Un narco-stato che vive e si alimenta di narcoterrorismo. E dove la ricchezza enorme derivata dal petrolio adesso è solo un lontano ricordo. Parlano così, del “loro” Venezuela agli Occhi della Guerra alcuni dei più importanti fuoriusciti rifugiatisi da qualche anno nella vicina Florida da dove cercano adesso di denunciare presso il governo Usa tutto quello che sanno sul regime corrotto di Chávez prima e di Maduro adesso.

E se il loro background è diverso, Mario Ivan Carratù Molina è un vice Ammiraglio, già comandante della Casa Militar durante la presidenza di Carlos Andrés Pérez, quella prima di Chávez per intenderci mentre Alberto Franceschi è tra i fondatori del partito socialista venezuelano dei lavoratori e già deputato eletto alla Costituente del 1999, su una cosa i due sono d’accordo. Il loro Venezuela, così come è adesso, oltre ad essere un paese sull’orlo di una crisi umanitaria senza precedenti rischia di trasformarsi presto in una bomba pericolosissima per tutta l’America Latina e, soprattutto, per i vicini Stati Uniti. “Una miscela incandescente a base di cocaina e radicalismo islamico complice un governo non spettatore passivo ma esso stesso protagonista del business criminale del narcotraffico” spiegano.

A confermare la denuncia dei due illustri venezuelani anche la Dea e il Dipartimento del Tesoro Usa. Che ha formalmente accusato di essere narcotrafficanti personaggi cruciali del governo venezuelano attuale. Primo nella lista nientedimeno che il vice presidente Tareck El Aissami. Gli sono stati congelati oltre tre miliardi di dollari e due aerei utilizzati per trasportare la cocaina dal Venezuela agli Stati Uniti, quantitativi enormi, secondo le stime 5mila kg al giorno. 42 anni Tarek el Aissami è diventato il simbolo di questo Venezuela ormai consegnato alla criminalità organizzata transnazionale. Oltre ad essere un “grande narcotrafficante” (parola del Tesoro Usa), infatti, el Aissami è collegato ad Hezbollah che ha sempre favorito nel riciclaggio e nei documenti falsi.

“E poi c’è Diosdato Cabello, ex presidente dell’Assemblea Nazionale” spiega Franceschi. “È il numero due di Chávez e vicepresidente del PSUV. È il vero stratega della fitta rete di riciclaggio attraverso banche e società controllate dal regime. Ci sono ampie prove per giustificare che sia una delle teste se non la testa del cartello de Los Soles. Il cartello prenderebbe il nome proprio dalle mostrine delle alte gerarchie militari venezuelane.coinvolte”. Accuse tutte rispedite al mittente da Cabello che ha anche dichiarato di essere “addolorato” perché non ha ricevuto “neanche una parola di scuse”. E invece a scusarsi dovrebbe essere proprio lui, soprattutto con i poveri che hanno sperato in lui e nel socialismo bolivariano per vedersi finalmente riconosciuta una possibilità di riscatto. “Infine – aggiunge Carratù Molina – ci sono i nipoti del presidente Maduro arrestati nel 2015 ad Haiti con 800 kg di cocaina che volevano far entrare negli Stati Uniti”.

Ma da dove arriva la cocaina visto che il Venezuela non risulta paese produttore? L’ex deputato Franceschi racconta così quello che da anni viene denunciato. “Le Farc – spiega – ‘Le forze armate rivoluzionarie della Colombia’- grazie a Chávez controllano ormai qualcosa come mezzo milione di kmq di territorio venezuelano. Qui hanno installato le loro rotte protette anche dai nostri militari che poi si spartiscono i profitti. Dal Venezuela la droga poi raggiunge gli Stati Uniti via America Centrale e Europa attraverso l’Africa occidentale e il Maghreb”.

Ed è proprio questa rotta che apre ancora di più le porte al radicalismo islamico. “In realtà è dall’era Chávez che l’Iran ha letteralmente invaso il Venezuela per aggirare le sanzioni internazionali sul nucleare – spiega Mario Ivan Carratù Molina – perché siamo ricchi di uranio. Così negli anni Hezbollah si è fatto sempre più presente sul nostro territorio arrivando a dedicarsi anche al narcotraffico per finanziare la sua attività terroristica”.

Ma la rotta africana adesso apre scenari e alleanze nuove come quella con al-Qaeda del Maghreb e con lo stato islamico. “Il narcotraffico sta vincendo sull’ideologia, anche religiosa – chiariscono sia Franceschi che Carratù Molina – una bomba che potremmo pagare tutti a caro prezzo”.

Articolo di Paolo Manzo