Il fronte nord, per Israele, non è solamente quello libanese. È anche quello delle alture del Golan, strappate alla Siria nel 1967. A pochi chilometri da qui, infatti, sono presenti le forze sciite legate all’Iran. Una minaccia che Israele non può tollerare, tanto che l’amministrazione Netanyahu avrebbe cercato in tutti i modi di boicottare la tregua in Siria sponsorizzata da Stati Uniti e Russia. 

Secondo quanto riporta il Jerusalem Post, il gabinetto di sicurezza di Israele si sarebbe riunito più volte in questi ultimi giorni per discutere degli sviluppi al confine settentrionale. L’obiettivo è il “day after”, ovvero il giorno in cui verrà ufficializzata la vittoria di Bashar al Assad in Siria. Una vittoria resa possibile sia dall’intervento russo che da quello iraniano. Che ora si sono guadagnati il diritto di dirigere, in un modo o nell’altro, la politica siriana.

E l’unione di un fronte a nord, compreso tra Siria e Libano, non deve stupire. Lo stesso ministro della Difesa israeliano Avigdor Liberman  lo aveva ipotizzato lo scorso ottobre. Secondo le stime diffuse dal Jerusalem Post, al fianco di Damasco ci sarebbero almeno 10mila combattenti sciiti più 80mila miliziani di Hezbollah (un numero decisamente molto alto e difficile da verificare, dato che lo stesso Partito di Dio si rifiuta di fornire i dati dei suoi uomini impiegati al fianco del regime). Questi militari hanno combattuto senza sosta per sette anni. Hanno potuto addestrarsi e conoscere le ultime tecniche di guerra. Da volontari sono diventati soldati professionisti. 

Lo stesso capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, Gadi Eisenkot, ha affermato che i Pasdaran iraniani starebbero cercando di allargare la propria sfera di influenza in Libano, Siria, Yemen, Barhein e anche nella Striscia di Gaza.

E pure il primo ministro Benjamin Netanyahu è tornato oggi su questo argomento dicendo che Tel Aviv è determinata a non permettere all’Iran di trasformare la Siria in una base militare. Lo riporta il Times of Israel

Israele colpisce un deposito di armi in Siria

E proprio in base a queste informazioni, andrebbe letto l’attacco con jet e missili terra-terra che questa notte Israele ha compiuto ai danni di un deposito di armi non lontano da Damasco. Secondo un comunicato diffuso dall’esercito siriano, l’attacco sarebbe iniziato alle 2.40 di questa mattina con il lancio di diversi missili da parte di Tel Aviv, seguito da altri due missili lanciati alle 3.04 e da altri quattro alle 4.14. L’aviazione siriana sarebbe riuscita ad abbattere un missile mentre gli altri sarebbero caduti su una base militare dell’esercito di Damasco causando danni materiali. 

Israele sa che la partita in Siria si è ormai conclusa e che i suoi nemici ne sono usciti più forti. Ed è questa la sfida più grande da affrontare ora. 

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