Più di 600 volti della politica italiana bramano un seggio nel futuro Parlamento europeo e scaldano i motori per la corsa delle elezioni europee dell’8 e 9 giugno. Alle 20 di mercoledì primo maggio è scattata l’ora X per la presentazione delle liste elettorali. A questo punto, però, chi è della partita?
Le elezioni europee, a differenza delle politiche, prevedono l’utilizzo delle preferenze dando modo agli elettori di barrare il simbolo del partito e di esprimere il voto per un massimo di tre candidati. Tale meccanismo fa delle europee gli Hunger Games della politica nostrana dove tutti sono contro tutti in uno scontro fino all’ultima preferenza e solo 76 candidati – numero di seggi spettanti all’Italia – passeranno la frontiera d’oltralpe. Non è nemmeno un caso che cinque leader – Giorgia Meloni, Elly Schlein, Antonio Tajani, Carlo Calenda e Matteo Renzi – degli otto sedenti in Parlamento abbiano annunciato la loro discesa in campo per portare più voti al rispettivo partito, pur confermando anticipatamente o senza smentire che rimarranno a fare politica all’ombra del Colosseo a eccezione di Renzi.
47 milioni di elettori dovranno giudicare con scheda e matita gli aspiranti europarlamentari nelle cinque circoscrizioni in cui è suddivisa la penisola: Nord Ovest (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria); Nord Est (Emilia-Romagna, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia); Centro (Toscana, Umbria, Marche e Lazio); Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria); Isole (Sicilia e Sardegna). Vediamo meglio chi sono.
Fratelli d’Italia
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni guiderà le liste della sua creatura politica in tutte le circoscrizioni come annunciato dalla kermesse di Fratelli d’Italia a Pescara, chiedendo agli elettori di scrivere sulla scheda semplicemente “Giorgia”, generando il dibattito sulla legittimità della preferenza se espressa senza il cognome. A sciogliere i dubbi è stato il Viminale, specificando che tra le modalità di voto valido ci sarà anche l’utilizzo di diminutivi o soprannomi se comunicati anticipatamente all’elettorato durante la campagna elettorale. Tra i candidati che hanno fatto più discutere nelle file del partito della fiamma, c’è Vittorio Sgarbi che ha servito come sottosegretario alla Cultura nel governo Meloni fino a febbraio. Il critico d’arte si era dimesso dall’esecutivo in polemica con l’Antitrust – Autorità garante della concorrenza e del mercato – che l’aveva accusato di aver esercitato attività professionali a favore di soggetti pubblici e privati incompatibilmente con la sua carica istituzionale. Ciononostante, Sgarbi sarà della partita al Sud e ha già detto di essere “l’anti Vannacci” poiché lui si occupa di arte, mentre il generale – candidato con la Lega – di armi, rivendicando però una complementarità tra loro.
Tra chi sogna una riconferma e chi invece una prima elezione, nel Nord Ovest troviamo Carlo Fidanza, capodelegazione uscente di Fdi a Strasburgo; Giovanna Giolitti, bisnipote dello statista dell’Italia postunitaria; Giovanni Crosetto, nipote del ministro della Difesa Guido e capogruppo comunale a Torino; Vincenzo Sofo, marito di Marion Maréchal Le Pen, nipote della leader della destra francese Marine Le Pen. A Nord Est sono in competizione Guglielmo Garagnani, presidente dimissionario di Confagricoltura Bologna, e Stefano Cavedagna, portavoce della giovanile di Fdi, Gioventù Nazionale. Al Centro, il candidato di punta è Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei.
