La nascita del suo secondo governo a livello interno è stata giustificata con l’esigenza di evitare l’aumento dell’Iva, in ambito comunitario come si è visto essa invece ha risposto ad un preciso piano politico predisposto lungo l’asse Bruxelles – Berlino – Roma. Dunque, volente o nolente, Conte è comunque molto legato alle linee politiche di un’Europa che, oggi più che mai, appare politicamente ed economicamente a trazione tedesca. La domanda sorge quindi spontanea: fino a quando la permanenza a Palazzo Chigi di Conte sarà ben vista dalla Germania? E soprattutto, la durata del Conte II è direttamente legata alle volontà di Angela Merkel?

Al momento non è semplice rispondere, ma qualche elemento interessante negli ultimi giorni è emerso. Tutto ruota a quanto stabilito nell’ultimo consiglio, quello dove si è dato il via libera al recovery fund ed ai fondi da spendere per riattivare le economie dopo i disastri causati dall’emergenza coronavirus. Somme che, una volta arrivate in Italia, non daranno il via ad una fase di “spesa euforica”. L’accordo mediato dalla Germania con i cosiddetti Paesi frugali prevede riforme e vincoli importanti. Chiaro quindi che da Berlino si vorranno valutare con molta attenzione le mosse dell’Italia in tal senso. Angela Merkel osserverà molto da vicino cosa farà il suo figlio prodigo a lei politicamente legato. Se la cancelliera si fiderà ancora, allora Conte rimarrà a Palazzo Chigi. Diversamente, così come sottolineato giustamente su Italia Oggi, il passaggio dall’operazione Ursula dello scorso anno all’operazione “Angela” sarà breve. Un “blitz politico” che potrebbe prevedere un nuovo governo in sella ad un Paese che, comunque vada, ha già perso molti dei di per sé esigui margini di manovra.

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