I tunnel che collegano la Striscia di Gaza con l’Egitto, da anni, sono il canale con cui avviene il contrabbando tra i territori Palestinesi e il Cairo. Una via di comunicazione clandestina, tra Rafah e Gaza, che ha permesso l’ingresso di merci e armi nei territori controllati da Hamas. La fitta rete di gallerie, disseminata sotto il confine, è stata creata a partire dai primi anni 2000 e durante le escalation del conflitto israelo palestinese, ma anche nelle fasi di tregua, è stata testimone del passaggio di esplosivi, fucili, munizioni, lanciarazzi e pure medicinali e uomini.

Una realtà, quella dei tunnel, a cui Israele ha cercato di opporsi compiendo negli anni frequenti raid aerei. Come dimostrano le numerose incursioni che l’aviazione ha effettuato durante la guerra del 2008, 2009. E pure l’Egitto, in passato, ha provato a mettere un freno ai cunicoli che si diramano nel sottosuolo frontaliero avviando la costruzione di una barriera in acciaio.

Oggi però, la politica del Cairo si è fatta più restrittiva e quella lanciata da Al Sisi è una vera e propria campagna militare contro i tunnel. L’ultimo episodio eclatante infatti è avvenuto giovedì quando l’allagamento di uno di questi ha portato alla morte di sette persone.

Il governo egiziano per contrastare i collegamenti clandestini tra i due territori inonda i passaggi cercando in questo modo di bloccare il contrabbando e il transito di armi e uomini. La convinzione dell’amministrazione egiziana è quella che Hamas abbia legami con i gruppi islamisti legati al Daesh e presenti nel Sinai, e appunto per questo ha inasprito la sua battaglia contro le vie di comunicazione illegali.

Non è stato il primo episodio di allagamento, quello compiuto giovedì. Negli ultimi tre mesi infatti 12 palestinesi sono morti nei tunnel e dieci di questi erano membri del gruppo al-Qassam, braccio armato di Hamas e considerato un’organizzazione terroristica da Israele, Stati Uniti e Europa.

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