Forza Italia
Il partito fondato da Silvio Berlusconi segue lo schema di Meloni: il segretario Tajani è candidato in tutte le circoscrizioni a eccezione delle Isole dove a guidare la lista è Caterina Chinnici, volto dell’antimafia in quanto figlia del magistrato Rocco ucciso da Cosa nostra nel 1983. Il ministro degli Esteri ha giustificato la sua candidatura dichiarando: “Se i soldati non sono usciti dalla trincea, nemmeno il tenente esce dalla trincea”. Forza Italia non ha mai fatto mistero della volontà di sorpassare la Lega e non a caso Flavio Tosi, ex sindaco leghista di Verona oggi negli azzurri, ha fondato il comitato Forza Nord per riportare al centro dell’agenda la questione settentrionale tradita dalla svolta nazionale di Salvini. Questo spiega la corsa di alcuni ex leghisti nei collegi nordici a partire dallo stesso Tosi insieme a Roberto Cota, Stefania Zambelli, Silvia Piano e Marco Reguzzoni. Dopo una lunga assenza dal palcoscenico della politica, Letizia Moratti torna alla carica nel Nord Ovest candidandosi nel partito che l’ha lanciata e disconoscendo la parentesi centrista in Azione per cui era candidata alle Regionali in Lombardia. Al Centro troviamo il sottosegretario alla Farnesina Giorgio Silli, l’ex governatrice del Lazio Renata Polverini e una pasionaria della destra italiana come Alessandra Mussolini, candidata anche al Sud. Sempre nella circoscrizione meridionale è candidato il capodelegazione azzurro al Parlamento europeo, Fulvio Martusciello, insieme alle europarlamentari Lucia Vuolo e Isabella Adinolfi, mentre nelle Isole ha suscitato curiosità la presenza dell’assessore siciliano Edmondo Tamajo che ha registrato la sua candidatura con cinque soprannomi: Edmondo Tamajo detto Tamaio, detto Di Maio, detto Edy, detto Eddy.
Lega
Matteo Salvini a differenza dei suoi colleghi di coalizione ha scelto di non candidarsi, ma punta a guadagnare nuovi consensi dopo il magro 8% delle scorse politiche con il fenomeno mediatico del momento, ovvero Roberto Vannacci. Dopo la pubblicazione del suo primo libro “Il mondo al contrario”, l’ex comandante della brigata paracadutisti è diventato uno degli uomini più celebri d’Italia per le sue esternazioni politicamente scorrette su omosessuali, immigrati e recentemente anche sulle classi separate per disabili, sebbene il generale abbia detto di essere stato frainteso su quest’ultimo tema. Vannacci è candidato in tutte le circoscrizioni per rubare voti a destra di Fratelli d’Italia, ma guida le liste solo al Centro e al Sud. Il Carroccio ricandida quasi tutti gli europarlamentari uscenti come Silvia Sardone, capolista nel Nord Ovest; Paolo Borchia alla guida del Nord Est; Susanna Ceccardi al Centro e finita nel mirino della blogger Selvaggia Lucarelli che l’ha accusata di body shaming nei confronti di Elly Schlein; Aldo Patriciello, campione di preferenze nel Mezzogiorno alle europee del 2019 sotto le insegne di Forza Italia; Annalisa Tardino nelle Isole. New entry importanti sono Anna Maria Cisint, sindaca di Monfalcone (Gorizia), nota per la sua lotta contro le moschee abusive e il senatore Claudio Borghi, no euro convinto e da sempre favorevole a un ritorno della sovranità monetaria.
