Rodrigo Duterte non ci pensa neanche a fermare la sua personalissima guerra contro la droga. Da due anni a questa parte, il presidente delle Filippine investe la maggior parte delle risorse nella cosiddetta e controversa drug war. La droga, da queste parti, è un problema serio, talmente serio da compromettere persino l’economia. A Manila, quando si parla di sostanze stupefacenti, non si fa certo riferimento a cannabis e simili, bensì alla temibile shaboo e cristalli di ogni tipo. La pessima condizione delle slums nei dintorni della capitale, dove la disoccupazione raggiunge picchi elevati, è la cornice ideale per la promozione dello spaccio.

I numeri della drug war

Duterte ha dunque utilizzato il pugno duro. La polizia e vari gruppi paramilitari hanno letteralmente eliminato qualsiasi persona in possesso di droga. Spacciatori e consumatori di droga sono stati accomunati in nome della stessa lotta, attirando non poche critiche in merito a violazioni di diritti umani. Lo scorso gennaio Human Rights Watch ha stimato in 12mila le persone uccise da presunti squadroni della morte o da “uomini armati non identificati” dall’avvento del presidente. L’opposizione parla addirittura le quantifica addirittura in 20mila. I dati governativi parlano invece di 4200 uccisioni e 142mila arresti dall’inizio del 2016 . Duterte ha difeso le forze dell’ordine filippine, sostenendo che l’utilizzo della forza è avvenuto per autodifesa.

Il 78% dei filippini è “soddisfatto”

Ma a che punto è la guerra di Duterte? Da un punto di vista civile i numeri parlano di un massacro. La droga, tra l’altro, non ha smesso di correre ma ha semplicemente cambiato canali. Ma è pur vero che, considerando il lato politico, la drug war è stata un successo e continua a esserlo. Per molti, non avere più spacciatori e drogati in quartiere, è stato un sollievo. I sondaggi vanno proprio in questa direzione. Una delle indagini più recenti del Social Weater Stations (Sws) ha mostrato che il 78% dei filippini adulti è “soddisfatto” della campagna antidroga mossa dall’amministrazione Duterte. Soltanto il 13% si è detto “insoddisfatto”. Insomma, la guerra alla droga è a un punto morto, e spesso pare sia utilizzata per scopi personali, per togliere di mezzo rivali di ogni tipo. Ma i filippini hanno un’altra percezione.

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