Il 5 luglio il National Health Service (Nhs) britannico ha celebrato settant’anni di storia: la sanità pubblica universale, nel Regno Unito, ha rappresentato una delle più grandi conquiste del dopoguerra e per definirla poche parole valgono quanto quelle, simboliche e significative, ad essa dedicate nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra del 2012, che presentarono l’Nhs come “l’istituzione che più di ogni altra unisce la nazione britannica”.

Mentre celebra un traguardo tanto importante, l’Nhs è tuttora centrale nel dibattito pubblico britannico. Di recente Theresa May ha promesso un incremento di 20 miliardi di sterline annue al bilancio del servizio di sanità, già forte di oltre 130 milioni di sterline e di oltre 2 milioni di dipendenti, ma le esigenze di miglioramento trascendono la sola misura contabile. I britannici, in questi tempi, chiedono un rafforzamento dello Stato sociale percepibile soprattutto nella qualità dei servizi erogati. Questo perché quanto detto all’apertura delle Olimpiadi è assolutamente vero: la sanità pubblica è un vero e proprio pilastro del Regno Unito contemporaneo e continua a essere un tema primario in sede elettorale e politica. Per capire i motivi della sua importanza, è giusto iniziare ripercorrendone la storia.

Le basi dell’Nhs: il rapporto Beveridge del 1942

Fino alla seconda guerra mondiale in Gran Bretagna i numerosi appelli per l’istituzione di un sistema di sanità pubblico, portati avanti soprattutto dai laburisti, erano caduti nel vuoto. Le basi di un cambiamento di prospettiva sono rintracciabili nel “rapporto Beveridge” del 1942: nel pieno della guerra contro Hitler, l’esecutivo di unità nazionale guidato da Winston Churchill commissionò all’economista liberale William Beveridge un’analisi sullo stato della società britannica, a cui l’interessato rispose propugnando la necessità di istituire, dopo la fine del conflitto, un sistema di welfare capace di premiare i cittadini britannici per i sacrifici sostenuti e risolvere quelli che venivano identificati come i cinque “grandi mali” della società: squallore, malattie, ignoranza, bisogno e disoccupazione.

Attlee e Bevan, i padri dell’Nhs

Quando, poco dopo la fine della guerra in Europa, il Partito Laburista guidato da Clement Attlee sconfisse i conservatori di Churchill alle elezioni generali del 1945, al numero 10 di Downing Street ci fu il passaggio del testimone tra il leader che più di ogni altro fu capace di portare Londra alla vittoria in guerra e il Primo ministro che si sarebbe dimostrato capace di “vincere la pace”: Attlee fu grande quanto Churchill, e fu capace di costruire un nuovo ordinamento sociale basato su un forte Stato sociale e su una costante presenza pubblica nell’economia.

La Gran Bretagna, uscita prostrata dalla guerra, si risollevò nel decennio tra il 1945 e il 1955 e conobbe un’ondata di riforme sociali decisive. In questo contesto si inserì, nel 1948, la fondazione dell’Nhs, che vide tra i suoi padri, assieme ad Attlee, il Ministro della Salute, il gallese Aneurin Bevan. Bevan costruì l’apparato nazionale del sistema sanitario, definì il rapporto tra istituzione nazionale e succursali locali e, soprattutto, definì i tre principi guida che ancora oggi lo animano: l’Nhs si ripropone di “incontrare i bisogni di ognuno, di erogare servizi gratuitamente e basato sul bisogno clinico, non sulla capacità economica”.

La capacità di Bevan di costruire un sistema capace di durare nel tempo e di entrare nella memoria collettiva è stata testimoniata simbolicamente da un sondaggio del 2004 in cui il Ministro di Attlee si classificò al primo posto in un sondaggio volto a stabilire il più importante personaggio gallese di tutti i tempi.

La resistenza dell’Nhs all’offensiva neoliberista

L’Nhs cambiò l’esistenza quotidiana dei britannici e ne rafforzò la qualità della vita: l’utilità pubblica della sanità non è mai stata messa in discussione, e questo fatto ha permesso all’Nhs di superare pressoché indenne anche la fase storica in cui l’eredità politica dei giganti del dopoguerra fu messa maggiormente in discussione, ovvero gli anni del governo di Margareth Thatcher, contraddistinti dall’offensiva neoliberista contro lo Stato sociale e la presenza del settore pubblico nell’economia.

Se settori come le pensioni e i trasporti ferroviari subirono violente sforbiciate, la Thatcher e il suo principale ministro economico, Nigel Lawson, non poterono mai cambiare l’impianto pubblico dell’Nhs: nonostante il Guardian abbia, nel 2016, portato alla luce dei memoriali in cui la Thatcher, privatamente, paventava una riforma radicale orientata su una struttura più simile a quella statunitense, pubblicamente la “Lady di Ferro” si guardò bene dal compiere una mossa che avrebbe messo potenzialmente a repentaglio il suo futuro politico. Dichiarando, nel 1982, che l’Nhs era “saldamente nelle mani dello Stato”, la Thatcher ne certificò di fatto la vittoria: sopravvivendo all’ondata neoliberista, la sanità pubblica era salva.

Il futuro dell’Nhs

Temprata da prove tanto importanti, la sanità pubblica britannica si trova ora di fronte a una nuova sfida: le conseguenze della Brexit. Se Theresa May punta a presentare il rifinanziamento del sistema come il “dividendo” della Brexit, il rivale laburista Jeremy Corbyn ha più volte accusato il Primo Ministro di non aver ovviato a disservizi causati da anni di tagli e di presunte “lotte agli sprechi”. Su tutto svetta la questione del personale: il Regno Unito fatica a formare un numero di medici, infermieri e tecnici tali da ovviare alla domanda ed è costretto ad ovviare con personale straniero: la tenuta di questo sistema dopo un’eventuale stretta sui visti, specie dai Paesi extraeuropei, nel dopo Brexit è ancora tutta da valutare.

Il Guardian ha di recente avviato un acceso dibattito sulle necessità dell’Nhs: secondo quanto dichiarato da Richard Horthon, direttore di The Lancet, il problema principale è che la politica britannica “continua a pensare alla sanità pubblica come a un costo”, e definendo l’Nhs “uno strumento di crescita” ha perorato una riforma basata sull’affrontamento diretto della disuguaglianza nelle condizioni di salute, portando il sistema a promuovere diffusamente la prevenzione. Un’idea che rafforzerebbe ancor di più la centralità dell’Nhs nella società britannica: segno la lunga storia della sanità pubblica, da Attlee a oggi, è destinata a continuare. L’opera di Attlee e Bevan rimane tuttora il più grande monumento britannico del Novecento.

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