Partito Democratico
Elly Schlein non poteva essere da meno di Giorgia Meloni, ed ecco che anche lei si è lanciata nelle corse per le europee ma dichiarando che il suo futuro è a Montecitorio. La segretaria del Pd è capolista al Centro e alle Isole e su pressioni delle correnti interne ha rinunciato a inserire il nome nel simbolo per evitare una personalizzazione del partito. Tra i candidati, il nome che è rimbalzato di più sulla bocca di tutti è quello di Lucia Annunziata che, una volta lasciata la Rai, aveva dichiarato che non si sarebbe mai candidata alle europee, salvo poi cambiare idea. Tanti gli eurodeputati che sognano la rielezione ci sono il capodelegazione Brando Benifei e Irene Tinagli nel Nord Ovest; la politologa Elisabetta Gualmini e Alessandra Moretti nel Nord Est; la vicepresidente dell’Eurocamera Pina Picierno al Sud. Schlein ha cercato di candidare alcuni dei suoi fedelissimi come la responsabile ambiente del Pd Annalisa Corrado, il paladino dei diritti LGBT Alessandro Zan, l’ex governatore del Lazio Nicola Zingaretti, la sardina Jasmine Cristallo, il giornalista Sandro Ruotolo ed Eleonora Evi, ex portavoce di Europa Verde e che ha accusato il leader Angelo Bonelli di patriarcato. Come contrappeso, nel Nord Est è stato candidato il leader della minoranza di centro Stefano Bonaccini che, se eletto, lascerà la presidenza della Regione Emilia-Romagna. Per la componente centrista troviamo nel Nord Ovest l’ex deputato Emanuele Fiano e Fabio Pizzul, figlio del telecronista sportivo Bruno, mentre al Centro c’è la habitué dei salotti televisivi Alessia Morani. Schlein ha voluto anche puntare su candidati pacifisti, non senza polemiche con l’ala più leale a Kiev facente capo a Bonaccini, come Cecilia Strada – ex presidente di Emergency – e di Marco Tarquinio, ex direttore di Avvenire, contrario all’invio di armi in Ucraina ma anche all’aborto, definendolo “non un diritto, ma una tragedia”. Tanti i sindaci che a giugno termineranno il loro secondo mandato, quindi non più ricandidabili, e sono alla ricerca di un posto al sole a Strasburgo: Giorgio Gori, Dario Nardella, Matteo Ricci e Antonio Decaro.
Movimento 5 stelle
Giuseppe Conte è l’altro leader che insieme a Salvini ha scelto di non candidarsi, ma nella circoscrizione meridionale in cui il movimento dovrebbe raccogliere più consensi, il capolista è Pasquale Tridico, ex presidente dell’Istituto nazionale di previdenza sociale. Tridico è stato nominato a capo dell’Inps nel 2019 proprio dal governo Conte e ha sempre sostenuto la bontà del reddito di cittadinanza, ma nel biennio della pandemia è stato oggetto di critiche per i ritardi nell’erogazione della cassa integrazione e di altri sussidi. Nell’Italia centrale e insulare a guidare le liste ci sono due esponenti della società civile, ovvero l’ex calciatrice Carolina Morace e Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi in Sicilia dal 2013 al 2018. È della partita nel Nord Ovest anche il giornalista Gaetano Pedullà, fondatore del quotidiano La Notizia, da sempre vicino al M5S di marca contiana, mentre le parlamentari uscenti Maria Angela Danzì e Sabrina Pignedoli guidano le liste dell’Italia nordoccidentale e orientale.
Stati Uniti d’Europa e Azione
I forti attriti tra Matteo Renzi e Carlo Calenda hanno impedito che ci fosse una lista di scopo unitaria sotto le insegne di Renew Europe, il gruppo centrista al parlamento Ue che accoglie sia Italia Viva che Azione. Ciononostante, Renzi ha voluto dare vita alla lista Stati Uniti d’Europa che raccogliesse tutte le sigle dichiaratamente europeiste come Italia Viva, +Europa, il Partito Socialista Italiano, i LibDem Europei; il partito paneuropeo di Volt e Italia C’è. L’ex premier è candidato in tutte le circoscrizioni a eccezione del Nord Est e ha dichiarato che se risultasse eletto lascerebbe Palazzo Madama per volare in Europa, annunciando azioni legali contro Lilli Gruber, anchorwoman di La7, che ha sostenuto il contrario. Altri candidati di punta sono Emma Bonino, capolista nel Nord Ovest e seconda al Centro, il segretario del Psi Enzo Maraio che guida le liste al Sud dove corrono anche l’ex ministra renziana Teresa Bellanova e Sandra Lonardo, moglie del più volte ministro Clemente Mastella. Capolista nel Nord Est è Graham Watson, politico britannico con cittadinanza italiana che è stato presidente dei liberali europei dal 2011 al 2015, mentre nelle Isole l’attivista radicale per i diritti dei detenuti Rita Bernardini. Dal mondo dello spettacolo arriva Alessandro Cecchi Paone che ha già tentato l’elezione a Strasburgo nel 2004 e nel 2014 con Forza Italia, ma senza successo.
