La sorpresa è il sentimento che ha accomunato la maggior parte degli iraniani quando sui telegiornali è apparsa la notizia che in molte città del Paese erano in corso manifestazioni anti governative. Al contrario di quello che spesso si è detto i primi a essere sorpresi sono stati gli studenti e i laici che di solito guidano le proteste nel Paese. Infatti inizialmente delle manifestazioni non ne sapevano nulla. Anzi i commenti più diffusi erano che, non solamente non erano loro ad averle volute, ma che apparivano fin troppo organizzate per essere spontanee. La maggior parte degli studenti ha quindi preferito aspettare a scendere in piazza per capire chi c’era dietro. Infatti solamente pochi mesi fa avevano votato in massa per Rohani ed era troppo presto per accusarlo di aver fallito. Anche perché lo hanno votato in moltissimi turandosi il naso pur di non mettere a rischio l’accordo sul nucleare. Inoltre le persone scese in piazza non sembravano proprio degli studenti laici, ma piuttosto dei conservatori. Ecco che da subito è circolata la voce che dietro le sorprendenti proteste ci fosse l’ala destra del regime che voleva mettere in crisi il nuovo governo.
Si è sussurrato che fosse l’ex presidente Ahmadinejad, attualmente sotto processo e secondo le ultime voci, arrestato per “incitamento alla rivolta”, che voleva minacciare il governo e Khamenei. Altri ancora, come l’ex sindaco di Teheran, Karbaschi, hanno fatto allusioni sul possibile coinvolgimento dell’ayatollah di Mashad, Alam Hoda, che controlla il potentissimo ente di “beneficenza”, “Astan Quds Razavi”. L’associazione caritatevole, legata anche all’ex candidato presidenziale conservatore Ebrahim Raisi, non solo è potentissima e ha interessi in molti rami dell’economia, ma non paga alcuna tassa sui tanti profitti che fa. Il governo di Rohani ha tentato di tassarla, ma senza esito per ora. Questo secondo molti osservatori, avrebbe spinto l’ayatollah conservatore a indebolire il governo di Rohani per dare un segnale forte al leader supremo Khamenei che finora lo ha appoggiato. Altri ancora hanno sussurrato che l’ala destra del regime si stia preparando alla successione di Khamenei che è anziano e malato di cancro.
Certamente è un fatto nuovo che le proteste nascano dalla parte più conservatrice del regime che sta provando davvero di tutto per far naufragare l’accordo sul nucleare, trovandosi così paradossalmente d’accordo con Donald Trump e Benjamin Netanyahu.
Certamente poi quando si accende una miccia in un Paese in cui solamente meno del trenta per cento della popolazione appoggia la Repubblica Islamica e dove la crisi economica si fa sentire eccome, non si sa mai dove si va a finire. Ecco perché per alcuni giorni fa i conservatori sembravano aver perso il controllo delle proteste e in molti ne hanno approfittato per mostrare la loro rabbia e bruciare immagini di Khamenei.
Per questa volta sembra che le varie anime che si oppongono al regime, laici, sciiti che non accettano l’accentramento dell’interpretazione del Corano creata dalla Repubblica Islamica, sunniti, azeri, sufi, tribù nomadi e Bahai non abbiano ceduto alle sirene della protesta. Lo hanno fatto solamente alcuni, proprio perché la maggioranza ha sentito che dietro alle manifestazioni vi fosse un gioco di potere della frangia destra del regime.
Il governo negli ultimi mesi aveva eliminato molti sussidi e alzato i prezzi, per tagliare il debito. Per farlo aveva sperato che la ripresa economica dopo l’allentamento delle sanzioni avrebbe lenito le sofferenze del popolo per l’aumento dei prezzi. Speranza che non si è avverata.
Dopo le proteste il governo è corso ai ripari, abbassando di nuovo il prezzo di alcuni beni di prima necessità, tra cui quello delle uova che è stato abbassato di un quarto, dopo che era salito vertiginosamente nelle settimane precedenti. Khameini ha comunque anche messo in guardia la sinistra dall’unirsi alla rivolta arrestando in modo preventivo centinaia di ragazzi a Teheran e in altre città. Però non si può dire che la maggior parte dei tantissimi laici che vivono nella megalopoli iraniana, che conta più di 13 milioni di abitanti nella sua area metropolitana, si sia unita alle proteste.
Va però detto che la rabbia nel paese è davvero tanta e che le persone che si sentono messe ai margini del sistema della Repubblica Islamica per motivi religiosi, civili, culturali o economici, sono troppe, se non maggioritarie. Quindi la miccia si potrebbe riaccendere se il governo non trovasse un modo per coinvolgerle o far ripartire l’economia. Anche i nemici esterni dell’Iran, spaventati per l’aumento della sua influenza nei paesi arabi, non aspetta altro che soffiare sulle braci ardenti nascoste sotto le mille contraddizioni della Repubblica Islamica. Solamente il tempo dirà se il presidente Rohani e il leader supremo Khameini riusciranno a ridurre lo scontento nel paese e far aumentare le persone che si sentono parte del sistema o no.
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