Si amplia l’indagine condotta dal team investigativo guidato dal procuratore John Duhram e dall’Attorney general William Barr sull’operato delle agenzie federali alle origini del Russiagate: l’obiettivo dell’indagine di Washington è inoltre quello di stabilire se il nostro governo o i nostri servizi – nel periodo dei governi Renzi e Gentiloni – abbiano collaborato con i democratici per cospirare contro la campagna di Donald Trump insieme ad Australia e Regno Unito. Come riporta Fox News, Durham sta sondando una linea temporale più ampia di quanto precedentemente noto, secondo diversi funzionari dell’amministrazione Trump: il periodo preso in esame va dal 2016 – prima delle elezioni presidenziali di novembre – fino alla primavera del 2017, quando Robert Mueller viene nominato procuratore speciale per il Russiagate.

L’avvocato avrebbe inoltre ampliato la sua indagine con nuovi agenti e risorse, spiegano gli stessi funzionari a Fox News. Il procuratore Durham, detto “bulldog”, “sta raccogliendo informazioni da numerose fonti, tra cui un certo numero di Paesi stranieri. Su richiesta del procuratore generale Barr, il presidente ha contattato i Paesi stranieri (Italia, regno Unito e Australia) per chiedere loro di presentare Barr e Durham a funzionari appropriati”, ha sottolineato il portavoce del Dipartimento di giustizia Kerri Kupec. Come confermato dal premier Giuseppe Conte, il presidente del Consiglio autorizzò l’incontro tra il capo del Dis Gennaro Vecchione e William Barr per cercare “nell’interesse dell’Italia di chiarire quali fossero le informazioni degli Stati Uniti sull’operato dei nostri servizi all’epoca dei governi precedenti”.

Gli americani hanno la deposizione di Joseph Mifsud

Come riportato nei giorni scorsi, secondo quanto ricostruito da Repubblica, nei due incontri del 15 agosto e del 27 settembre a Roma William Barr e John Durahm spiegano a Vecchione due cose. La prima: vogliono che l’intelligence italiana gli dica dove si nasconde il professor Mifsud. La seconda: vogliono conferma a quelle che loro dicono essere “le prove” della mano italiana nel “complotto” contro Trump. Un funzionario dell’ambasciata americana a Roma ha confermato al Daily Beast che quella di Barr è stata una visita inaspettata e che gli americani erano particolarmente interessati da ciò che i servizi segreti italiani sapevano sul conto di Joseph Mifsud, il misterioso docente maltese al centro del Russiagate americano, colui che per primo – secondo l’inchiesta del procuratore Mueller – avrebbe rivelato a George Papadopoulos l’esistenza delle mail compromettenti su Hillary Clinton.

C’è un fatto molto importante da tenere presente, ignorato dai più: Barr e Durham hanno tra le mani la deposizione del docente maltese scomparso nel nulla da diversi mesi, dove quest’ultimo farebbe alcune rivelazioni clamorose. Ed è proprio sulla base di questa deposizione che William Barr e John Durham hanno chiesto un riscontro alla nostra intelligence. Come anticipato da IlGiornale.it, Joseph Mifsud ha fornito in estate una deposizione audio a Durham e al Congresso Usa. Secondo quanto riportato dal giornalista investigativo John Solomon su The Hill, “Mifsud era un collaboratore di vecchia data dei servizi di intelligence occidentali cui venne richiesto specificatamente dai suoi contatti alla London Center of International Law Practice (Lcilp) di incontrare Papadopoulos a pranzo a Roma a metà marzo 2016″. Solomon ha ottenuto queste informazioni direttamente dall’avvocato del professor Mifsud, Stephan Roh. Quest’ultimo spiega che l’idea di presentare il consigliere di Trump ai russi non è venuta da Papadopoulos o dalla Russia.

Mifsud era in Italia fino allo scorso marzo: chi lo protegge?

Il professore scomparso nel nulla era in Italia fino alla primavera scorsa. L’avvocato svizzero di Mifsud, Stephan Roh, ha dichiarato all’Epoch Times che il suo cliente ha vissuto fino a poco tempo fa in Italia, ma che il docente ha deciso di nascondersi di nuovo dopo la pubblicazione del rapporto finale sul Russiagate del consigliere speciale Mueller (dunque il 18 aprile 2019). L’avvocato spiega di aver perso i contatti con il suo cliente negli ultimi mesi, ma che un “amico” è stato in contatto con il professore fino a marzo-aprile, “poco prima che venisse pubblicato il rapporto Mueller”. Possibile che le autorità italiane non riescano a trovarlo? Dove si nasconde il professore?