Azione ha deciso di correre in solitaria e dopo l’annuncio della discesa in campo di Meloni, Calenda ha annunciato la sua candidatura in tutte le circoscrizioni insieme alla sua vice, Elena Bonetti, nonostante avesse dichiarato: “Se si candida chi sa già di non andare in Europa, è uno svilimento degli elettori. È una presa in giro degli elettori. Allora perché io devo prendere in giro gli elettori?”. Nelle liste elettorali ci sono i nomi di tanti rappresentanti della delle istituzioni non politiche come Cuno Tarfusser, ex giudice della Corte Penale internazionale dell’Aja e che di recente ha riaperto il caso di Erba, e il generale Vincenzo Camporini, estremamente critico sulle attività editoriali di Vannacci. Candidati politici sono Alessio D’Amato (Centro), ex assessore al Welfare nel Lazio, l’ex presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella (Sud) e l’ex sindaco grillino di Parma Federico Pizzarotti (Nord Est).
Alleanza Verdi – Sinistra
La formazione capeggiata da Bonelli e Fratoianni ha destato un certo interesse per la candidatura nel Nord Ovest di un personaggio fortemente divisivo come Ilaria Salis. L’insegnante 39enne è assurta agli onori della cronaca dopo che sono circolate immagini che la immortalano scortata nel tribunale di Budapest con catene e manette. Salis, militante di estrema sinistra e con quattro condanne all’attivo, è reclusa in Ungheria dal febbraio 2023 con l’accusa di aver picchiato dei neonazisti e finora il tribunale magiaro le ha sempre negato gli arresti domiciliari, ma con l’eventuale elezione al Parlamento europeo si è pensato di garantirle l’immunità e di poterla fare rientrare in Italia.
Alleanza Verdi Sinistra candida anche due ex sindaci un tempo iscritti al Pd come Ignazio Marino, capolista al Centro, e Leoluca Orlando nelle Isole. A guidare le liste al Sud è Mimmo Lucano, sindaco di Riace per tre mandati, noto per le sue battaglie pro immigrati e condannato dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria a un anno e sei mesi per abuso d’ufficio. Lucano si è detto orgoglioso della candidatura della Salis e che siano due “fuorilegge”, per ciò che è, dal suo punto di vista, una giusta causa. Gli elettori del Centro potranno scrivere sulle schede anche il nome di Christian Raimo, insegnante e scrittore che, proprio a proposito del caso Salis, ha detto che i “neonazisti che vanno picchiati”.
Altre formazioni non presenti in parlamento partecipano alla tornata elettorale, ma solo la lista Libertà del sindaco di Taormina Cateno De Luca è presente in tutta Italia, mentre altre solo in alcune circoscrizioni a causa di un problema di raccolta firme: Pace, Terra e Dignità di Michele Santoro non sarebbe presente nell’Italia nordoccidentale e insulare; Democrazia sovrana e popolare di Marco Rizzo sarà sulle schede elettorali solo nel Centro; Alternativa popolare del ruspante sindaco di Terni Stefano Bandecchi sarà della partita solo al Sud e nell’Italia centrale, a meno che i ricorsi presentati dallo stesso Bandecchi non abbiano successo. La sera del 9 giugno capiremo chi ci rappresenterà in Europa e quale potrebbe essere il futuro dell’Unione.

